L\\\'ALTRO DIO SCONOSCIUTO

L///'altro Dio sconosciuto

  

Un racconto filosofico-dialogico

di Vincenzo Poma

1° Capitolo

Dialogo tra un Prete e un Filosofo

Prete. Dunque lei sostiene la tesi che esiste un Dio che la Chiesa non ha mai fatto conoscere ai credenti; un Dio che verrebbe tenuto nascosto al genere umano per paura che si scatenino terremoti politico-religiosi in grado di sconvolgere la vita sociale fin nei suoi più profondi fondamenti. Si rende conto di quello che può significare e implicare il suo pensiero? Su quali basi è fondata questa sua teoria ovviamente eretica?

Filosofo. La mia teoria è fondata su un ragionamento all’apparenza infantile. In sostanza, ritengo assiomatico che un Dio che si rispetti, in quanto come ritenevano i greci Perfetto e Autosufficiente, non ha alcun bisogno di porre in essere una creazione di cui debba pentirsi. E che Dio, il nostro Dio, se ne sia pentito è sotto gli occhi di tutti, dacchè ci raccontano da venti secoli la favola dell’invio di Gesù come riparatore dei nostri peccati, dei peccati insomma commessi in seguito alla creazione.

Prete. E chi sarebbe l’autore di simile creazione?

Filosofo. Rispondere a questa domanda non è così semplice come potrebbe apparire ad un primo superficiale esame. Ad ogni modo io sostengo la tesi che l’uomo, fin dall’antichità dell’immediato nascente cristianesimo, abbia commesso l’esiziale errore di credere che Jahvè (che, si badi bene, è un Dio profondamente ebraico e nient’affatto universale) sia l’unico Dio, il creatore unico di tutto quello che esiste. Niente è così lontano dall’idea di un Dio Buono della tesi secondo cui questo Dio rappresenti la Bontà Assoluta. Un Dio che pone in essere le sue creature per affidarle in mano alla morte e alla sofferenza non può mai definirsi un Dio, sebbene qualcosa d’altro che non desidero neppure pronunciare.

Prete. La prego, esprima meglio questo suo delicatissimo punto di vista.

Filosofo. Allora, se stabiliamo in partenza che Dio sia un essere Buono e Santo, dobbiamo parimenti affermare che la sua creazione non risponde affatto a queste sue presunte caratteristiche, sembrando pacifico che il mondo è un luogo di perdizione da cui non si esce se non con la morte. Dunque, ammessa come apodittica questa constatazione difficilmente contrastabile, la risultanza filosofica non può che essere la rivelazione lapalissiana che l’autore di simile costruzione materiale non può assolutamente definirsi né Buono e né tantomeno Santo.

Prete. Come definirlo, allora?

Filosofo. Semplicemente quello che è o meglio quello che appare: un Essere dotato di poteri creazionali e forse a suo modo onnipotente che pone in vita un universo cosmico dove la santità e la bontà rappresentano solo una parvenza spettrale del loro significato più intimo e dove in sostanza queste altissime qualità trovano spazio soltanto nell’immaginazione umana.

Prete. Si spieghi meglio.

Filosofo. Non è facile, ma mi ci proverò lo stesso. Innanzitutto bisogna fare due distinti ragionamenti, alla maniera degli antichi filosofi greci che identificavano nella fisica e nella metafisica i principali campi dell’indagine intellettuale. Allorché restiamo nell’ambito fisico, non possiamo non constatare l’assoluta manchevolezza di un vero supporto spirituale ad una Natura che nonostante tutto segue impunemente nel suo corso di nascita, distruzione e morte di tutte le sue creature vegetali, animali e umane. Se poi facciamo un salto qualitativo e ci innalziamo col pensiero in tutto ciò che esula da tale concetto di Natura, scorgiamo un mondo parallelo che sembra non aver nulla a che fare con la sua spietata esistenza. Un mondo fatto di sogni e riflessioni profondamente in contrasto con questa nostra vita. Dunque, appare logico sostenere l’ipotesi o meglio la Verità che esiste una dimensione dell’essere completamente sganciata dalla vita materiale, checché ne dicano i sostenitori dell’unicità e indivisibilità di tutte le manifestazioni del creato. Se non fosse così non si spiegherebbero tutte le terribili eresie sorte in seguito alla nascita del cristianesimo.

Prete. Non capisco cosa c’entri quest’ultimo argomento.

Filosofo. C’entra, eccome se c’entra. Già subito dopo la morte di Gesù si scatenarono terribili discussioni filosofiche in merito alla sua natura e al suo vero messaggio. Alcuni sostennero che si trattava di una figura profondamente umana apparsa sulla terra del tutto naturalmente come nasce chiunque dal ventre materno, pur ammettendone il carattere di straordinario messaggero annunciatore di una moralità universale indelebile. Altri ne misero in dubbio persino l’esistenza, sostenendo l’ipotesi che si era trattato di un personaggio tratto da leggende e rimaneggiamenti romanzeschi. Altri ancora lo denigrarono affermando che in fondo non aveva apportato alcun miglioramento alla vita umana, essendosi limitato all’enunciazione di una serie di dettami già più volte proclamati da altri profeti e illuminati, molti addirittura arrivarono a pensare che grazie a lui era sorta una religione falsa basata nientemeno sul suo sfruttamento economico-politico, tesi questa nient’affatto peregrina se si pensa l’uso che ne fece l’Imperatore Costantino, allorché credette bene inglobarne parte dei significati all’interno di un paganesimo ancora abbastanza forte seppure scalfito dalla predicazione dei primi cristiani nell’Urbe e nel resto delle terre sotto dominazione romana, un’infiltrazione esiziale che avrebbe privato il cristianesimo della sua linfa vitale e originaria. Come vede, le interpretazioni della figura di Gesù e del suo annuncio di pace e di amore sono tantissime ed evidentemente confuse e contraddittorie. Ma io desidero scartare tutte queste precedenti esegesi e passare all’esame severo dell’unica che mi sembra più attinente alla materia in esame, un’idea che non ho alcuno scrupolo a definire eretica, ma che comunque è stata così soverchiante per tanti lunghissimi secoli da avere rappresentato per il nascente cristianesimo il principale nemico mortale, un’impostazione che tuttora (dopo le tante carneficine del medioevo, in cui si era assistito specialmente con i Catari e con i Templari ad un suo pericoloso revival) è ben lungi dall’essere scomparsa. Mi riferisco appunto alla sua iniziale enunciazione, quando lei ha dichiarato giustamente che secondo il mio punto di vista esisterebbe, oltre al Dio in cui abbiamo sempre creduto ciecamente, un altro Dio Supremamente Sconosciuto che è stato infatti di proposito gelosamente tenuto nascosto ai popoli.

Prete. Sì, si tratta del punto nodale che desidererei comprendere meglio, sempre che lei ci riesca.

Filosofo. Cercherò di fare del mio meglio per esaudire questa sua giusta richiesta. Per la buona riuscita di questo compito, prima di ogni altra cosa, bisogna spazzare ogni dubbio su ciò che debba intendersi quando Gesù parla di Dio definendolo “Padre”. E’ abbastanza evidente, secondo il mio modesto parere, che allorché il predicatore palestinese definiva in questo modo Dio non si stava riferendo certo a Jahvè, le cui caratteristiche palesate nel Vecchio Testamento sono quanto meno inquietanti per non dire lugubri, specie se andiamo a rileggerci alcuni passi spaventosi di questo libro intimamente ebraico in cui egli si fa paladino addirittura di guerre e violenze incredibili per un essere divino e addirittura, questo segnatamente nel capitolo dedicato alla figura forse leggendaria ma comunque simbolica di Giobbe, sembra che intrattenga relazioni speciali e conturbanti perfino con Satana, allorché viene scritto che il Nemico, improvvisamente, compare senza essere invitato nella reggia di Dio per chiedergli di mettere alla prova il suo fedele servitore, appunto Giobbe, la quale circostanza, quantomeno, ci fa comprendere che forse questo Jahvè non era neppure in grado di impedire al suo Nemico di irrompere impunemente nel proprio dominio, per non parlare del dettaglio più deprimente del preteso Libro Sacro, dove viene inconcepibilmente descritta la famosa parabola del peccato originale stranamente cagionato dall’esistenza dell’albero del Bene e del Male piantato nell’Eden proprio da Dio per tentare l’innocenza di Adamo ed Eva. Risulta evidente da questa analisi che un Dio di tal fatta non può assolutamente arrogarsi il titolo di “Padre” e che dunque, per conseguenza logica inattaccabile, quando Gesù lo definiva in questa maniera si stava riferendo chiaramente ad una Divinità totalmente sconosciuta alle masse palestinesi, l’Altro Dio della cui esistenza rimango quanto mai convinto. Il fatto che sia stato ucciso e crocifisso rappresenta poi la dimostrazione più lampante della veridicità delle mie credenze e convinzioni; del resto, in un passo capitale del Vangelo di Giovanni, è presente un discorso di Gesù in cui Egli dice che non è venuto al mondo per salvare quelli che ad esso appartengono, sebbene per quelli che in lui credono, senza dimenticare che in un altro passo dello stesso Vangelo Egli dichiara, in verità con un linguaggio simbolico ma comunque molto ma molto inquietante, che “il mondo non può ricevere lo Spirito di Verità, perché non lo vede e non lo conosce.” Sempre in questo delicato Vangelo compare spesso un’asserzione di Gesù quanto meno allarmante, sovente poco approfondita dagli esegeti del moderno cristianesimo: “Voi siete di quaggiù, io sono di lassù, voi siete di questo mondo, io non sono di questo mondo.” Ultimamente, poi, sono rimasto alquanto sbalordito da una scena conturbante del recente film di Mel Gibson La Passione di Cristo, nella quale Questi, mentre pregava il “Padre” nell’orto di Getsemani, si sente rispondere dal Maligno: “Chi è tuo Padre? Dov’è?”. E’ comunque sicuro che un simile intervento di Satana non esiste in alcun Vangelo riconosciuto dalla Chiesa, ad ogni modo mi chiedo da chi Mel Gibson abbia tratto questa interrogazione insolita e sorprendente, che dimostra addirittura che Satana non sapeva neppure dell’esistenza del Dio-Padre a cui si stava rivolgendo il Nazareno. Con tutto ciò voglio dire che risulta abbastanza logico sostenere che la Chiesa, forse, non ha studiato a sufficienza il Vangelo, poiché in caso contrario si sarebbe resa conto che in esso sono presenti alcune dichiarazioni quanto meno allarmanti che alludono chiaramente all’esistenza di un Dio nascosto che essa ha fatto di tutto per soffocare, e la sanguinosa crociata anticatara ne è una dimostrazione lampante, perché anche questi eretici erano convinti di quanto io credo attualmente.

Prete. Non riesco a seguirla bene. Dunque, se non sbaglio, lei sostiene che Gesù, quando parlava di Dio, alludeva non a Jahvè o ad un qualunque Creatore, sebbene ad un Dio-Padre illeso da qualsiasi colpa creazionale che se ne starebbe nella pace assoluta del suo Spirito Sovrano e Incontaminato. In sostanza, se questo Dio Sconosciuto se ne sta in una dimensione del tutto refrattaria alla vita materiale e se ne distacca totalmente visto che non ne è l’artefice, come mai allora noi uomini siamo in grado di discuterne? Come mai la sua idea è pervenuta fino a noi, esseri minuscoli creati e impastati di fango e putredine? E come mai, se questo Dio-Altro si è fatto strada nei secoli fino a giungere fino ai nostri giorni, potremmo mai definirlo divergente, distaccato o disinteressato, visto che interviene pesantemente nelle discussioni filosofiche come quella che stiamo intrattenendo? Se fosse così Sconosciuto, non dovrebbe essere difficilissimo individuarne l’esistenza? Credo che siano interrogativi molto ma molto gravosi da affrontare e lontanamente risolvere.

Filosofo. Debbo ammettere che quello che lei dice ha un qualche fondamento difficile da scalfire. Ad ogni modo, anche il fatto che se ne discute non conta molto, nel senso che pur riuscendo a individuarlo con il nostro intelletto, quale conseguenza comportamentale ne ricaviamo? Vuole saperlo? Nessuna, poiché nonostante tutto la nostra vita prosegue seguendo i soliti binari del Male e della Menzogna, la stessa cosa che in definitiva è successa con il messaggio di Gesù, annacquato e reso devitalizzato perché probabilmente in forte contrasto con le Direttive Supreme di Satana, creatore e reggitore assoluto e spietato di questo sistema di vuota, assurda e luttuosa esistenza.

Prete. Mi scusi, ma qui c’è qualcosa che non quadra. In sostanza, lei ammette che il mondo è stato creato da Satana e in secondo luogo afferma parimenti un intervento di carattere spirituale-salvifico da parte di questo Dio Nascosto. Ora, due sono le conseguenze: o il mondo è la sede del Male e quindi il Dio Sconosciuto non può farci proprio nulla, oppure bisogna dare per scontato che questo secondo Dio interviene pesantemente nelle faccende mondane per contrastarne le direttive maligne. Nel primo caso, pertanto, essendo il mondo dominio assoluto del Maligno, il Dio di cui le ipotizza l’esistenza risulterebbe soltanto un’ipotesi del tutto fantastica e comunque molto aderente alla sostanza della creazione a suo dire di origine diabolica, nel senso che anche lo Spirito ne sarebbe un’emanazione diretta e intrinseca, ma allora in questo caso l’Autore dell’Universo avrebbe in sé, contemporaneamente e incomprensibilmente due caratteristiche, quella di essere Bene e Male contemporaneamente. Questa è la prima contraddizione. Nel secondo caso, infine, poiché si ammette che il Dio-Spirito interviene nel mondo per cambiarne in meglio la natura demoniaca, ne viene fuori la conseguenza che allora questo Dio non è affatto Sconosciuto o tenuto segretamente nascosto, perché se ne parla e ne stiamo discutendo diffusamente. Come intende dirimere queste contraddizioni?

Filosofo. Per dirimere come dice lei queste contraddizioni bisogna avviarsi a fare un sottile ragionamento. In primis, io nego recisamente che il mio Dio sia mai intervenuto nel mondo. Non dico però che l’intelletto umano non possa elevarsi quel poco bastante per intravederne uno spiraglio seppure di luce soffusa e incomparabilmente distante e praticamente irraggiungibile, perché evidentemente le due dimensioni esistono separate ma non tanto che la mente umana sia condannata a precludersi l’immaginazione dell’altra essenza spirituale. In secondo luogo le faccio presente che bisogna rendersi conto che il concetto che noi abbiamo del Bene è quanto di più umano si possa immaginare. Il Bene di cui a volte noi ci sciacquiamo la bocca non è affatto la Gioia, la Salute, l’Amore, la Carità, la Bontà eccetera, questi sono parametri che aderiscono alla perfezione ai dettami del Creatore diabolico di questo mondo, nel senso che esistono per una sorta di bilanciamento temporaneo e oserei dire palliativo del Male Imperante. Siamo dinanzi in sostanza ad una creazione in cui il bene e il male formano una perfetta simmetria, per cui senza il bene non esiste il male e viceversa. Il Bene Assoluto di cui io parlo è tutt’altra cosa; è quel Bene per cui l’esistenza materiale in tutte le sue sfaccettature, compresa anche quella falsamente spirituale, equivale al Male peggiore e radicale. Lo spirito, in quest’ottica, non è che un sapiente sotterfugio di Satana per meglio far digerire la sua Creazione. Qui il mio Dio non c’entra proprio nulla. La commistione cui lei ha fatto cenno è propria del Maligno e quindi in questo caso non si può affatto parlare di interventi extra-dimensionali da parte del Dio Sconosciuto. Se intervento c’è è solo per una sorta di empatia soprannaturale. Sta a noi coglierne il significato profondo e le conseguenze da trarre da questa tremenda constatazione.

Prete. A quali conseguenze allude?

Filosofo. Purtroppo non è facile rispondere a questa domanda capitale. Il mondo si regge e sempre si reggerà su un fondamento intrinsecamente diabolico e quindi non è affatto un compito facile per l’uomo trarre le dovute e necessarie conseguenze dalla constatazione dell’esistenza del Dio Sconosciuto. Ma una cosa si potrebbe fare: bisognerebbe discutere di più di questo secondo Principio. Purtroppo la Chiesa non ha mai voluto farlo, ha ucciso e bruciato tutti i suoi oppositori per nasconderne l’esistenza, tanto che sono convinto che quando l’uomo comune si reca in Chiesa per pregare Dio non si rende conto di stare andando a pregare nientemeno che una sua parvenza spettrale, essendo questi colui al quale indirizziamo le nostre suppliche definendolo “creatore del cielo e della Terra e di tutte le cose visibili e invisibili” e di conseguenza artefice primario del Male oscuro dell’esistenza.

Prete. Se è così allora io mi devo dimettere dal mio incarico.

Filosofo. Credo sia la migliore cosa da fare.



2° Capitolo

Interrogatorio di Marcione da parte del presbitero di Roma Bruseus e conseguente scomunica.

Racconta una leggenda che un giorno uno dei più autorevoli presbiteri di Roma, un certo Bruseus, uomo molto pio, religioso ma assai superstizioso, avendo sentito parlare della fama sempre crescente di Marcione, grande filosofo e predicatore religioso-gnostico, volle recarsi di nascosto in un tempio marcionita per sentire dal vivo i capisaldi del pensiero del focoso divulgatore, poiché gli erano giunte all’orecchio strane e inquietanti dicerie in proposito che non lo lasciavano più dormire, tanta era l’ansia e l’angoscia che lo prendeva al solo pensiero che ci fosse un uomo in grado di propagandare idee e concetti tanto azzardati e pericolosi per il genere umano.

Decise pertanto di farsi acconciare da un suo servitore un travestimento molto accorto e una sera, divenuto praticamente irriconoscibile, si recò all’appuntamento.

Davanti al tempio dai muri sbreccati dal tempo e dall’incuria, trovò un’immensa folla che attendeva con fiaccole e strani cappucci neri davanti all’immenso portone scuro. Con molta cautela e un certo timore di essere riconosciuto, s’inoltrò tra la folla brusiante e si andò a posizionare proprio davanti all’entrata, in prima fila.

All’improvviso, il grande portone fu aperto da un energumeno e tutti pian piano e con ordine entrarono nello spazio interno del tempio, dove spiccava in lontananza una grande croce nuda senza l’effige di Gesù.

Quella sorta di Chiesa era di forma circolare, senza navate, e diverse decine di panche malconce la riempivano in ogni dove, eccetto che nello spazio attorno alla croce accennata, dove stava stranamente una sorta di tavolo da cucina con dietro seduto il famoso predicatore Marcione, intento in quel momento a scrivere appunti su una sorta di grossa tavoletta d’argilla, forse stava preparando il discorso di quella sera che doveva segnare il suo destino per sempre.

Era molto dimagrito negli ultimi mesi, mangiava quasi a stomaco chiuso, i medici gli avevano più volte consigliato di prendersi diversi mesi di ferie e di svago, ma lui non aveva voluto sentir nulla e aveva continuato nel suo terribile impegno di propalatore di idee terribili per la Chiesa ufficiale, ma non ovviamente per i suoi fedeli che lo seguivano come fosse il nuovo Salvatore e il diretto discendente di Gesù Cristo.

Non appena la folla si fu seduta compostamente e fu fatto il totale silenzio, Marcione si alzò stancamente dalla sedia, battè stranamente i pugni sul tavolo, si premette le esili mani sul volto emaciato dalle occhiaie profonde e quindi cominciò inaspettatamente a piangere, di un pianto dirotto che sembrava non aver mai fine. Piangeva disperatamente come un bambino cui fossero morti i genitori, talchè, commossi da quella scena, alcuni fedeli si avvicinarono al vecchio filosofo e lo rincuorarono, riuscendo infine a calmarlo.

“Carissimi fedeli” incominciò Marcione dopo che si ebbe asciugate le lacrime ed essersi ripreso da quell’inquietante sconosciuto dispiacere “forse quella che state per sentire è l’ultima mia predica, per questo ho pianto così a lungo e disperatamente. Come sapete, sono perseguitato dalla Chiesa ufficiale per le mie idee e convinzioni, che evidentemente cominciano a dare grande fastidio a chi detiene illegalmente le redini della barca di Pietro. E siccome sono sicuro che è l’ultima, voglio immettere nella mia allocuzione tutta la forza di cui sono capace, sempre che Dio me lo voglia concedere. Carissimi, come vi ho sempre detto, dovete stare molto attenti alle insidie del Maligno, egli si traveste a volte da persona dabbene per ingannarvi nei più strani modi. Ma voi, avvertiti dal sottoscritto, avete tutte le carte in regola per respingere le sue avances. Il tranello che egli usa con più disinvoltura è quello di farvi credere che la vita sia quanto di più appetibile esista per il genere umano, ma che così non è, è sotto gli occhi di tutti. La vita è una trappola mortale e chi nasce in questa vita lo fa a suo rischio e pericolo.

Esaminiamo attentamente la dinamica della nascita: all’inizio vi è un atto bestiale che eufemisticamente chiamiamo coito, in sostanza lo sfogo più basso di cui si serve la natura per abbindolarci e farci credere che il tutto sia un piacere; dopo il concepimento e dopo nove mesi, la genitrice dà alla luce il suo bambino tra dolori acuti inenarrabili e se entrambi rimangono vivi è solo da attribuire ad un vero miracolo; dopo la nascita il bambino deve sopportare gli anni bui della fanciullezza e dell’adolescenza, tra dispiaceri e privazioni incredibili ed anche la madre e il padre, per sostentare il futuro uomo, devono farsi in quattro per accudirlo; se malattie e guerre lo risparmiano, infine, giunge all’età adulta, sempre più indaffarato e condannato a darsi da fare per campare, in un mare di problemi; giunge in conclusione la vecchiaia e tra acciacchi vari e la sopravvenente decrepitezza l’uomo si avvia stancamente alla morte che lo divora tra immense sofferenze.

E questa sarebbe la vita che Dio ci ha donato? Per questo ci ha fatto venire al mondo? Per soffrire? Per morire? Può dirsi Dio, questo Dio che tratta in questo modo le sue creature? Può mai dirsi Padre? Mai e poi mai. Questo non è Dio, è qualcos’altro che non ha purtroppo nelle sue caratteristiche alcuna bontà, alcuna misericordia, alcuna carità, nessun perdono, nessun pudore, solo compiacenza, divertimento………come se, infatti, si divertisse a veder soffrire in questo modo la sua creazione.

Io non potrò mai credere a questo Dio e neppure credo che Gesù sia il Figlio di un simile creatore di Male e Morte.

Gesù era un uomo mansueto e buono che insegnava l’amore, la fratellanza, il perdono, la Giustizia……..tutti valori che sono del tutto estranei a questa creazione che se ne infischia altamente di tutte queste qualità. E Gesù sarebbe il Figlio di un simile Dio? Non potrò mai crederlo, questa è la più grande bestemmia che un uomo possa pronunciare.

Ma allora, direte voi, se Gesù non è il Figlio di questo Dio, di chi lo è, allora? Semplice: Gesù è il Figlio di un altro Dio, di un Dio che la Chiesa sta facendo di tutto per nascondere al genere umano, perché ne ha paura, perché rivelare la sua esistenza la priverebbe dei tanti suoi falsi attributi, delle sue ricchezze, del suo fasto, della sua vuota ipocrisia, dei suoi pavoneggiamenti, della sua amicizia con i potentati di questo mondo…. perché l’altro Dio in cui credo è lontano mille miglia da questi atteggiamenti e ammiccamenti verso le potestà di questo sistema di realtà. Egli si fa vedere e conoscere solo da coloro che odiano il mondo e la vita. Egli è puro spirito e solo uno spirito evoluto ne può cogliere l’esistenza e la sua lontananza abissale da questa specie di Natura.

Fratelli, dobbiamo ribellarci a questa vita, proclamare ai quattro venti che questa è una tragedia orchestrata e messa in atto da un burattinaio scaltro e malefico, dobbiamo finirla di mettere al mondo figli che poi andranno incontro alla morte in mezzo ad atroci sofferenze, dobbiamo respingere in toto la sessualità, dobbiamo abolire il matrimonio, dobbiamo impedire che l’uomo nasca in mezzo a questa barbarie che mi rifiuto di chiamare vita, dobbiamo in sostanza privare questa creazione del motore di cui più si serve, appunto della sessualità, da questa abbagliante trappola in cui cadono quasi tutti gli uomini. Dobbiamo impedire che questa creazione vada avanti nel suo lugubre ritmo di nascita, crescita, distruzione e morte, dobbiamo far sì che essa si spenga come si spegne una candela e tutto questo dipende da noi che siamo esseri senzienti e dotati di ragione. Le bestie possono essere perdonate, ma non l’uomo. Che la natura continui nella sua esistenza, ma deve farlo senza il consenso e la presenza dell’uomo, deve essere ridotta ad una creazione bestiale e vegetale come merita, non le si può dare alcun appellativo di raziocinio, altrimenti tutti ci renderemo colpevoli di averla appoggiata in qualche modo.

Fratelli, vi scongiuro dal profondo del cuore, non sposatevi, se lo siete ripudiate il vostro o la vostra consorte, solo così possiamo dare un colpo mortale a simile creazione e al suo folle artefice. Amen.”

Il pio Bruseus, non appena sentì quella specie di comizio rivoluzionario, saltò letteralmente sulla sedia dallo spavento e senza dare nell’occhio uscì pian piano dalla Chiesa e andò ad avvertire subito il Vescovo di Roma, che decise seduta stante di mandare a chiamare per l’indomani mattina il focoso predicatore, per un interrogatorio e per eventualmente affibbiargli una scomunica che lo privasse per sempre del suo ruolo all’interno di quella sorta di confraternita segreta che aveva creato e che tanti danni stava producendo all’ancora nascente cristianesimo.

L’indomani mattina, Marcione si presentò davanti al presbitero Bruseus, al quale il Vescovo di Roma aveva concesso l’onere di interrogarlo in suo nome per poi fargli avere il resoconto dell’incontro, anche perché l’eventuale scomunica era di pertinenza assoluta del responsabile della diocesi romana. Nel caso comunque che Bruseus ritenesse superfluo consigliarsi col Vescovo di fronte ad affermazioni chiaramente e indiscutibilmente eretiche e pericolose per la Chiesa, questi gli offriva la possibilità di decidere per lui in sua assenza. Ecco il sunto dell’interrogatorio.

Bruseus. Caro il nostro Marcione, ma lei sa dove si è andato ad impelagare con le sue teorie e con le sue eretiche predicazioni?

Marcione. Io non so nulla. Ho predicato in pubblico per molti anni senza alcun problema. Perché mi chiamate proprio adesso?

Bruseus. La chiamiamo adesso perché proprio in questo periodo ci è giunta notizia che alcune sue dichiarazioni vanno nettamente contro la nostra santa Chiesa cattolica e ritengo anche contro il messaggio di Gesù Cristo.

Marcione. Quale messaggio? Io mi sono attenuto strettamente a quanto scritto nei Vangeli, specialmente a quei paragrafi dove il Salvatore pronuncia delle frasi che ritengo molto attinenti alla mia predicazione.

Bruseus. Quali passi? Gesù non era contro la creazione come lo siete voi. Gesù non ha mai parlato di un altro Dio che noi della chiesa cattolica terremmo nascosto negli armadi. Come risponde a questa accusa?

Marcione. Voi ne siete davvero convinto? E come la mettiamo con quei passi in cui egli dichiara di non essere di questo mondo e neppure di appartenervi? Come la mettiamo con la sua rivelazione secondo la quale lo Spirito di Verità non può essere accolto dal mondo, ma solo da pochi iniziati? Come la mettiamo quando egli dice in faccia al Maligno, nelle famose tentazioni, che bisogna adorare solo Dio e a Lui solo bisogna rivolgersi nelle preghiere? Perché, sempre a proposito di queste inquietanti tentazioni, il Diavolo lo porta sul picco di una montagna e gli mostra tutti i regni del mondo, promettendogli che se lo avesse adorato glieli avrebbe dati in regalo di nozze? Come glieli avrebbe potuti dare, se non fossero suoi? E se sono suoi, come appare lampante dalla lettura di questo passo capitale del Vangelo, non vuol forse significare che li ha creati lui, questi pretesi regni mondani, il Maligno? E l’allusione al fuoco e alla spada con cui si prefiggeva di distruggere questo sistema di cose irricevibile da un intelletto elevato? E l’abbattimento violento dei banchi dei cambiavalute davanti al tempio di Gerusalemme? E il rimprovero terribile che fa ai giudei, quando li apostrofa definendoli progenie di Satana? E perché gli mettono infine il mantello rosso, segno evidente di pazzia? Perché egli parla insistentemente di “Padre” riferendosi a Dio? Perché non lo chiama mai Jahvè? Risulta evidente da questi pochi accenni che Gesù era consapevole dell’esistenza di un altro Dio e la Chiesa che voi vi fate l’onore di rappresentare ha commesso il più terribile degli errori negandone l’esistenza e peggio ancora attribuendone le qualità spirituali soprannaturali a quel creatore di sofferenze e morte che voi chiamate Dio. Non si può fare una commistione così blasfema e purtroppo voi l’avete fatta, quindi non me dovreste interrogare, sebbene coloro che si sono macchiati di questo grande peccato davanti allo Spirito di Verità.

Bruseus. Sono apparentemente d’accordo; sebbene dissenti profondamente da queste dissacranti riflessioni, fin qui la posso seguire. Ma come la mettiamo, quando lei, da questi concetti, trae la conclusione terrificante che non bisogna sposarsi?; che bisogna negare la sessualità come fattore di propagazione della specie?; come la mettiamo quando lei incita le folle quasi a lasciarsi morire d’inedia, in una sorta di suicidio volontario nel tentativo di privare la creazione del suo più prezioso gioiello, appunto dell’uomo? Non significherebbe la fine del genere umano? Non significherebbe la distruzione di quello stesso spirito che lei afferma essere presente nella persona? Come risponde a queste terribili incriminazioni teologiche?

Marcione. Io non rispondo un bel niente, faccio delle semplici osservazioni e ne ricavo conseguenze logiche stringenti. D’altronde, quando lei afferma che lo spirito sarebbe in noi, è sicuro di aver detto in toto la verità? Credo in verità che lo spirito di cui lei parla sia un’altra cosa rispetto allo Spirito di cui parlo io. C’è spirito e Spirito. Lo spirito a cui lei si riferisce è la parte più progredita dell’uomo, d’accordo, ma risulta sempre essere alle dipendenze delle direttive mortali del Creatore. Altra cosa è lo Spirito Superiore di cui mi sono fatto paladino. Questa qualità eccelsa dell’uomo si trova infusa in noi per un atto di Puro Amore da parte del Dio nascosto che voi continuate a vilipendere e disprezzare. Ma sebbene si trovi in noi, solo pochi ne possono godere fino in fondo e questo è dimostrato dal fatto che il mondo, nonostante tutto, continua indisturbato nelle sue trame oscure di lutto, guerre e morte. Da ciò io traggo la conclusione che non fa assolutamente parte di questa creazione ma si trova solo in apparenza in questo mondo, forse addirittura all’insaputa dell’artefice di questo circo dell’orrore, al solo scopo di illuminare le menti sulla indispensabilità di annientarlo fin nei suoi più oscuri recessi fondativi.

Bruseus. Mi dica l’ultima cosa. Se ho capito bene, per lei il Creatore di tutte le cose non è il Dio di Gesù. Chi è, allora?

Marcione. Non dico che sia Satana in persona, ma in definitiva non siamo molto lontani dal vero quando noi marcioniti osiamo affermare che si tratta sicuramente di un Dio malefico o quanto meno ingannatore.

Bruseus. Basta, non voglio sentire altro. Riferirò ora stesso al Vescovo di Roma tutte queste idee agghiaccianti. Sarà lui a decidere. Si aspetti comunque una scomunica, anzi fin d’ora io stesso mi assumo la responsabilità di comminargliela seduta stante. Lei deve partire da Roma subito, le diamo appena cinque ore di tempo per prepararsi. Trascorso questo tempo, chiunque la potrà uccidere impunemente. Vada dunque, via, subito, ne va della sua vita!!



3° Capitolo

Interrogatorio di Ario da parte del vescovo siriaco Sanitis davanti al Concilio di Nicea, presente l’Imperatore Costantino.

L’accusa ad Ario, filosofo e sacerdote alessandrino del IV secolo dopo Cristo, era molto pesante e foriera di gravi presagi: si mormorava che quest’uomo dalla tempra d’acciaio aveva osato pensare e propalare ai quattro venti che c’è una grande differenza tra Dio, essere ingenerato ed eterno, e Cristo, creatura generata e creata dal Padre molto tempo dopo l’inizio della creazione dell’universo. Era un’accusa che gli poteva costare non solo la perdita della carriera ecclesiastica, ma finanche gli poteva insidiare persino l’incolumità fisica. Già si parlava di sicari in incognito sulle sue tracce con l’ordine di ucciderlo. Per questo Ario usciva sempre di nascosto e sempre accompagnato da energumeni pronti a difenderlo da tranelli e imboscate. Certo, la sua fama era così estesa e capillare che prima di ucciderlo dovevano pensarci mille volte. Lo stesso Imperatore Costantino, si diceva, anche se pubblicamente lo biasimava per le sue idee, in privato si dimostrava molto più accomodante, anche perché la sua tesi principale, che cioè Dio fosse un essere di gran lunga superiore al preteso Figlio, lo intrigava non poco, nel senso che anche lui riteneva che un uomo, pur ispirato e illuminato dall’alto, non potesse minimamente aspirare alla carica seppure secondaria di vice-Dio o cose del genere. Ma la Chiesa ufficiale, ormai, lo aveva in suo potere e del resto l’impero ormai allo sfascio non gli permetteva di andare allo scontro con una istituzione, quella cristiana, sempre più agguerrita e temeraria. E questa Chiesa chiedeva ormai apertamente la testa di Ario quale avversario numero uno da abbattere prima che ne mettesse in pericolo la rispettabilità, l’onorabilità e l’autorità.

A tal fine, proprio in occasione del Concilio di Nicea, allestito in tutta fretta e furia per dare scacco alle tesi di Ario, fu dato mandato al Vescovo cattolico-siriaco Sanitis di interrogarlo severamente, in presenza dello stesso Costantino, che in verità, come detto, non era poi tanto sicuro della blasfemia delle teorie professate dal filosofo e sacerdote alessandrino.

Ario aveva fiutato il pericolo, ma tuttavia non poteva esimersi dal presentarsi davanti ad un Concilio che, almeno ufficialmente, era stato indetto personalmente dall’Imperatore.

Quando entrò nell’ampia sala delle udienze del Concilio, fu alquanto scosso dall’enorme presenza di vescovi e presbiteri della Chiesa di Roma e di varie altre Chiese del vicino oriente.

L’imperatore, seduto sul suo trono dorato e agghindato con vesti sfarzose di mille colori che ne ingrossavano a dismisura la figura, lo guardò incedere nella sala con occhi fissi e pietrificati, non sapendo davvero che pesci pigliare ora che la Chiesa aveva chiesto ufficialmente la sua punizione. Gli altri presenti, non appena videro Ario, si segnarono col segno distintivo della croce, quasi fossero in presenza del Diavolo in persona.

Prese subito la parola Sanitis, che sedeva proprio accanto all’imperatore, e subito domandò ad Ario come intendeva difendersi dalle imputazioni filosofiche a suo carico.

Ario rispose sicuro di sé: “Carissimi ascoltatori e colleghi, incomincio col dire che io non considero affatto imputazioni quelle che mi sembrano più che altro semplici interpretazioni della figura di Cristo. Se uno non può più riflettere e pensare con la propria testa, allora mi chiedo dove sono andati a finire tutti quei precetti di carità e fratellanza di cui parlava Cristo. Io ho solo detto e pensato che Dio, essendo per natura onnipotente ed eterno, non potrebbe mai, dico mai, mostrarsi nelle vesti di un semplice uomo seppure ispirato da questo stesso Dio.” “Qui sta il punto” rispose stizzito Sanitis “in questo modo lei nega tutto il piano di salvazione e redenzione per il quale il Nazareno si è incarnato ed è apparso dinanzi a noi. Come potrebbe svolgere tuttora questo compito, se lei si ostina a dichiarare che Cristo non solo non è il Figlio di Dio ma che addirittura sarebbe un semplice uomo, come tutti noi che nasciamo e moriamo senza lasciare traccia alcuna della nostra esistenza? Mi sembra lapalissiano che in questo modo lei ne squalifica per sempre la figura e la missione. Come risponde a questo terribile addebito?” “Io vorrei rivelarvi, cari signori, ma non so se ci riuscirò” rispose Ario con aria accigliata mentre volgeva lo sguardo penetrante all’altrettanto accigliato Costantino, silenzioso e attento come non mai “io vorrei convincervi che io non nego affatto che Gesù sia Figlio di Dio, come si vuole far credere anche al presente Augusto Imperatore qui astante. Io penso soltanto che tra Padre e Figlio non c’è un rapporto diretto di figliolanza, nel senso che il secondo non preesisteva come il primo prima della creazione, ma nacque e fu creato da Dio come tutte le sue creature umane ed angeliche e certamente lo fu comunque prima della comparsa della creazione stessa. Vedete dunque che io non nego che egli sia una creatura superiore a tutte le altre, materiali e spirituali, nego soltanto che egli si possa equiparare seppure lontanamente a Dio, perché questi è qualcosa di talmente grande e misterioso che non può neppure vagamente essere albergato in toto in un essere umano seppure dotato di prerogative divine. Qui non è in gioco la divinità di Cristo (che, sia detto per inciso, potrebbe essere stato innalzato al rango divino anche per una semplice adozione da parte di Dio in segno di premiazione per le sue alte doti spirituali), qui si deve discutere del rapporto oscuro esistente tra la prima e la seconda persona della santissima trinità.” “Non riesco a seguirla” lo interruppe un po’ burbero Sanitis “mi pare che lei si stia contraddicendo. L’accusa a lei rivolta è che lei ritiene Gesù un essere nettamente inferiore al Padre, mentre adesso, di fronte a questo santo consesso, forse anche per paura di eventuali scomuniche, lei sembra abiurare la sua consueta ipotesi contraddicendosi con l’affermazione che non contesta la divinità di Cristo, sebbene un suo ambiguo rapporto diretto con Dio. Cosa intende davvero dire quando parla di un preteso rapporto oscuro Dio-Figlio?” “Non è facile spiegarlo di fronte a tante autorevoli persone. In privato ci riuscirei meglio. Ma poiché sono stato chiamato a difendermi ufficialmente da tutta questa montagna di diffamazioni filosofiche e teologiche, allora preciso meglio il tiro delle mie teorie. In sostanza” continuò il sacerdote imputato di eresia mentre si toccava la fronte quasi nell’atto di ricordare un discorso imparato a memoria “in sostanza io sono giunto alla convinzione che tra Dio e Cristo non esiste un rapporto diretto di figliolanza in quanto il primo appare assai lontano da quanto ha insegnato il povero falegname di Nazareth.” “Come, come?” gridò Sanitis alzandosi di scatto dalla sedia seguito in questo dallo stesso Costantino anch’egli colpito da questa inaspettata rivelazione di Ario, che forse neppure lui conosceva così di prima mano, sebbene ne avesse sentito degli accenni in alcuni incontri privati con i numerosi sostenitori del filosofo.

A questo punto Ario si fece molto più grave nel volto e affermò tra gli improvvisi mormorii della sala quanto segue: “Signori, sto per confidarvi un segreto che non ho mai confidato a nessuno, per questo vi chiedo un po’ di silenzio, se me ne darete il consenso. Quando in sostanza io parlo di una differenza radicale tra Dio e Gesù non sto affermando assolutamente che Gesù sia inferiore al Padre, sto solo dicendo che le caratteristiche e le qualità di questo Dio non si confanno minimamente al messaggio del nazareno. Mi spiego meglio. Io mi prendo la responsabilità di affermare che Gesù sia un uomo in carne e ossa come tutti noi, ma con questo io non ne contesto affatto la divinità, dico soltanto che egli è venuto a rivelarci l’esistenza di un Padre Sommo che non ha alcunché a che fare con questo Dio di cui stiamo discutendo. Gesù potrebbe essere anche il Figlio di Dio, ma dobbiamo metterci d’accordo su quel che riteniamo sia davvero questo Dio. Finchè non forniremo una risposta accettabile a questo grande quesito credo che questa riunione non possa decidere alcunché in merito alle pretese imputazioni mossemi.”

A queste dichiarazioni insolite la sala fu riempita da brusii sempre più forti di disappunto, qualcuno si coprì spaventato il viso con le mani, qualche altro uscì dalla sala in segno di profonda contrarietà e inquietudine, qualcun altro puntò il dito contro il filosofo accusandolo di stare vaneggiando e allora Sanitis, ordinando l’immediato silenzio per una vantaggiosa prosecuzione dell’interrogatorio, chiese scuro in volto ad Ario: “Come le viene un’idea del genere? Ma lei si rende conto di quello che sta affermando? Non capisce che in questo modo sarebbe messa in pericolo l’onnipotenza di Dio, insinuando l’esistenza di un altro Dio che ne inficerebbe la qualità primaria e filosoficamente indispensabile? Dio è uno e uno solo e uno solo è il Figlio. Dio è il Padre Onnipotente, creatore del cielo e della terra e di tutte le cose visibili e invisibili. Gesù è l’unico Signore, della stessa sostanza del Padre. Dio da Dio, Luce da Luce, Dio vero da Dio vero. Non ci può essere un’altra credenza, in questa maniera l’intera esistenza universale diventerebbe una bolgia e un inferno senza leggi, né regole. E l’Imperatore qui presente è molto sensibile alle Leggi. Cosa succederebbe all’Impero se si ammettesse che esiste un’altra divinità spiritualmente superiore al nostro Dio? Semplice: crollerebbero tutte le nostre convinzioni, crollerebbe la divinità di Gesù e perfino di Dio stesso, si correrebbe il rischio di far apparire questo Dio non come Padre Giusto e Santo, sebbene come semplice artefice di un mondo in balia del male e della morte!!” “Attenzione” ribattè calmo Ario “se si definisce Dio appicicandogli l’etichetta di Padre Onnipotente e creatore di tutte le cose visibili e invisibili, non si corre forse il rischio di attribuirgli anche la paternità del Male? E voi volete questo? Volete che a questo Dio venga addebitata una creazione che sprizza sangue da tutti i pori? Volete caricarlo della responsabilità di tutte le sofferenze, delle malattie, delle guerre, delle ingiustizie, dei terremoti e maremoti che si abbattono spietatamente sull’uomo distruggendolo e oltraggiandolo quasi fosse una semplice formica da pestare? Mettiamola dunque così: io ammetto che Gesù sia il Figlio di Dio, ma non del Dio in cui voi credete. Io penso che il Padre di Gesù non sia Dio, sebbene un Essere spirituale che l’umanità ha bisogno di conoscere, altrimenti condanneremo il genere umano all’ignoranza perpetua. E voi volete questo? Volete che l’umanità si culli in questa effimera convinzione che il Padre di questa creazione sia un essere buono e caritatevole che provvede ai bisogni dei suoi figli? E allora perché non ne impedisce la morte? Perché permette che cada in tentazione? Perché permette che soffra di continuo le malattie, la fame e le guerre? Questo Dio in cui fino ad ora abbiamo creduto, dunque, per me non è il vero Dio, è una sorta di divinità pagana importata dalla Giudea ebraica, alla quale, forzando la mano e la mente degli uomini più evoluti, si è voluta per forza affibbiare la figliolanza di Gesù. Ma che tra le due persone della Trinità vi sia un abisso incolmabile dovrebbe apparire ormai evidente.” “Va bene, va bene” disse Sanitis improvvisamente rabbonito “lasciamo per adesso il discorso di Dio e passiamo a Gesù. Dunque, se non erro, per lei Cristo era un uomo, un semplice uomo, seppure dotato di caratteristiche divine. E’ così?” “Che sia un uomo non c’è bisogno che lo dica io, esistono testimonianze dirette ed inequivocabili le quali chiariscono in maniera inconfutabile che tale è stato l’uomo che a torto si è voluto qualificare come Figlio di Dio. Ma il punto non è questo. Che Gesù sia uomo o Dio non ha molta importanza, quello che conta è analizzare a fondo quello che egli ci ha voluto dire veramente nei suoi discorsi e nelle sue gesta leggendarie. Egli era un uomo che ha lottato a fondo contro le ingiustizie di questo mondo, aveva capito che l’intero universo giace sotto gli artigli del Male, per questo è andato volontariamente alla morte lasciandosi crocifiggere come un semplice malfattore, appunto per dimostrare a tutti col suo sacrificio che questa esistenza è radicalmente votata alla menzogna e all’inganno e quindi da cambiare in toto. E l’inganno cui mi riferisco è che questo mondo per lui non è stato il parto di un Dio Buono come siamo sempre stati portati a credere, sebbene di un essere con poteri creazionali del tutto distante dalla sua predicazione. Egli si è scontrato profondamente con i capisaldi della fede ebraica in Jahvè, aveva compreso che questo Dio non era un Dio universale, ma qualcosa di assai regionale. Egli mirava alla universalità del suo messaggio, mirava a far risvegliare la mente degli uomini verso orizzonti spirituali mai prima d’allora sperimentati, anche se anch’egli, in virtù del fatto che era stato partorito in maniera naturale come tutte le persone, è stato soggetto al peccato e alla morte. Tuttavia, pur profondamente umano, tant’è vero che si sposò con la Maddalena avendone anche dei figli, egli, per primo, aveva scoperto l’esistenza dell’altro Dio Sconosciuto, di cui, annunciandone con potenza la Realtà incontestabile, si fece autonomamente Figlio, venendo appunto per questo crocifisso, perché i notabili del Sinedrio mai e poi mai avrebbero accettato che Jahvè fosse scalzato dal suo trono pagano in favore di qualcosa di cui i Giudei non ne avevano neppure l’idea. Era un annuncio rivoluzionario in grado di sconvolgere la vita sociale degli ebrei e di tutto il mondo romano, in un tempo in cui la vita materiale aveva una sua predominanza assoluta che mal poteva conciliarsi con questo concetto disceso quasi da un’altra dimensione della mente.”

Qui l’assemblea cadde in una specie di silenzio tombale, Costantino si alzò dal suo trono, andò incontro ad Ario, gli lisciò stranamente una guancia e gli sorrise; quindi, rivolgendosi ai vescovi, disse con aria molto grave: “Avete sentito? Il nostro Ario non nega che Gesù abbia in sé qualcosa di divino. Pur ammettendone il carattere profondamente umano, egli ne dà una spiegazione che siamo tenuti ad ascoltare e interpretare nella giusta maniera. Ma noi, carissimo Ario, anche per ragioni di politica interna e di ordine pubblico, non possiamo lasciare il nostro Dio senza un Figlio caritatevole, altrimenti questo Dio rimarrebbe nudo ed esposto a tutte le critiche possibili e immaginabili. Appunto per questo, io propongo un patto tra Ario e questa Santa Assemblea. Sia scritto dunque che Gesù è allo stesso tempo uomo e Dio, uomo in quanto ha vissuto ed è morto come muoiono tutti in questa vita e Dio in quanto annunciatore delle qualità superiori del Padre, ovviamente da non confondersi con Jahvè, questo lo abbiamo capito tutti. Sia dunque cancellato dai Vangeli per sempre il nome di Jahvè e sostituito col termine di Padre. In questo modo faremo giustizia di tutte le eresie che potranno sorgere nei secoli venturi. Da un lato dunque si dica che Dio è un Essere Spirituale Buono e Sommamente Giusto, come dice il nostro Ario, e dall’altro si dica parimenti che è il creatore del cielo e della terra e di tutte le cose visibili e invisibili. Non possiamo permetterci due divinità, non possiamo lasciare questo mondo in balia di una divinità malefica. D’altro canto, spostando la questione sulla figura di Gesù, dobbiamo convenire parimenti che egli era un uomo rivoluzionario che intendeva cambiare anche con la forza il corso degli eventi storici, cosa vera ma comunque pericolosa anche ai nostri giorni, e appunto per non sottolineare più del dovuto questa parte pur delicata e cruciale del suo messaggio, è d’obbligo affiancare ai vangeli ‘umani’ un altro Vangelo che lo definisca spirito sommamente evoluto ed elevato che aveva avuto il coraggio di sanare le contraddizioni della creazione, assumendosene le responsabilità in qualità quanto meno di inviato divino. In questo modo, salveremo le sue credenziali di Redentore e Salvatore del genere umano, salveremo il concetto di Dio come Creatore di tutto ciò che esiste e nel contempo attribuiremo a questo Dio anche le caratteristiche care ad Ario, che cioè egli sia lontano mille miglia dal mondo da lui stesso creato e per spiegare questa apparente dicotomia diremo che egli ci ha dato il Libero Arbitrio per scegliere liberamente se optare per il bene o per il male. Mi sembra un accordo tutto sommato credibile e rispondente anche al messaggio più intimo di Cristo. Che ne pensa, eminenza?” domandò a questo punto Costantino rivolto a Sanitis.

“Per me va bene” rispose a malincuore il severo Vescovo siriaco “ma desidero che questa dichiarazione sia sottoscritta anche dal qui presente Ario, per colpa del quale è nato tutto questo putiferio.”

“Accetto anch’io questo accordo proposto dall’Augusto Imperatore, tuttavia mi sia concesso di non partecipare alla stesura del verbale finale e del Credo che ne risulterà, potremmo scontrarci ancora ed io sono molto stanco di questa situazione. Lasciatemi dunque andare a casa a riposare.”

“Carissimo Ario” disse a questo punto Costantino “so che non le piacerà questa mia decisione, ma insieme a Sanitis abbiamo deciso che per il suo stesso bene lei vada a vivere in esilio per qualche tempo in maniera che si spenga molto presto tutto questo trambusto provocato dalle sue teorie filosofiche. Ritornerà non appena se ne presenterà l’occasione. Arrivederci a presto!!” concluse l’Imperatore ed Ario si avviò mestamente all’uscita tra il silenzio della folla ecclesiastica.



4° Capitolo

Soliloquio e morte di Sant’Agostino

Narra un famoso racconto fantastico che un giorno, sul letto di morte, il grande filosofo di Tagaste, Sant’Agostino, non riuscendo a risolvere il rompicapo del problema filosofico del Male, sul quale si era arrovellato per tutta una vita, si lasciò andare ad un soliloquio disperato, tanto che la vicina perpetua, che armeggiava in una stanza vicina, lo sentì quasi gridare per la foga immessa in questa quasi ultima manifestazione del suo spirito a quanto sembra piegato dallo sconforto per non essere riuscito nell’intento di dare una qualche spiegazione al suo unico tormento. A questo punto, aprì pian piano la porta e vide il filosofo contorcersi sul letto come in preda ad un attacco apoplettico, mentre nel contempo alcune lacrime rigavano chiaramente il suo volto ormai segnato dalle sofferenze della vetusta età. Chiuse pertanto la porta e si mise ad origliare.

Sant’Agostino. “Si Deus est, quia malum? Se Dio esiste, perché esiste parimenti anche il Male? Se Dio esiste, perché la morte? Se Dio esiste, perché le sofferenze, le malattie e la dura e terribile vecchiaia? Se Dio esiste, perché le guerre? Se Dio esiste, perché i terremoti, i maremoti, le violenze cieche della natura che nulla guarda quando deve sfogare sull’uomo la sua terribile forza distruttrice? Se Dio esiste, perché l’ignoranza, l’invidia, l’odio, i soprusi, le vergognose ingiustizie, la fame, la povertà, le privazioni, l’omicidio, il sangue degli innocenti, le persecuzioni, le flagellazioni, le crocifissioni, le carcerazioni, in sostanza tutto il Male che si possa immaginare? Se Dio esiste, perché la sessualità bestiale? Se Dio esiste, perché i dolori del parto e spesso anche la morte della genitrice e del nascituro? Se Dio esiste, perché ha creato il mondo? Se Dio esiste ed era autosufficiente e non gli mancava nulla, perché gli è venuta voglia di farlo? Se Dio esiste, perché ha permesso che l’uomo peccasse nelle sembianze di Adamo ed Eva, coinvolgendo in questo modo l’intero genere umano incolpevole? Se Dio esiste, perché ha piantato nell’Eden l’albero del Bene e del Male? Se Dio esiste, perché ha permesso che il Serpente entrasse nel Paradiso senza chiedergli il permesso? Se Dio esiste, perché non lo ha impedito? Se Dio esiste, perché permette che tutte queste sventure accadano? Se Dio esiste, perché ha dato all’uomo il Libero Arbitrio? Se Dio esiste, non doveva sapere che simile Libertà si sarebbe tramutata in tragedia, essendo l’uomo incapace di optare per il Bene? Se Dio esiste, perché ha creato Lucifero? Se Dio esiste, perché Lucifero si è trasformato in Satana? Se Dio esiste, perché ha mandato il suo unico Figlio a redimere i peccati del mondo, quando in definitiva era Lui in persona l’artefice di questi stessi peccati? Se Dio esiste, perché non scendeva lui personalmente sulla Terra? Se Dio esiste, perché ha voluto sacrificare così sanguinosamente il Figlio? Se Dio esiste, perché ci tormenta con tutti questi dubbi? Se Dio esiste, perché non si fa comprendere? Se Dio esiste, perché ha bisogno della nostra fede cieca, che in definitiva non ci dà alcuna speranza che lui esista realmente? Se Dio esiste………” qui Sant’Agostino ebbe un momento di angoscia sconfinata e restò come pietrificato dall’orrore e in un mormorio appena percettibile dalla perpetua, che continuava a origliare con discrezione, continuò: “No, non può essere il mio Dio, questo Dio che si diverte a distruggere le sue creature nelle sofferenze e nella morte. Non può essere il mio Dio, questo Dio che non fa nulla per alleviare le tante ingiustizie di questo mondo. Non può essere il mio Dio, questo Dio che mi chiede solo la fede per credergli senza ragionare. Non può essere il mio Dio, questo Dio che desidera solo l’accettazione aprioristica della sua creazione. Non può essere il mio Dio, questo Dio che ha creato il peggiore dei mondi possibili. Non può essere il mio Dio, questo Dio che ha posto in essere una massa di dannati senza via di scampo. Non può essere il mio Dio, questo Dio che ci fa peccare quotidianamente quasi col suo stesso assenso, affinchè poi ci possa costringere a chiedergli perdono e misericordia. Non può essere il mio Dio, questo Dio che fa vivere l’uomo nel timore della morte e del suo inappellabile e spietato giudizio. Come ci ha detto il Salvatore Gesù Cristo, Dio è Amore, Bene Sovrano, Bontà Assoluta, Spirito Santo e Spirito di Verità, Padre Giusto ma di una Giustizia incomparabilmente Superiore a qualsiasi definizione che se ne costruisce l’uomo. E allora? E’ la Grazia il dono più alto e non la fede? E’ la Grazia che ci fa comprendere tutto ciò cui la nostra ragione non può accedere? Ma che cos’è la Grazia? E’ l’intervento divino per eccellenza quando la fede non basta più perché sommersa dall’oceano dei dubbi e dei tormenti? E che tipo di Grazia è? Ha a che fare con questo Dio creatore di tutti questi mali e di tutte queste ingiustizie? O non si tratta di un intervento soprannaturale proveniente da un’altra dimensione di un’altra divinità sconosciuta? La materia e lo spirito sono stati creati da un unico creatore? O vanno ricondotti a due diverse divinità antagoniste? Del resto, se Dio per definizione è Spirito, perché avrebbe dovuto squalificarsi ponendo in essere una materia mortale soggetta all’annientamento e alla putrefazione? Esiste dunque un altro Dio che la Chiesa ufficiale ci ha tenuto segreto e nascosto? Perché a qualunque costo si è voluto mescolare con un artificio filosofico assurdo e illogico il Dio dell’Antico con quello del nuovo Testamento, quando persino un bambino si rende conto che si tratta di due libri totalmente agli antipodi? I manichei avevano dunque ragione? E perché io stesso li ho combattuti per tutta la vita? Non ho peccato contro quella stessa Grazia proveniente dal Puro Spirito dell’altro Dio Sconosciuto alle masse? Dio Lontano e Forestiero, perdonami; almeno in questo estremo momento in cui la morte la sento più vicina che mai, ho capito che tu esisti e che fai di tutto per ricondurci nelle tue sacrosante dimore, quelle dimore che non sono nel mondo e nell’universo creati da chissà quale Artefice, sebbene nei più alti cieli dell’intelletto completamente refrattari alla nostra precaria e compassionevole esistenza.”

Qui la perpetua, anch’ella sconvolta da quanto aveva udito, riaprì pian piano la porta e, avvedendosi che il Santo si era quasi addormentato dalla fatica, gli si avvicinò con cautela per non farsi udire, gli allungò sul corpo esile quasi cadaverico le coperte sgualcite, sciupate e umidicce e proprio allora si accorse stralunando gli occhi che il vecchio filosofo era…….morto e con lui moriva definitivamente tutta la sua sofferenza intellettuale.



5° Capitolo


Colloquio di un Cataro radicale, tale Miletus, con l’Inquisitore domenicano Valpin, avvenuto nel Castello di Montsegur poco tempo prima dell’assalto finale delle armate crociate.

L’eresia catara imperversava con potenza inaudita in tutte le terre del mezzogiorno francese, segnatamente a Beziers, Albi, Carcassona, Tolosa e dintorni. La Chiesa non sapeva più come fare per arginare simile insolita agguerrita credenza. Gli animi erano scossi fin nel profondo e molti, da cattolici che erano, erano stati talmente influenzati dalla predicazione catara da abiurare la loro fede passando nelle file dei temibili eterodossi. Papa Innocenzo III era ormai arrivato alla decisione di stroncare nel sangue tale pericolosa eresia, anche a costo di organizzare una anomala crociata in territorio europeo, una sorta di guerra civile tra cristiani che non si era mai verificata.

Il fatto era che i catari professavano idee ritenute assai minacciose per la cristianità: affermavano che Gesù era un uomo seppure ispirato, che si era sposato con la Maddalena avendone anche una discendenza diretta tuttora in quel tempo viva e vegeta pronta a detronizzare le autorità ecclesiastiche vaticane, credevano nell’esistenza di due divinità antagoniste di cui una, il Rex Mundi, individuavano nell’antico Jahvè, ritenuto una divinità pagana responsabile di tutto il male possibile e immaginabile, contestavano che Gesù fosse il Figlio di un tale Dio vindice e spietato, accusavano la Chiesa di aver tradito il messaggio originario di Gesù, vivendo nell’opulenza e nella dabbenaggine e fregandosene altamente della Povertà e della Giustizia divulgate dal nazareno, osavano addirittura invogliare i loro adepti a lasciarsi morire d’inedia nel cosiddetto rito blasfemo dell’Endura……in sostanza, della religione cristiana, negavano tutto o quasi tutto, reputandola per giunta di origine diabolica ed usurpatrice del messaggio di Cristo, accuse terribili che non potevano essere lasciate senza risposta.

Per questo, il Papa aveva dato mandato ad alcuni famosi cavalieri crociati di allestire in breve un forte esercito per distruggere dalle fondamenta questa sinistra congrega.

Il tentativo sembrò in un primo momento riuscire pur in mezzo a sanguinarie ed inaudite atrocità di cui si macchiarono i crociati, che passarono al filo della spada, a parte i roghi che vennero allestiti in ogni dove, qualcosa come quarantamila persone, tra cui molti vecchi, donne e bambini innocenti. Tra tutte, la strage di Beziers fu quella che più frastornò il mondo cristiano. La città fu praticamente rasa al suolo, bruciata e cancellata letteralmente dalla carta geografica e i quasi diecimila abitanti vi morirono praticamente tutti in mezzo a massacri inusitati. Ma la circostanza che più scioccò gli animi fu l’irruzione nella Chiesa di Santa Maria Maddalena di Beziers proprio nel giorno in cui si festeggia questa donna secondo i catari moglie di Cristo, precisamente il 22 Luglio del 1209, quando un drappello di crociati, incuranti della sacralità del luogo, dopo avere sfondato il pesante portone, vi penetrarono come assatanati e con disumana ferocia scannarono quanti vi si erano nascosti fidando nella sua inviolabità. Il pavimento del luogo santo fu bagnato del sangue di almeno duecentoquaranta persone e alcune leggende si spingono ad affermare che ivi fu ucciso anche l’inviato vaticano Savoldelli che inutilmente aveva cercato di calmare la furia degli invasori ed altrettanto inutilmente aveva fatto presente le sue credenziali di rappresentante legale della Chiesa di Roma.

Dopo anni e anni di guerra feroce, alla fine una piccola schiera di catari, appoggiati da ricchi tenutari e nobili del sud-francese, avevano trovato un riparo apparentemente sicuro nella rocca di Montsegur, sulla cui cima sorgeva un vetusto Castello praticamente imprendibile da qualsiasi esercito pur dotato delle più moderne tecniche di guerra.

I capi crociati fremevano dalla collera. Si era nel fatale 1244 e dopo tantissimi anni di guerra si cercava la spallata finale per porre fine a quella tremenda carneficina senza precedenti nella storia europea.

Furono inviati diversi messaggeri per firmare un accordo onorevole per tutti, ma puntualmente gli arroccati negavano ogni soluzione. Furono attuati diversi attacchi di sorpresa, ma furono tutti respinti dai difensori di Montsegur.

Fu deciso alfine di prendere i ribelli per fame e così furono chiuse tutte le vie di accesso e di fuga degli occupanti del Castello, decisione che mise in evidente difficoltà gli estremisti eretici, che furono costretti a più miti consigli.

Fu allora che il Vaticano dispose l’invio nella rocca del famoso predicatore domenicano Valpin per convincere i pochi catari rimasti vivi ad arrendersi in cambio della vita.

Gli eretici accettarono e così Valpin giunse incolume nel sinistro Mastio accompagnato da alcuni fidati collaboratori.

Poco dopo l’arrivo, il predicatore ebbe un colloquio con un certo Miletus, il cataro più radicale fino ad allora conosciuto, un uomo inquietante per la sua spaventosa cultura, che rispose alle domande del predicatore con una sicumera tanto incredibile da metterne alla berlina le pur ferrate e stringenti argomentazioni.

Valpin. Perché siete così testardi e non accettate di arrendervi?

Miletus. Perché dovremmo arrenderci alle atrocità e alla disumana ferocia di cui la sua Chiesa o presunta tale si è macchiata?

Valpin. Ma voi professate idee e concetti religiosi ai limiti della pazzia!! Come potete pensare che li si accetti senza colpo ferire?

Miletus. Cosa la preoccupa di più delle nostre credenze?

Valpin. Tutto. Ma più di ogni altra credenza ci preoccupa questa vostra cocciutaggine a pensare e divulgare l’idea che oltre al nostro Dio ne esista un altro di gran lunga più Giusto e Santo, colui che voi chiamate il Padre della Bontà.

Miletus. E voi pensate davvero che questa sia un’idea eretica? E se le dicessi che Cristo in persona professava anch’egli una simile per voi paurosa credenza, che direbbe, allora?

A questo punto Miletus chiese a Valpin di seguirlo all’interno del Tempio del Castello.

Giunsero in breve in un’ampio salone con al centro una specie di sarcofago dorato. Valpin ne fu scosso fin nel profondo e restò pietrificato dallo sgomento allorché lesse sulla copertura i seguenti caratteri intarsiati: Questa è la Santa dimora di Cristo e qui dentro giacciono i resti mummificati di Gesù, colui che a torto venne ritenuto il Figlio di Dio, mentre era ed è l’araldo dell’esistenza del Dio Sconosciuto temuto come la peste dalla Chiesa ufficiale di Roma.

Miletus. Ecco perché non ci arrendiamo. Siamo in possesso della salma di Gesù e dentro il sarcofago si trova un rotolo di papiro a quanto pare scritto dalla mano stessa del Salvatore. Vuole leggerlo? Forse è questo scritto insieme alla salma di Cristo che interessa alla Chiesa, per questo ha scatenato contro di noi la furia dei crociati. Ma non avranno mai queste fonti storiche, perché noi disponiamo di collaboratori occulti che ci proteggono di nascosto, sto parlando dei cavalieri Templari che ci hanno portato di loro spontanea volontà questi reperti, dopo averli cercati e trovati scavando nell’antico e dirupato tempio di Salomone a Gerusalemme. E questi cavalieri si trovano in incognito perfino tra le fila dei crociati, per questo motivo sono sicuro che vi sarà per sempre impedito di mettere le mani su queste prove della vera identità del nazareno.

A questo punto Miletus chiamò due suoi fidati adepti e ordinò loro di togliere il pesante coperchio del sarcofago. Subito apparve la sagoma di un corpo mummificato con nelle scheletriche mani il papiro di cui aveva parlato il temibile cataro.

Il papiro fu tolto da Miletus con molta attenzione dalle presunte mani di Cristo e l’eretico cominciò a leggere, traducendo simultaneamente la scrittura aramaica con la quale era stato redatto il prezioso documento.

Io sono Gesù il Cristo, l’alfa e l’omega, il Principio e la Fine, il Messaggero del Dio Sconosciuto, l’annunciatore del Padre Celeste non implicato in questa sanguinosa creazione. Chiunque crede in me, è tenuto a credere anche a Colui che mi ha inviato, altrimenti non sarà mai liberato dalla prigione di questo mondo, dalle grinfie dell’Artefice maligno di questa Natura matrigna. Io sono venuto a portare la spada e il fuoco attraverso cui distruggere dalle fondamenta questo mondo impastato di lutti e sofferenze senza fine. Sono venuto a portare la Giustizia laddove regna il sopruso dell’ignoranza e dell’odio. Sono venuto a portare la luce laddove regna la tenebra assoluta. Sono venuto a sacrificarmi per dimostrare all’umanità che un uomo, se vuole davvero salvare l’anima, deve comportarsi come mi sono comportato io, sfidando tutte le potestà di questo mondo fino al martirio e non tenendo in nessun conto il valore della propria vita. Solo se l’uomo si dimostra coraggioso fino alla sua propria distruzione, solo se raggiunge l’illuminazione attraverso esercizi e pratiche spirituali intense e continue, solo allora un uomo può dirsi degno di appartenere ai figli della Luce. Solo così può permettersi di sbeffeggiare un Creatore che ha creato quello che ha creato solo allo scopo di perdere per sempre le sue creature. Il mio Dio non è di questo mondo, come anch’io non sono di questo mondo. Sono disceso dai più alti cieli dello Spirito e seppure all’apparenza uomo a tutti gli effetti, tanto che mi sono sposato ed ho avuto dei figli, ho capito che non serve a nulla sposarsi ed avere una discendenza. Ma poiché ho raggiunto la piena illuminazione, sono stato costretto a farlo per far sì che il mio elevato Sapere potesse essere trasmesso ai miei consanguinei. Non potevo lasciare l’umanità in balia del male.

O voi che leggete questo documento sconquassante, sappiate che il mio Dio non ha creato alcunché di materiale, Egli non poteva farlo perché intrinsecamente incapace di agire in questa barbara maniera. Lo Spirito di Mio Padre è solo ed unicamente Spirito e mai e poi mai è entrato in un qualsivoglia contatto con la materia bestiale e putrescente. Egli è entrato nel mondo per un atto di Puro Amore, perché spinto dalla pietà nel vedere soffrire tante creature in balia delle sofferenze e della morte. Egli fa di tutto per ricondurre le nostre anime a Lui e per questo si serve di tanto in tanto di persone illuminate convincendole a sacrificarsi nell’annuncio della sua esistenza.

Miletus. Non le basta, o devo continuare?

Valpin. Come potrete mai provarmi che questo corpo mummificato e questo documento appartengono al corpo e alla mente del Salvatore?

Miletus. Glielo posso provare seduta stante. Guardi il mio anello e lo confronti con quello che Gesù tiene ancora nel suo anulare. L’anello che io ho addosso è lo stesso di quello che Gesù si scambiò nel suo matrimonio con Maria Maddalena, che dopo la sua morte lo trasmise ai suoi diretti consanguinei che a loro volta lo tramandarono alle seguenti generazioni di secolo in secolo. Io sono in sostanza un lontano discendente del sangue di Cristo e della Maddalena, come osate solo pensare che io possa tradire il mio lontano e così elevato lignaggio?

Valpin. Ma un anello, da solo, non mi può confermare che lei dica il vero.

Miletus. E che ne pensa allora di questa lettera di circa settant’anni or sono? E’ stata scritta da un templare di nome Vissoux.

Detto questo, Miletus sfilò dalla tasca un vecchio documento pergamenaceo e cominciò a leggere: “Dopo tanti sforzi passati a scavare nel sottosuolo di quello che fu il tempio di Salomone, abbiamo scoperto un piccolo e leggero sarcofago con dentro il corpo mummificato di Gesù, che nell’anulare teneva infilato un anello intarsiato con disegni e figure celesti di origine criptica. Sul coperchio stava scritto quanto segue: ‘Questa è la Santa dimora di Cristo e qui dentro giacciono i resti mummificati di Gesù, colui che a torto venne ritenuto il Figlio di Dio, mentre era ed è l’araldo dell’esistenza del Dio Sconosciuto temuto come la peste dalla Chiesa ufficiale di Roma.’

Non potendo ovviamente credere di aver trovato quanto stavamo cercando con tanta pazienza e tenacia, l’indomani mattina scatenammo a Gerusalemme e dintorni i nostri più fidati esperti Templari, assai ferrati nello spionaggio e nella decrittazione di reperti storici, interrogando decine, centinaia e migliaia di abitanti del luogo, venendo infine a conoscenza del fatto che quello era davvero il corpo di Gesù e che l’anello che egli teneva nell’anulare era lo stesso che il nazareno si scambiò tanti secoli prima con la Maddalena al momento del matrimonio.

Dopo diversi altri tentativi, venemmo a sapere che la moglie di Gesù era scappata nel sud della Francia per sfuggire alle persecuzioni romane e così ci spostammo nei dintorni di Marsiglia e proprio nei pressi di questa città trovammo l’ultima dimora della Santa, nella quale abbiamo rintracciato uno scritto su un foglio di rame laminato che parlava chiaramente di un anello che la Santa avrebbe trasmesso ai suoi figli. L’anello era descritto nei minimi particolari e risulta facilmente identificabile perché di una fattura unica nel suo genere. Sarebbe abbastanza corposo e all’esterno presenterebbe una serie di precisi intarsi che descrivono il movimento degli astri, mentre nella parte aderente alla pelle del dito vi sono scritte alcune lettere aramaiche abbastanza traducibili in quanto alludono chiaramente all’esistenza di un Dio Nascosto e Segreto, perno della predicazione del povero falegname di Nazareth.”

Miletus. Dubita ancora?

Valpin. Adesso, effettivamente, sarebbe sciocco negare un qualche fondamento alla sua terribile rivelazione. Ma a noi la Chiesa non ci ha mai parlato dell’esistenza di questi reperti. Ora capisco perché ce l’hanno tanto con voi catari.

Miletus. Per forza, come avrebbero potuto? Perderebbero tutto il loro vuoto potere, perché in questo modo verrebbe messo a nudo l’inganno perpetrato da più di dodici secoli. Cristo non era la persona che si è voluto far credere ai poveri ignoranti della Verità. Affermare l’umanità di Cristo equivarrebbe a negare tutto il piano della redenzione per la quale si è deciso al Concilio di Nicea di innalzarlo al rango divino e del resto questa era una mossa obbligata, altrimenti il Creatore di questo mondo e di questa Natura sarebbe stato lasciato da solo a sopportare tutte le critiche possibili e immaginabili alla sua indegna opera di semplice Artefice e Demiurgo Falsario. Affiancandogli la figura di Cristo quale Figlio e attribuendogli le qualità di cui parlava il nazareno quando lo definiva Padre, si è voluto in questo modo salvaguardare le sue prerogative di Buono e Giusto Creatore. Così facendo, però, gli imbroglioni di Nicea non hanno potuto coprire l’orrore di simile operazione vergognosa, perché appare evidente persino ad uno sprovveduto in materia teologica che vi è una distanza abissale tra il concetto di Padre e il concetto di Dio inteso quale creatore di un mondo impresentabile e sanguinario. Ma evidentemente si era al bivio; o si definiva il Creatore come Padre di un Figlio Buono e Mansueto quale fu effettivamente il Cristo, oppure si correva il rischio di creare uno iato insanabile tra Dio e Gesù, correndo anche il pericolo di dare manforte a quanti calcavano la mano sul carattere politico-rivoluzionario dell’opera del secondo, dettaglio da non trascurare specie se ci mettiamo nella parte giocata da Costantino che era molto attento a salvaguardare una parvenza di Legge al suo impero devastato da ribellioni, guerre e ingiustizie a mai finire. Gesù fu dunque fatto Figlio di Dio pur nell’assenza assoluta di qualsiasi definizione apodittica delle vere qualità del preteso Creatore-Padre di questo Universo. Ma poiché Gesù parlava spesso di Dio indicandolo col nuovo termine di Padre, un termine ovviamente gnostico e praticamente sconosciuto ai giudei che credevano ancora nella divinità pagana di Jahvè, si dovette allora pervenire ad un accordo e per stilarlo fu scritto a quattro mani il cosiddetto Vangelo di Giovanni, che in quest’ottica è da intendersi come un tentativo mal riuscito di amalgamare tratti distintivi della figura di Gesù che poco o nulla si confacevano con quanto affermato negli altri Vangeli allora circolanti. Capisce cosa voglio dire realmente? Non è in sostanza importante credere o meno nella divinità di Gesù, alla Chiesa preme soltanto conservare al Dio creatore le prerogative di Padre annunciate dal primo. Solo così essa può riuscire a mantenere il suo potere. Come si potrebbe convincere altrimenti i fedeli a credere ad un Dio che fosse squalificato in partenza dalla sua stessa creazione? E poi, se si venisse a sapere che Gesù è morto come un semplice uomo, cosa ne conseguirebbe? Non crollerebbe tutto come in un castello di carta? In ogni caso, per noi catari questo è il dettaglio meno importante: misconoscere la natura divina di Cristo non significa delegittimarlo come messaggero dell’esistenza del Dio Nascosto e Segreto, anzi proprio questa mortalità ne rappresenta la più alta dimostrazione, in quanto dalla sua morte ne scaturisce la linfa più vitale, visto che ad ucciderlo sono stati proprio coloro che sono stati presi dall’angoscia più inquietante al pensiero che un uomo possa essersi elevato così in alto fino a scontrarsi con quel Dio pagano Creatore di cui tanto si vantavano gli ebrei.”

Valpin. Lasciamo da parte comunque questi dettagli pur delicati. Sono stato mandato qui per tentare un accordo con voi catari. Mi è stato dato l’incarico di promettervi salva la vita in cambio della vostra resa senza condizioni.

Miletus. Purtroppo una condizione debbo chiederla: i reperti che le ho mostrato non possono essere dati in mano a nessuno, men che meno agli efferati crociati dalle mani lordate di sangue innocente.

Valpin. E se attaccassero ora stesso il Castello, come pensate di nascondere questi reperti?

Miletus. Questo non è affar suo. Non riusciranno mai a trovarli.

Qui finì il colloquio di Valpin con Miletus e il primo si avviò all’uscita del Castello, ma aveva fatto appena due passi fuori dalle mura che un cataro di guardia alla roccaforte prese la mira e lo colpì con una freccia avvelenata alla gola, lasciandolo esanime sul terreno. La morte avvenne dopo pochi minuti di dolorosi contorcimenti. Quelli che lo seguivano fecero un tentativo di reazione ma furono tutti ammazzati senza pietà a colpi di mazza sulla testa.

Quando, dopo tre giorni, i crociati ai piedi del monte vennero a conoscenza di questo scempio, organizzarono subito l’assalto finale e pur tra numerose difficoltà e innumerevoli morti riuscirono alfine a penetrare dentro il Castello, dove trovarono un centinaio di persone intente a pregare.

Il comandante del drappello li guardò tutti in faccia e gridò loro, dopo avere estratto una specie di foglio con degli appunti, chi era e dov’era Miletus e altri tre catari, quattro individui evidentemente ritenuti i più pericolosi dalla Chiesa. Non potendoli individuare, perché i quattro indiziati erano scappati nottetempo dalla rocca attraverso un tunnel segreto portandosi con loro i reperti di cui abbiamo parlato, il capitano dette ordine di bruciare la roccaforte e di condurre a valle gli inquilini di Montsegur.

Fu quindi allestito un catafalco e tutti e cento i catari presi prigionieri furono dati alle fiamme tra grida di dolore che riecheggiarono per lunghissimi minuti in tutto il territorio circostante.



6° Capitolo

Rivelazione e Interrogatorio di un Templare, tale Bercquel, da parte dell’Inquisitore vaticano Luldol.

Il processo ai Templari era in pieno svolgimento a Parigi e dintorni e Filippo IV, Re dei francesi, insieme a Papa Clemente V, avevano dato mandato agli inquisitori di mostrarsi duri e spietati quanto mai, in quanto l’eresia templare stava mettendo a repentaglio l’onorabilità della Chiesa di Roma, forse assai più di quella catara, sterminata nel sangue pochi decenni prima ma ancora in qualche caso sopravvivente seppure clandestinamente.

Si vociferava che questi cavalieri erano entrati in possesso del tesoro cataro sfuggito rocambolescamente ai crociati durante l’assedio di Montsegur del 1244, dettaglio non trascurabile e molto inquietante in quanto secondo molti informatori si sarebbe trattato di reperti storici particolarmente minacciosi, in grado, se rivelati pubblicamente, di distruggere alla radice la religione cristiana. Inoltre, per giunta, correva voce che questi misteriosi monaci-guerrieri, durante i loro conciliaboli notturni nei territori d’Oltremare ma anche ultimamente a Parigi prima dell’ordine d’arresto generalizzato, avrebbero praticato terribili e blasfemi rituali facendo ricorso a particolari tecniche di magia nera, apprese dai popoli dell’oriente con i quali erano entrati in una qualche sinergia, riuscendo ad evocare gli spiriti del Male per utilizzarli contro la Chiesa ufficiale allo scopo di annientarla. Si diceva ancora che rinnegassero e sputassero sul Crocifisso e che adorassero una sorta di idolo a forma di Testa plurifacciale definita col termine simbolico e astruso di Baphomet, tutte accuse ovviamente da provare ma che in definitiva facevano balenare palesemente un pericolo assai insidioso delle prerogative della Chiesa di Roma.

Furono intrapresi interregotari su interrogatori ricorrendo anche alla tortura e in molti casi diverse decine e centinaia di Templari vi persero la vita in mezzo a spaventosi ed atroci spasimi.

Ci furono molte rimostranze per tale trattamento contro un’associazione che appena qualche decennio prima era incensata e adulata da diverse Istituzioni italiane ed Europee, non esclusa naturalmente la Chiesa, ma a quanto pare la spietata decisione di Filippo IV di procedere al loro sterminio dovette pesare notevolmente sui tanti protettori occulti di cui godevano ancora i Templari.

Dopo mesi e anni di indagini accurate e penetranti, alla fine l’inquisitore vaticano Luldol, nel tentativo di salvare il salvabile, fu inviato da Roma a Parigi per interloquire con uno dei più conturbanti templari, un uomo di nome Bercquel sul quale si mormorava fosse l’ultimo depositario dei segreti più inaccessibili di questa inquietante e misteriosa confraternita.

L’incontro avvenne in una stanza sotterranea illuminata appena da alcune fiaccole e non appena vide il templare, l’inquisitore romano rimase molto scosso osservando il suo prossimo interlocutore vestito solo di indumenti intimi e legato con catene ai polsi fissate alla bassa copertura, in una posizione quanto mai scomoda da farlo soffrire tremendamente.

Accanto presenziava paurosa una grossa bacinella di carbone ardente con infilato una sorta di pugnale dall’impugnatura dorata, un attrezzo chiaramente di tortura a quanto pare già usato (viste le enormi chiazze di escoriazioni sulle gambe e sul volto del recluso) per bruciargli la pelle non appena se ne fosse presentata la necessità.

Luldol. In nome di Dio, rivelatemi i vostri segreti, altrimenti morirete entro poche ore!

Bercquel. Di quali segreti parlate?

Luldol. E’ vero che avete rinnegato e sputato sul crocifisso?

Bercquel. E’ vero, ma si trattava di un rituale esoterico, non era affatto un comportamento da prendere alla lettera.

Luldol. Che intendete dire?

Bercquel. Intendo dire che noi rinnegavamo non la figura di Gesù, sebbene l’interpretazione per noi errata che la Chiesa e i popoli cristiani ne danno e ne davano, a nostro parere lontana mille miglia dalla vera predicazione del nazareno.

Luldol. E quale sarebbe questa giusta interpretazione? Crede davvero che la Chiesa a cui appartengo si sia macchiata di un così grave e imperdonabile abbaglio?

Bercquel. Lo credo, altrimenti non ci sottoporremmo quasi volontariamente e oserei dire felicemente a questa sorta di martirio. La Chiesa di Roma non sa neppure chi è e chi era il Cristo, se lo sapesse si opporrebbe alla nostra tortura perché questi non proclamava la violenza sebbene la pace e la fratellanza tra gli uomini. E voi rappresentereste i veri prosecutori del messaggio di Gesù!? Dovreste vergognarvi al solo pensarlo!

Luldol. Non avete risposto alla mia domanda. Ripeto: qual è la giusta interpretazione che date della figura del Cristo?

Bercquel. Si tratta di un’esegesi che le farà rizzare i capelli! Vuole davvero che glielo dica?

Luldol. Lo voglio, altrimenti non sarei qui.

Bercquel. Allora stia attento.

Quando, nel lontano 1118, i nostri predecessori vennero mandati a Gerusalemme allo scopo di proteggere i pellegrini che si recavano a visitare il sito del Santo Sepolcro di Nostro Signore Gesù Cristo, non sapevano in realtà di stare compiendo un’impresa temeraria ai limiti della follia.

Si trattava perlopiù di cavalieri francesi a digiuno di conoscenze esoteriche, quindi facilmente turlupinabili, scelti ad uno ad uno per la loro fedeltà indiscussa alla Chiesa di Roma e alla sua autorità.

Dissero loro di partire per difendere la vita dei pellegrini insidiati costantemente da bande di predoni e fuorilegge musulmani che mal sopportavano la presenza dei per loro cosiddetti infedeli.

Quando però i loro mandatari e mallevadori si accorsero che potevano contare sulla loro obbedienza e sul loro silenzio, fu mandato loro per indottrinarli un inviato vaticano in incognito con l’ordine di invogliarli a ricercare, trovare e portare al sicuro a Roma documenti e reperti storici segretissimi di cui la Chiesa aveva avuto sentore anche in seguito alla nascente predicazione bogomilo-catara, i cui propugnatori avevano imprudentemente accennato all’esistenza di allusivi e inquietanti reperti materiali e scritturali sui quali basavano le loro focose predicazioni.

Disse loro che era un compito di assoluta delicatezza e che da questa impresa dipendeva addirittura il futuro stesso della società umana, minacciata dalle nascenti eresie che potevano condurre l’umanità sulla soglia della pazzia e del suicidio.

I primi Templari, assai religiosi e anche superstiziosi, ascoltarono in assoluto silenzio queste rivelazioni da parte dell’inviato vaticano e giurarono seduta stante che avrebbero combattuto anche fino al martirio per impedire questo fosco presagio balenato dal messaggero con cotanta forza persuasiva.

Ricevuta dunque questa specie di autorizzazione, cominciarono di nascosto degli scavi sotto il sito del diroccato Tempio di Gerusalemme e dopo anni e anni di ricerche pervennero finalmente alla scoperta di qualcosa di assai sorprendente, la dimostrazione lampante dell’umanità e mortalità di Cristo.

Ovviamente, si guardarono bene dal confidare la loro scoperta a chi di dovere, anzi si chiusero in un rigido e religioso silenzio e infine fondarono l’Ordine dei Templari.

Ai loro garanti vaticani, dissero che ancora non avevano scoperto alcunché ma che avrebbero continuato nella ricerca con sempre maggiore impegno.

Nel frattempo, però, provvidero a mettere al sicuro le loro scoperte dandole in custodia ad alcuni e influenti amici catari che le trasportarono clandestinamente in Francia e precisamente in un sito segreto della Linguadoca, dove, proprio in concomitanza con l’arrivo di questi reperti, si sviluppò improvvisamente la famosa e non ancora spenta eresia dualistica di origine manichea.

Dopo aver eseguito in incognito questo compito segreto, all’oscuro delle autorità vaticane, i Templari ingrossarono via via le loro fila fino a diventare un Ordine temuto e anche osannato dalla cristianità ortodossa.

Al fine di non far conoscere le loro scoperte, intrapresero varie campagne militari contro i musulmani e il loro nome si fece sempre più onorato e temibile.

Ma come accade sempre in queste circostanze, non tutti i Templari erano stati informati del tenore del favoloso ritrovamento, che riguardava addirittura le spoglie di Gesù insieme ad alcuni documenti sconquassanti e segretissimi, cosicché solo un ristretto gruppo di iniziati dirigevano le operazioni coperti dall’anonimato.

Furono creati all’interno dell’Ordine varie gerarchie a tenuta stagna e solo quelli che stavano all’apice di questa piramide comandavano realmente la nostra associazione.

Piano piano, questi adepti addentro al segreto ritrovato fondarono un altro ordine all’interno dei Templari, il cosiddetto Priorato di Sion, che in ultima istanza ne rappresentava la direzione intellettuale e operativa.

Questi presero contatto con il mondo islamico e intrapresero vari tentativi di porre fine alle continue guerre tra cristiani e musulmani e infine ci riuscirono, scambiandosi poi diverse informazioni su quel che entrambe le religioni sapevano a proposito di Cristo e di Dio.

Vennero così a conoscenza che Cristo, in realtà, era stato uno dei più focosi rivoluzionari del suo tempo, che aveva combattuto armi alla mano il potere romano, che si era sposato con la Maddalena avendone anche dei figli e che infine aveva trovato la morte combattendo contro una legione scelta di soldati romani mandati a distruggere la roccaforte di Masada dove Gesù e i suoi numerosi discepoli avevano trovato riparo.

Venuti a sapere della discendenza del sangue di Gesù, i romani, non contenti di avere sterminato quella pericolosa congrega di primi cristiani, si diedero ad una ricerca minuziosa della prole del nazareno, ma oramai era troppo tardi, Gesù stesso, presentendo la minaccia al suo casato, aveva dato alla consorte Maddalena l’ordine di abbandonare immediatamente la Palestina insieme ai suoi figli a bordo di una nave mercantile di proprietà di Giuseppe di Arimatea, che secondo alcuni documenti approdò in seguito sulle coste francesi del sud vicino l’odierna Marsiglia.

Qui sarebbero vissuti in incognito per alcuni secoli, allorché alcuni discendenti di sangue di Gesù si sposarono con alcuni nobili francesi dando origine al casato dei Merovingi.

La Chiesa di Roma fu messa al corrente di questa situazione pericolosa per la sua sussistenza e diede ordine di uccidere tutti i regnanti merovingi che già cominciavano a dare fastidio per la loro politica contraria alla Chiesa.

Ci riuscì fino ad un certo punto perché almeno uno o due discendenti scamparono alla trappola e si rifugiarono in Inghilterra dove fondarono associazioni segrete protette da personaggi molto potenti in incognito.

Quando i Templari trovarono i reperti di cui abbiamo parlato presero contatto con questi discendenti viventi in terra inglese e a loro rivelarono la loro vera origine, in verità un’informazione inutile perché gli interessati lo sapevano già molto prima della fondazione dell’Ordine dei Templari.

Il Priorato di Sion, comunque, vigilava attentamente su questi discendenti ed intraprese azioni segrete affinché il lignaggio di Gesù potesse ricevere la sua giusta collocazione all’interno della cristianità, ma si scontrò in maniera furibonda con le autorità ecclesiastiche che minacciarono una guerra di sterminio contro queste pretese, talchè furono costretti a più miti consigli.

Decisero pertanto di rivelare col contagocce quanto avevano appreso durante la loro permanenza nei regni d’Oltremare e anche in seguito ai colloqui avuti con i discendenti di Gesù, anch’essi al corrente del vero messaggio di Cristo.

A tale scopo, siccome i nascenti catari erano anch’essi in possesso dei reperti scoperti dai Templari che come detto avevano loro affidato gran parte dei loro ritrovamenti, il Priorato di Sion strinse un patto di sangue con questi pretesi eretici, aiutandoli nelle loro predicazioni e fornendo loro l’armamentario ideologico e documentale di cui si servirono per lungo tempo per cercare di abbattere la Chiesa di Roma.

Questa aveva dunque contro ben tre ordini: i semplici cavalieri Templari, che rappresentavano le guardie scelte pronte a combattere e morire al fine di salvaguardare le loro sempre più notevoli prerogative, il Priorato di Sion che li guidava in segreto e infine i Catari che rappresentavano la longa manus dei Templari e del Priorato, in sostanza l’apparenza esteriore dei primi due Ordini.

Lo scopo che queste tre organizzazioni praticamente amalgamate si prefiggevano era quello di abbattere e distruggere la Chiesa di Roma, in quanto ritenuta usurpatrice del Sangue di Gesù e anche del suo vero messaggio rivoluzionario fondato sul combattimento anche militare contro tutte le potestà di questo mondo.

Quando a noi Templari veniva detto di rinnegare il crocefisso, in sostanza, non lo facevamo perché credevamo davvero a questo rituale, il fatto era che ci avevano spiegato che ci dovevamo comportare in questo modo perché il Cristo adorato dalla Chiesa era un Cristo falso, che questi era venuto sulla Terra non per salvare l’uomo dalle grinfie del peccato ed altre scemenze indegne persino di essere prese in considerazione, sebbene per rivelare ai figli della luce la necessità di lottare fino al martirio contro tutti i soprusi e le ingiustizie di questo mondo, perché in definitiva, secondo gli stessi documenti di cui abbiamo parlato, il cristiano vero si distingue dalla massa dei creduloni appunto per questa attitudine a rifiutare in blocco qualsivoglia atteggiamento di prevaricazione e di discriminazione.

Peraltro, esaminando quegli stessi documenti, ci siamo resi conto che il Dio di cui parlava Gesù non era affatto il Dio-Creatore di origine ebraica, sebbene un essere spirituale del tutto sganciato da questa esistenza, il cui unico scopo era quello di annientare alla radice questo mondo creato da una sorta di Artefice-Demiurgo maligno che non aveva alcunché a che fare con suo Padre.

Secondo Gesù, in sostanza, che è da considerarsi un uomo e uno gnostico a tutti gli effetti, similmente a Maometto, il cui Corano era stato letto e imparato a memoria da tanti Templari, il compito dell’uomo deve essere quello di rivelare a tutti senza paura l’esistenza di quest’altro Dio Sconosciuto, di far sì che gli uomini gli tributino gli onori che merita, altrimenti la semplice credenza nel Creatore risulterebbe quanto mai esiziale per il destino dell’uomo, che nasce e muore senza rendersi conto di stare eseguendo dettami e direttive malefiche provenienti dalle Leggi di questa sorta di sgangherato Architetto e Plasmatore di una Materia blasfema e putrida.

Rivoltarsi contro queste Leggi blasfeme sarebbe per Gesù la discriminante essenziale per far sì che un cristiano possa definirsi tale.

A un certo punto venne introdotto entro le nostre file un idolo donatoci dai musulmani, il cosiddetto Baphomet, che era l’emblema di conoscenze gnostico-esoteriche di origine iranica, una sorta di simbolo e intermediario tra le potenze del male incarnate dal Creatore e quelle del Bene rappresentate dal Padre di Gesù, il Dio Santo e Giusto di cui parlavano i Catari.

A questo idolo si attribuivano poteri magici perché la concentrazione su di esso poteva aprire alla mente dei Templari conoscenze spirituali in grado di trasportarli in una specie di stato catatonico quasi da trance nel quale riuscivano a mettersi in rapporto direttamente con gli angeli dell’altro Dio Sconosciuto.

Ma purtroppo poteva essere usato anche per altri scopi, in quanto le altre facce rappresentavano in definitiva anche le diverse istanze della seconda divinità malefica e così molti Templari, perduta la fede nel Padre e nel suo Figlio e ritenendoli non influenti e non in grado di poter cambiare in meglio un mondo in balia e sotto la sferzante direzione del Maligno, comprendendo in sostanza che si potevano ottenere favori di un certo tipo da questo idolo simbolicamente interpretabile anche da un punto di vista eterodosso, si vendettero alla magia nera e si lasciarono andare ai più turpi misfatti.

Capisce adesso dove voglio andare a parare?

Luldol. Dunque, voi credete che Gesù si sia sposato ed ebbe dei figli dalla Maddalena e era un combattente vero e proprio armato di spada che si scontrò più volte con le armate romane fino a perderci la vita. Era altresì uno gnostico che credeva nell’esistenza di un altro Dio, ripudiando il concetto creazionistico falsamente e artificiosamente attribuito a Dio e credendo solo nell’ipotesi teologica di Padre da far risalire ad un altro Dio che secondo voi noi della Chiesa di Roma terremmo nascosto in maniera fraudolenta per paura di chissà chè. E’ così? Purtroppo per lei, però, esiste il famoso Vangelo di Giovanni dove questi due concetti apparentemente divergenti di Creatore e di Padre sono riuniti in una sola divinità. Come la mettiamo?

Bercquel. E’ inutile che mi dica questo. Si tratta di una menzogna assoluta e di una costruzione arbitraria architettata da Costantino nel Concilio di Nicea per dirimere la credenza ariana secondo la quale tra Dio e il Figlio vi è un abisso incolmabile, nel senso che un Gesù combattente che proclama l’esigenza di una lotta ad oltranza contro le potenze di questo mondo a favore della vittoria dell’altro Dio dello Spirito non poteva essere mai accettata da un Imperatore che si proponeva di dare una Legge stabile al suo regno in balia di guerre e ribellioni senza fine. Si decise allora che Creatore e Padre erano e sono una stessa cosa e che Gesù era da considerarsi sia Figlio del Creatore e sia il Figlio del Padre, un accordo che scontentò tutti.

Luldol. Basta con queste scemenze. Abiura o no questa sua fede blasfema? Glielo chiedo per l’ultima volta prima di darla in mano ai suoi carnefici.

Bercquel. Mai e poi mai. Morirò, morirà il mio corpo, ma il mio Spirito continuerà a vivere in eterno nelle dimore immacolate del Puro Spirito del vero Dio, quello stesso che la religione cristiana ha fatto di tutto per nascondere e rendere inaccessibile alle masse.

Luldol chiamò a questo punto il carnefice e gli diede ordine di torturare il templare fino alla morte.

“Non c’è altro modo di farlo recedere dalla sua pazzia!” disse sprezzante al bieco individuo subito sopraggiunto e quindi si allontanò di corsa da quella stanza oscura e maleodorante.

E così Bercquel andò incontro volontariamente alla morte tra le terribili sofferenze della tortura inquisitoriale.



7° Capitolo

Invocazione all’Altro Dio Sconosciuto e Forestiero

O Immenso Dio della Verità e dello Splendore, Tu che vivi lontano e irraggiungibile nei più alti cieli dell’intelletto e dello spirito puro della santità, perdona la nostra ignoranza e la nostra pigrizia mentale.

Noi uomini ci siamo macchiati del peccato più grande che si possa immaginare, abbiamo nascosto e tenuto segreto il tuo nome, abbiamo invocato e pregato un altro Dio, il Creatore di questo mondo pieno di male e di morte, ma la tua esistenza non può restare per sempre nell’ombra, è venuto il momento di rivelare la tua maestà immacolata, è venuto il tempo di dichiarare ai quattro venti che tu sei il vero Dio a cui rivolgere le nostre preghiere, se vogliamo entrare nella tua santa dimora, se vogliamo scrollarci di dosso tutto il lordume di questa esistenza malefica, se vogliamo evadere dalla prigione di un mondo lugubre e intriso di sofferenze e ingiustizie, se vogliamo sottrarci alle lusinghe di una vita apparentemente felice e gioiosa che ci illude solo per propinarci all’improvviso il piatto amaro e devastante della morte.

O Dio Sconosciuto e Forestiero, tu che ci guardi da lontano camminare su questo pianeta di fango, tu che non dormi al pensiero di come conduciamo questa nostra vuota e inutile esistenza, tu che piangi di continuo non riuscendo nello scopo di farti conoscere, fà che gli uomini abbiano almeno il coraggio di proclamare la tua esistenza, fà che il tuo nome venga pronunciato senza alcuna paura, fà che ti si costruisca almeno nella nostra coscienza un altare in cui innalzare a te le nostre lamentazioni per una vita insignificante e piena di insidie.

O Sommo Dio Straniero, tu che non ricevi preghiere e suppliche da nessuno perché gli uomini invocano un altro Dio, mostrati con potenza al genere umano, sconvolgi con la tua abbagliante luminosità spirituale quanti giacciono nelle tenebre eterne, sostituisciti a questo Dio in cui abbiamo creduto per venti secoli, perché così non può andare, perché la nostra esistenza e la nostra credenza in questo Creatore non ci ha portato alcunché di buono, perché nonostante le nostre lamentazioni e la nostra fede, questo Artefice della Natura se ne infischia altamente dei dolori dell’uomo e prosegue indisturbato nella sua opera di distruzione e morte.

O Dio indenne da qualsiasi creazione che non sia solo spirito invisibile e intangibile, fà che al più presto il genere umano possa costruirti una Chiesa, la vera Chiesa della Santità, e che al posto del Dio che conosciamo possa essere adorato solo tu, l’unico vero Dio e l’unica salvezza della nostra anima e del nostro spirito precipitati in questo teatro dell’orrore che è la vita.

Maestoso Dio della Giustizia, il mondo non ti ha conosciuto, ma il tuo messaggero, Gesù il Cristo, ha fatto di tutto per farci comprendere la tua solitudine di Padre Celeste abbandonato e misconosciuto. Egli si è fatto crocifiggere per dimostrare col suo sacrificio che tu esisti e che non disdegni di mostrarti di tanto in tanto nella storia attraverso i tuoi santi ambasciatori per indicarci il cammino da seguire per uscire da questo carcere senza porte né finestre.

O Grandissimo Simbolo Vivente di Purezza Infinita, il mondo ti odia perché non fai parte del mondo né l’hai creato, ma tu non demordere, continua nella tua opera di indottrinazione delle folle innocenti e ignare della tua presenza, perché solo così ci possiamo salvare, solo così possiamo legarci a te nei secoli dei secoli, perché solo così il nostro spirito, una volta trapassato nella morte, potrà raggiungere la tua inaccessibile dimora.

O Dio della Misericordia, salvaci dalle grinfie di questa vita spietata, contrasta con tenacia il Creatore Malefico dell’Universo, liberaci per sempre dal male, dalle tentazioni, dalle paure, dalle sofferenze, dalla guerra, dalle carestie, dalla fame, dalle ingiustizie, dai soprusi, dall’invidia e dall’odio, salvaci in sostanza da tutte queste manifestazioni blasfeme di una natura non voluta da te sebbene dall’artefice maligno dell’esistenza.


Vincenzo Poma

   

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