



La
definizione classica del vampiro č quella che lo identifica
nello spirito di una persona defunta o nel suo cadavere,
rianimato dal proprio spirito o da un demone, ritornato per
tormentare l'esistenza dei vivi, privandoli del proprio sangue o
di un qualche loro organo essenziale, per aumentare la propria
vitalitą. Questo contribuisce a formare un aspetto particolare
della credenza, secondo cui, gli spettri o gli spiriti, mandati
da streghe e stregoni, possono arrecare
danni alle persone vive in vari modi, o causare loro malattie e
morte. Nella tradizione popolare, il vampiro č molto spesso
colui che č morto prematuramente, in maniera violenta, o la cui
vita ultraterrena č infelice, streghe e stregoni, lupi mannari,
eretici, progenie illegittima di genitori a loro volta bastardi,
chiunque sia stato ucciso da un vampiro e altri reietti. Il
sangue, ritenuto sede e veicolo di vita, assume il valore
sacrale di prolungamento della vita stessa: per questo motivo si
pensava che gli spettri o i vampiri si affannassero a
procurarselo, come ci viene attestato dal noto episodio omerico
in cui Ulisse sacrifica pecore alle ombre dei morti, che deve
tenere lontano con la spada, per non farle avvicinare al sangue
prima di aver interrogato Tiresia: «E quando con voti e con
suppliche le stirpi dei morti ebbi invocato, prendendo le bestie
tagliai loro la gola sopra la fossa: scorreva sangue nero
fumante. S'affollarono fuori dall'Erebo l'anime dei travolti da
morte... ma io, la spada affilata dalla coscia sguainando,
sedevo e non lasciavo le teste esangui dei morti avvicinarsi al
sangue, prima che interrogassi Tiresia».
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