



Un racconto filosofico-dialogico
di Vincenzo Poma


1° Capitolo
Dialogo tra un Prete e un Filosofo
Prete. Dunque lei sostiene la tesi che esiste un Dio che la Chiesa non ha mai
fatto conoscere ai credenti; un Dio che verrebbe tenuto nascosto al genere umano
per paura che si scatenino terremoti politico-religiosi in grado di sconvolgere
la vita sociale fin nei suoi più profondi fondamenti. Si rende conto di quello
che può significare e implicare il suo pensiero? Su quali basi è fondata questa
sua teoria ovviamente eretica?
Filosofo. La mia teoria è fondata su un ragionamento all’apparenza infantile. In
sostanza, ritengo assiomatico che un Dio che si rispetti, in quanto come
ritenevano i greci Perfetto e Autosufficiente, non ha alcun bisogno di porre in
essere una creazione di cui debba pentirsi. E che Dio, il nostro Dio, se ne sia
pentito è sotto gli occhi di tutti, dacchè ci raccontano da venti secoli la
favola dell’invio di Gesù come riparatore dei nostri peccati, dei peccati
insomma commessi in seguito alla creazione.
Prete. E chi sarebbe l’autore di simile creazione?
Filosofo. Rispondere a questa domanda non è così semplice come potrebbe apparire
ad un primo superficiale esame. Ad ogni modo io sostengo la tesi che l’uomo, fin
dall’antichità dell’immediato nascente cristianesimo, abbia commesso l’esiziale
errore di credere che Jahvè (che, si badi bene, è un Dio profondamente ebraico e
nient’affatto universale) sia l’unico Dio, il creatore unico di tutto quello che
esiste. Niente è così lontano dall’idea di un Dio Buono della tesi secondo cui
questo Dio rappresenti la Bontà Assoluta. Un Dio che pone in essere le sue
creature per affidarle in mano alla morte e alla sofferenza non può mai
definirsi un Dio, sebbene qualcosa d’altro che non desidero neppure pronunciare.
Prete. La prego, esprima meglio questo suo delicatissimo punto di vista.
Filosofo. Allora, se stabiliamo in partenza che Dio sia un essere Buono e Santo,
dobbiamo parimenti affermare che la sua creazione non risponde affatto a queste
sue presunte caratteristiche, sembrando pacifico che il mondo è un luogo di
perdizione da cui non si esce se non con la morte. Dunque, ammessa come
apodittica questa constatazione difficilmente contrastabile, la risultanza
filosofica non può che essere la rivelazione lapalissiana che l’autore di simile
costruzione materiale non può assolutamente definirsi né Buono e né tantomeno
Santo.
Prete. Come definirlo, allora?
Filosofo. Semplicemente quello che è o meglio quello che appare: un Essere
dotato di poteri creazionali e forse a suo modo onnipotente che pone in vita un
universo cosmico dove la santità e la bontà rappresentano solo una parvenza
spettrale del loro significato più intimo e dove in sostanza queste altissime
qualità trovano spazio soltanto nell’immaginazione umana.
Prete. Si spieghi meglio.
Filosofo. Non è facile, ma mi ci proverò lo stesso. Innanzitutto bisogna fare
due distinti ragionamenti, alla maniera degli antichi filosofi greci che
identificavano nella fisica e nella metafisica i principali campi dell’indagine
intellettuale. Allorché restiamo nell’ambito fisico, non possiamo non constatare
l’assoluta manchevolezza di un vero supporto spirituale ad una Natura che
nonostante tutto segue impunemente nel suo corso di nascita, distruzione e morte
di tutte le sue creature vegetali, animali e umane. Se poi facciamo un salto
qualitativo e ci innalziamo col pensiero in tutto ciò che esula da tale concetto
di Natura, scorgiamo un mondo parallelo che sembra non aver nulla a che fare con
la sua spietata esistenza. Un mondo fatto di sogni e riflessioni profondamente
in contrasto con questa nostra vita. Dunque, appare logico sostenere l’ipotesi o
meglio la Verità che esiste una dimensione dell’essere completamente sganciata
dalla vita materiale, checché ne dicano i sostenitori dell’unicità e
indivisibilità di tutte le manifestazioni del creato. Se non fosse così non si
spiegherebbero tutte le terribili eresie sorte in seguito alla nascita del
cristianesimo.
Prete. Non capisco cosa c’entri quest’ultimo argomento.
Filosofo. C’entra, eccome se c’entra. Già subito dopo la morte di Gesù si
scatenarono terribili discussioni filosofiche in merito alla sua natura e al suo
vero messaggio. Alcuni sostennero che si trattava di una figura profondamente
umana apparsa sulla terra del tutto naturalmente come nasce chiunque dal ventre
materno, pur ammettendone il carattere di straordinario messaggero annunciatore
di una moralità universale indelebile. Altri ne misero in dubbio persino
l’esistenza, sostenendo l’ipotesi che si era trattato di un personaggio tratto
da leggende e rimaneggiamenti romanzeschi. Altri ancora lo denigrarono
affermando che in fondo non aveva apportato alcun miglioramento alla vita umana,
essendosi limitato all’enunciazione di una serie di dettami già più volte
proclamati da altri profeti e illuminati, molti addirittura arrivarono a pensare
che grazie a lui era sorta una religione falsa basata nientemeno sul suo
sfruttamento economico-politico, tesi questa nient’affatto peregrina se si pensa
l’uso che ne fece l’Imperatore Costantino, allorché credette bene inglobarne
parte dei significati all’interno di un paganesimo ancora abbastanza forte
seppure scalfito dalla predicazione dei primi cristiani nell’Urbe e nel resto
delle terre sotto dominazione romana, un’infiltrazione esiziale che avrebbe
privato il cristianesimo della sua linfa vitale e originaria. Come vede, le
interpretazioni della figura di Gesù e del suo annuncio di pace e di amore sono
tantissime ed evidentemente confuse e contraddittorie. Ma io desidero scartare
tutte queste precedenti esegesi e passare all’esame severo dell’unica che mi
sembra più attinente alla materia in esame, un’idea che non ho alcuno scrupolo a
definire eretica, ma che comunque è stata così soverchiante per tanti
lunghissimi secoli da avere rappresentato per il nascente cristianesimo il
principale nemico mortale, un’impostazione che tuttora (dopo le tante
carneficine del medioevo, in cui si era assistito specialmente con i Catari e
con i Templari ad un suo pericoloso revival) è ben lungi dall’essere scomparsa.
Mi riferisco appunto alla sua iniziale enunciazione, quando lei ha dichiarato
giustamente che secondo il mio punto di vista esisterebbe, oltre al Dio in cui
abbiamo sempre creduto ciecamente, un altro Dio Supremamente Sconosciuto che è
stato infatti di proposito gelosamente tenuto nascosto ai popoli.
Prete. Sì, si tratta del punto nodale che desidererei comprendere meglio, sempre
che lei ci riesca.
Filosofo. Cercherò di fare del mio meglio per esaudire questa sua giusta
richiesta. Per la buona riuscita di questo compito, prima di ogni altra cosa,
bisogna spazzare ogni dubbio su ciò che debba intendersi quando Gesù parla di
Dio definendolo “Padre”. E’ abbastanza evidente, secondo il mio modesto parere,
che allorché il predicatore palestinese definiva in questo modo Dio non si stava
riferendo certo a Jahvè, le cui caratteristiche palesate nel Vecchio Testamento
sono quanto meno inquietanti per non dire lugubri, specie se andiamo a
rileggerci alcuni passi spaventosi di questo libro intimamente ebraico in cui
egli si fa paladino addirittura di guerre e violenze incredibili per un essere
divino e addirittura, questo segnatamente nel capitolo dedicato alla figura
forse leggendaria ma comunque simbolica di Giobbe, sembra che intrattenga
relazioni speciali e conturbanti perfino con Satana, allorché viene scritto che
il Nemico, improvvisamente, compare senza essere invitato nella reggia di Dio
per chiedergli di mettere alla prova il suo fedele servitore, appunto Giobbe, la
quale circostanza, quantomeno, ci fa comprendere che forse questo Jahvè non era
neppure in grado di impedire al suo Nemico di irrompere impunemente nel proprio
dominio, per non parlare del dettaglio più deprimente del preteso Libro Sacro,
dove viene inconcepibilmente descritta la famosa parabola del peccato originale
stranamente cagionato dall’esistenza dell’albero del Bene e del Male piantato
nell’Eden proprio da Dio per tentare l’innocenza di Adamo ed Eva. Risulta
evidente da questa analisi che un Dio di tal fatta non può assolutamente
arrogarsi il titolo di “Padre” e che dunque, per conseguenza logica
inattaccabile, quando Gesù lo definiva in questa maniera si stava riferendo
chiaramente ad una Divinità totalmente sconosciuta alle masse palestinesi,
l’Altro Dio della cui esistenza rimango quanto mai convinto. Il fatto che sia
stato ucciso e crocifisso rappresenta poi la dimostrazione più lampante della
veridicità delle mie credenze e convinzioni; del resto, in un passo capitale del
Vangelo di Giovanni, è presente un discorso di Gesù in cui Egli dice che non è
venuto al mondo per salvare quelli che ad esso appartengono, sebbene per quelli
che in lui credono, senza dimenticare che in un altro passo dello stesso Vangelo
Egli dichiara, in verità con un linguaggio simbolico ma comunque molto ma molto
inquietante, che “il mondo non può ricevere lo Spirito di Verità, perché non lo
vede e non lo conosce.” Sempre in questo delicato Vangelo compare spesso
un’asserzione di Gesù quanto meno allarmante, sovente poco approfondita dagli
esegeti del moderno cristianesimo: “Voi siete di quaggiù, io sono di lassù, voi
siete di questo mondo, io non sono di questo mondo.” Ultimamente, poi, sono
rimasto alquanto sbalordito da una scena conturbante del recente film di Mel
Gibson La Passione di Cristo, nella quale Questi, mentre pregava il “Padre”
nell’orto di Getsemani, si sente rispondere dal Maligno: “Chi è tuo Padre?
Dov’è?”. E’ comunque sicuro che un simile intervento di Satana non esiste in
alcun Vangelo riconosciuto dalla Chiesa, ad ogni modo mi chiedo da chi Mel
Gibson abbia tratto questa interrogazione insolita e sorprendente, che dimostra
addirittura che Satana non sapeva neppure dell’esistenza del Dio-Padre a cui si
stava rivolgendo il Nazareno. Con tutto ciò voglio dire che risulta abbastanza
logico sostenere che la Chiesa, forse, non ha studiato a sufficienza il Vangelo,
poiché in caso contrario si sarebbe resa conto che in esso sono presenti alcune
dichiarazioni quanto meno allarmanti che alludono chiaramente all’esistenza di
un Dio nascosto che essa ha fatto di tutto per soffocare, e la sanguinosa
crociata anticatara ne è una dimostrazione lampante, perché anche questi eretici
erano convinti di quanto io credo attualmente.
Prete. Non riesco a seguirla bene. Dunque, se non sbaglio, lei sostiene che
Gesù, quando parlava di Dio, alludeva non a Jahvè o ad un qualunque Creatore,
sebbene ad un Dio-Padre illeso da qualsiasi colpa creazionale che se ne starebbe
nella pace assoluta del suo Spirito Sovrano e Incontaminato. In sostanza, se
questo Dio Sconosciuto se ne sta in una dimensione del tutto refrattaria alla
vita materiale e se ne distacca totalmente visto che non ne è l’artefice, come
mai allora noi uomini siamo in grado di discuterne? Come mai la sua idea è
pervenuta fino a noi, esseri minuscoli creati e impastati di fango e putredine?
E come mai, se questo Dio-Altro si è fatto strada nei secoli fino a giungere
fino ai nostri giorni, potremmo mai definirlo divergente, distaccato o
disinteressato, visto che interviene pesantemente nelle discussioni filosofiche
come quella che stiamo intrattenendo? Se fosse così Sconosciuto, non dovrebbe
essere difficilissimo individuarne l’esistenza? Credo che siano interrogativi
molto ma molto gravosi da affrontare e lontanamente risolvere.
Filosofo. Debbo ammettere che quello che lei dice ha un qualche fondamento
difficile da scalfire. Ad ogni modo, anche il fatto che se ne discute non conta
molto, nel senso che pur riuscendo a individuarlo con il nostro intelletto,
quale conseguenza comportamentale ne ricaviamo? Vuole saperlo? Nessuna, poiché
nonostante tutto la nostra vita prosegue seguendo i soliti binari del Male e
della Menzogna, la stessa cosa che in definitiva è successa con il messaggio di
Gesù, annacquato e reso devitalizzato perché probabilmente in forte contrasto
con le Direttive Supreme di Satana, creatore e reggitore assoluto e spietato di
questo sistema di vuota, assurda e luttuosa esistenza.
Prete. Mi scusi, ma qui c’è qualcosa che non quadra. In sostanza, lei ammette
che il mondo è stato creato da Satana e in secondo luogo afferma parimenti un
intervento di carattere spirituale-salvifico da parte di questo Dio Nascosto.
Ora, due sono le conseguenze: o il mondo è la sede del Male e quindi il Dio
Sconosciuto non può farci proprio nulla, oppure bisogna dare per scontato che
questo secondo Dio interviene pesantemente nelle faccende mondane per
contrastarne le direttive maligne. Nel primo caso, pertanto, essendo il mondo
dominio assoluto del Maligno, il Dio di cui le ipotizza l’esistenza risulterebbe
soltanto un’ipotesi del tutto fantastica e comunque molto aderente alla sostanza
della creazione a suo dire di origine diabolica, nel senso che anche lo Spirito
ne sarebbe un’emanazione diretta e intrinseca, ma allora in questo caso l’Autore
dell’Universo avrebbe in sé, contemporaneamente e incomprensibilmente due
caratteristiche, quella di essere Bene e Male contemporaneamente. Questa è la
prima contraddizione. Nel secondo caso, infine, poiché si ammette che il
Dio-Spirito interviene nel mondo per cambiarne in meglio la natura demoniaca, ne
viene fuori la conseguenza che allora questo Dio non è affatto Sconosciuto o
tenuto segretamente nascosto, perché se ne parla e ne stiamo discutendo
diffusamente. Come intende dirimere queste contraddizioni?
Filosofo. Per dirimere come dice lei queste contraddizioni bisogna avviarsi a
fare un sottile ragionamento. In primis, io nego recisamente che il mio Dio sia
mai intervenuto nel mondo. Non dico però che l’intelletto umano non possa
elevarsi quel poco bastante per intravederne uno spiraglio seppure di luce
soffusa e incomparabilmente distante e praticamente irraggiungibile, perché
evidentemente le due dimensioni esistono separate ma non tanto che la mente
umana sia condannata a precludersi l’immaginazione dell’altra essenza
spirituale. In secondo luogo le faccio presente che bisogna rendersi conto che
il concetto che noi abbiamo del Bene è quanto di più umano si possa immaginare.
Il Bene di cui a volte noi ci sciacquiamo la bocca non è affatto la Gioia, la
Salute, l’Amore, la Carità, la Bontà eccetera, questi sono parametri che
aderiscono alla perfezione ai dettami del Creatore diabolico di questo mondo,
nel senso che esistono per una sorta di bilanciamento temporaneo e oserei dire
palliativo del Male Imperante. Siamo dinanzi in sostanza ad una creazione in cui
il bene e il male formano una perfetta simmetria, per cui senza il bene non
esiste il male e viceversa. Il Bene Assoluto di cui io parlo è tutt’altra cosa;
è quel Bene per cui l’esistenza materiale in tutte le sue sfaccettature,
compresa anche quella falsamente spirituale, equivale al Male peggiore e
radicale. Lo spirito, in quest’ottica, non è che un sapiente sotterfugio di
Satana per meglio far digerire la sua Creazione. Qui il mio Dio non c’entra
proprio nulla. La commistione cui lei ha fatto cenno è propria del Maligno e
quindi in questo caso non si può affatto parlare di interventi
extra-dimensionali da parte del Dio Sconosciuto. Se intervento c’è è solo per
una sorta di empatia soprannaturale. Sta a noi coglierne il significato profondo
e le conseguenze da trarre da questa tremenda constatazione.
Prete. A quali conseguenze allude?
Filosofo. Purtroppo non è facile rispondere a questa domanda capitale. Il mondo
si regge e sempre si reggerà su un fondamento intrinsecamente diabolico e quindi
non è affatto un compito facile per l’uomo trarre le dovute e necessarie
conseguenze dalla constatazione dell’esistenza del Dio Sconosciuto. Ma una cosa
si potrebbe fare: bisognerebbe discutere di più di questo secondo Principio.
Purtroppo la Chiesa non ha mai voluto farlo, ha ucciso e bruciato tutti i suoi
oppositori per nasconderne l’esistenza, tanto che sono convinto che quando
l’uomo comune si reca in Chiesa per pregare Dio non si rende conto di stare
andando a pregare nientemeno che una sua parvenza spettrale, essendo questi
colui al quale indirizziamo le nostre suppliche definendolo “creatore del cielo
e della Terra e di tutte le cose visibili e invisibili” e di conseguenza
artefice primario del Male oscuro dell’esistenza.
Prete. Se è così allora io mi devo dimettere dal mio incarico.
Filosofo. Credo sia la migliore cosa da fare.
2° Capitolo
Interrogatorio di Marcione da parte del presbitero di Roma Bruseus e conseguente
scomunica.
Racconta una leggenda che un giorno uno dei più autorevoli presbiteri di Roma,
un certo Bruseus, uomo molto pio, religioso ma assai superstizioso, avendo
sentito parlare della fama sempre crescente di Marcione, grande filosofo e
predicatore religioso-gnostico, volle recarsi di nascosto in un tempio
marcionita per sentire dal vivo i capisaldi del pensiero del focoso divulgatore,
poiché gli erano giunte all’orecchio strane e inquietanti dicerie in proposito
che non lo lasciavano più dormire, tanta era l’ansia e l’angoscia che lo
prendeva al solo pensiero che ci fosse un uomo in grado di propagandare idee e
concetti tanto azzardati e pericolosi per il genere umano.
Decise pertanto di farsi acconciare da un suo servitore un travestimento molto
accorto e una sera, divenuto praticamente irriconoscibile, si recò
all’appuntamento.
Davanti al tempio dai muri sbreccati dal tempo e dall’incuria, trovò un’immensa
folla che attendeva con fiaccole e strani cappucci neri davanti all’immenso
portone scuro. Con molta cautela e un certo timore di essere riconosciuto,
s’inoltrò tra la folla brusiante e si andò a posizionare proprio davanti
all’entrata, in prima fila.
All’improvviso, il grande portone fu aperto da un energumeno e tutti pian piano
e con ordine entrarono nello spazio interno del tempio, dove spiccava in
lontananza una grande croce nuda senza l’effige di Gesù.
Quella sorta di Chiesa era di forma circolare, senza navate, e diverse decine di
panche malconce la riempivano in ogni dove, eccetto che nello spazio attorno
alla croce accennata, dove stava stranamente una sorta di tavolo da cucina con
dietro seduto il famoso predicatore Marcione, intento in quel momento a scrivere
appunti su una sorta di grossa tavoletta d’argilla, forse stava preparando il
discorso di quella sera che doveva segnare il suo destino per sempre.
Era molto dimagrito negli ultimi mesi, mangiava quasi a stomaco chiuso, i medici
gli avevano più volte consigliato di prendersi diversi mesi di ferie e di svago,
ma lui non aveva voluto sentir nulla e aveva continuato nel suo terribile
impegno di propalatore di idee terribili per la Chiesa ufficiale, ma non
ovviamente per i suoi fedeli che lo seguivano come fosse il nuovo Salvatore e il
diretto discendente di Gesù Cristo.
Non appena la folla si fu seduta compostamente e fu fatto il totale silenzio,
Marcione si alzò stancamente dalla sedia, battè stranamente i pugni sul tavolo,
si premette le esili mani sul volto emaciato dalle occhiaie profonde e quindi
cominciò inaspettatamente a piangere, di un pianto dirotto che sembrava non aver
mai fine. Piangeva disperatamente come un bambino cui fossero morti i genitori,
talchè, commossi da quella scena, alcuni fedeli si avvicinarono al vecchio
filosofo e lo rincuorarono, riuscendo infine a calmarlo.
“Carissimi fedeli” incominciò Marcione dopo che si ebbe asciugate le lacrime ed
essersi ripreso da quell’inquietante sconosciuto dispiacere “forse quella che
state per sentire è l’ultima mia predica, per questo ho pianto così a lungo e
disperatamente. Come sapete, sono perseguitato dalla Chiesa ufficiale per le mie
idee e convinzioni, che evidentemente cominciano a dare grande fastidio a chi
detiene illegalmente le redini della barca di Pietro. E siccome sono sicuro che
è l’ultima, voglio immettere nella mia allocuzione tutta la forza di cui sono
capace, sempre che Dio me lo voglia concedere. Carissimi, come vi ho sempre
detto, dovete stare molto attenti alle insidie del Maligno, egli si traveste a
volte da persona dabbene per ingannarvi nei più strani modi. Ma voi, avvertiti
dal sottoscritto, avete tutte le carte in regola per respingere le sue avances.
Il tranello che egli usa con più disinvoltura è quello di farvi credere che la
vita sia quanto di più appetibile esista per il genere umano, ma che così non è,
è sotto gli occhi di tutti. La vita è una trappola mortale e chi nasce in questa
vita lo fa a suo rischio e pericolo.
Esaminiamo attentamente la dinamica della nascita: all’inizio vi è un atto
bestiale che eufemisticamente chiamiamo coito, in sostanza lo sfogo più basso di
cui si serve la natura per abbindolarci e farci credere che il tutto sia un
piacere; dopo il concepimento e dopo nove mesi, la genitrice dà alla luce il suo
bambino tra dolori acuti inenarrabili e se entrambi rimangono vivi è solo da
attribuire ad un vero miracolo; dopo la nascita il bambino deve sopportare gli
anni bui della fanciullezza e dell’adolescenza, tra dispiaceri e privazioni
incredibili ed anche la madre e il padre, per sostentare il futuro uomo, devono
farsi in quattro per accudirlo; se malattie e guerre lo risparmiano, infine,
giunge all’età adulta, sempre più indaffarato e condannato a darsi da fare per
campare, in un mare di problemi; giunge in conclusione la vecchiaia e tra
acciacchi vari e la sopravvenente decrepitezza l’uomo si avvia stancamente alla
morte che lo divora tra immense sofferenze.
E questa sarebbe la vita che Dio ci ha donato? Per questo ci ha fatto venire al
mondo? Per soffrire? Per morire? Può dirsi Dio, questo Dio che tratta in questo
modo le sue creature? Può mai dirsi Padre? Mai e poi mai. Questo non è Dio, è
qualcos’altro che non ha purtroppo nelle sue caratteristiche alcuna bontà,
alcuna misericordia, alcuna carità, nessun perdono, nessun pudore, solo
compiacenza, divertimento………come se, infatti, si divertisse a veder soffrire in
questo modo la sua creazione.
Io non potrò mai credere a questo Dio e neppure credo che Gesù sia il Figlio di
un simile creatore di Male e Morte.
Gesù era un uomo mansueto e buono che insegnava l’amore, la fratellanza, il
perdono, la Giustizia……..tutti valori che sono del tutto estranei a questa
creazione che se ne infischia altamente di tutte queste qualità. E Gesù sarebbe
il Figlio di un simile Dio? Non potrò mai crederlo, questa è la più grande
bestemmia che un uomo possa pronunciare.
Ma allora, direte voi, se Gesù non è il Figlio di questo Dio, di chi lo è,
allora? Semplice: Gesù è il Figlio di un altro Dio, di un Dio che la Chiesa sta
facendo di tutto per nascondere al genere umano, perché ne ha paura, perché
rivelare la sua esistenza la priverebbe dei tanti suoi falsi attributi, delle
sue ricchezze, del suo fasto, della sua vuota ipocrisia, dei suoi
pavoneggiamenti, della sua amicizia con i potentati di questo mondo…. perché
l’altro Dio in cui credo è lontano mille miglia da questi atteggiamenti e
ammiccamenti verso le potestà di questo sistema di realtà. Egli si fa vedere e
conoscere solo da coloro che odiano il mondo e la vita. Egli è puro spirito e
solo uno spirito evoluto ne può cogliere l’esistenza e la sua lontananza
abissale da questa specie di Natura.
Fratelli, dobbiamo ribellarci a questa vita, proclamare ai quattro venti che
questa è una tragedia orchestrata e messa in atto da un burattinaio scaltro e
malefico, dobbiamo finirla di mettere al mondo figli che poi andranno incontro
alla morte in mezzo ad atroci sofferenze, dobbiamo respingere in toto la
sessualità, dobbiamo abolire il matrimonio, dobbiamo impedire che l’uomo nasca
in mezzo a questa barbarie che mi rifiuto di chiamare vita, dobbiamo in sostanza
privare questa creazione del motore di cui più si serve, appunto della
sessualità, da questa abbagliante trappola in cui cadono quasi tutti gli uomini.
Dobbiamo impedire che questa creazione vada avanti nel suo lugubre ritmo di
nascita, crescita, distruzione e morte, dobbiamo far sì che essa si spenga come
si spegne una candela e tutto questo dipende da noi che siamo esseri senzienti e
dotati di ragione. Le bestie possono essere perdonate, ma non l’uomo. Che la
natura continui nella sua esistenza, ma deve farlo senza il consenso e la
presenza dell’uomo, deve essere ridotta ad una creazione bestiale e vegetale
come merita, non le si può dare alcun appellativo di raziocinio, altrimenti
tutti ci renderemo colpevoli di averla appoggiata in qualche modo.
Fratelli, vi scongiuro dal profondo del cuore, non sposatevi, se lo siete
ripudiate il vostro o la vostra consorte, solo così possiamo dare un colpo
mortale a simile creazione e al suo folle artefice. Amen.”
Il pio Bruseus, non appena sentì quella specie di comizio rivoluzionario, saltò
letteralmente sulla sedia dallo spavento e senza dare nell’occhio uscì pian
piano dalla Chiesa e andò ad avvertire subito il Vescovo di Roma, che decise
seduta stante di mandare a chiamare per l’indomani mattina il focoso
predicatore, per un interrogatorio e per eventualmente affibbiargli una
scomunica che lo privasse per sempre del suo ruolo all’interno di quella sorta
di confraternita segreta che aveva creato e che tanti danni stava producendo
all’ancora nascente cristianesimo.
L’indomani mattina, Marcione si presentò davanti al presbitero Bruseus, al quale
il Vescovo di Roma aveva concesso l’onere di interrogarlo in suo nome per poi
fargli avere il resoconto dell’incontro, anche perché l’eventuale scomunica era
di pertinenza assoluta del responsabile della diocesi romana. Nel caso comunque
che Bruseus ritenesse superfluo consigliarsi col Vescovo di fronte ad
affermazioni chiaramente e indiscutibilmente eretiche e pericolose per la
Chiesa, questi gli offriva la possibilità di decidere per lui in sua assenza.
Ecco il sunto dell’interrogatorio.
Bruseus. Caro il nostro Marcione, ma lei sa dove si è andato ad impelagare con
le sue teorie e con le sue eretiche predicazioni?
Marcione. Io non so nulla. Ho predicato in pubblico per molti anni senza alcun
problema. Perché mi chiamate proprio adesso?
Bruseus. La chiamiamo adesso perché proprio in questo periodo ci è giunta
notizia che alcune sue dichiarazioni vanno nettamente contro la nostra santa
Chiesa cattolica e ritengo anche contro il messaggio di Gesù Cristo.
Marcione. Quale messaggio? Io mi sono attenuto strettamente a quanto scritto nei
Vangeli, specialmente a quei paragrafi dove il Salvatore pronuncia delle frasi
che ritengo molto attinenti alla mia predicazione.
Bruseus. Quali passi? Gesù non era contro la creazione come lo siete voi. Gesù
non ha mai parlato di un altro Dio che noi della chiesa cattolica terremmo
nascosto negli armadi. Come risponde a questa accusa?
Marcione. Voi ne siete davvero convinto? E come la mettiamo con quei passi in
cui egli dichiara di non essere di questo mondo e neppure di appartenervi? Come
la mettiamo con la sua rivelazione secondo la quale lo Spirito di Verità non può
essere accolto dal mondo, ma solo da pochi iniziati? Come la mettiamo quando
egli dice in faccia al Maligno, nelle famose tentazioni, che bisogna adorare
solo Dio e a Lui solo bisogna rivolgersi nelle preghiere? Perché, sempre a
proposito di queste inquietanti tentazioni, il Diavolo lo porta sul picco di una
montagna e gli mostra tutti i regni del mondo, promettendogli che se lo avesse
adorato glieli avrebbe dati in regalo di nozze? Come glieli avrebbe potuti dare,
se non fossero suoi? E se sono suoi, come appare lampante dalla lettura di
questo passo capitale del Vangelo, non vuol forse significare che li ha creati
lui, questi pretesi regni mondani, il Maligno? E l’allusione al fuoco e alla
spada con cui si prefiggeva di distruggere questo sistema di cose irricevibile
da un intelletto elevato? E l’abbattimento violento dei banchi dei cambiavalute
davanti al tempio di Gerusalemme? E il rimprovero terribile che fa ai giudei,
quando li apostrofa definendoli progenie di Satana? E perché gli mettono infine
il mantello rosso, segno evidente di pazzia? Perché egli parla insistentemente
di “Padre” riferendosi a Dio? Perché non lo chiama mai Jahvè? Risulta evidente
da questi pochi accenni che Gesù era consapevole dell’esistenza di un altro Dio
e la Chiesa che voi vi fate l’onore di rappresentare ha commesso il più
terribile degli errori negandone l’esistenza e peggio ancora attribuendone le
qualità spirituali soprannaturali a quel creatore di sofferenze e morte che voi
chiamate Dio. Non si può fare una commistione così blasfema e purtroppo voi
l’avete fatta, quindi non me dovreste interrogare, sebbene coloro che si sono
macchiati di questo grande peccato davanti allo Spirito di Verità.
Bruseus. Sono apparentemente d’accordo; sebbene dissenti profondamente da queste
dissacranti riflessioni, fin qui la posso seguire. Ma come la mettiamo, quando
lei, da questi concetti, trae la conclusione terrificante che non bisogna
sposarsi?; che bisogna negare la sessualità come fattore di propagazione della
specie?; come la mettiamo quando lei incita le folle quasi a lasciarsi morire
d’inedia, in una sorta di suicidio volontario nel tentativo di privare la
creazione del suo più prezioso gioiello, appunto dell’uomo? Non significherebbe
la fine del genere umano? Non significherebbe la distruzione di quello stesso
spirito che lei afferma essere presente nella persona? Come risponde a queste
terribili incriminazioni teologiche?
Marcione. Io non rispondo un bel niente, faccio delle semplici osservazioni e ne
ricavo conseguenze logiche stringenti. D’altronde, quando lei afferma che lo
spirito sarebbe in noi, è sicuro di aver detto in toto la verità? Credo in
verità che lo spirito di cui lei parla sia un’altra cosa rispetto allo Spirito
di cui parlo io. C’è spirito e Spirito. Lo spirito a cui lei si riferisce è la
parte più progredita dell’uomo, d’accordo, ma risulta sempre essere alle
dipendenze delle direttive mortali del Creatore. Altra cosa è lo Spirito
Superiore di cui mi sono fatto paladino. Questa qualità eccelsa dell’uomo si
trova infusa in noi per un atto di Puro Amore da parte del Dio nascosto che voi
continuate a vilipendere e disprezzare. Ma sebbene si trovi in noi, solo pochi
ne possono godere fino in fondo e questo è dimostrato dal fatto che il mondo,
nonostante tutto, continua indisturbato nelle sue trame oscure di lutto, guerre
e morte. Da ciò io traggo la conclusione che non fa assolutamente parte di
questa creazione ma si trova solo in apparenza in questo mondo, forse
addirittura all’insaputa dell’artefice di questo circo dell’orrore, al solo
scopo di illuminare le menti sulla indispensabilità di annientarlo fin nei suoi
più oscuri recessi fondativi.
Bruseus. Mi dica l’ultima cosa. Se ho capito bene, per lei il Creatore di tutte
le cose non è il Dio di Gesù. Chi è, allora?
Marcione. Non dico che sia Satana in persona, ma in definitiva non siamo molto
lontani dal vero quando noi marcioniti osiamo affermare che si tratta
sicuramente di un Dio malefico o quanto meno ingannatore.
Bruseus. Basta, non voglio sentire altro. Riferirò ora stesso al Vescovo di Roma
tutte queste idee agghiaccianti. Sarà lui a decidere. Si aspetti comunque una
scomunica, anzi fin d’ora io stesso mi assumo la responsabilità di
comminargliela seduta stante. Lei deve partire da Roma subito, le diamo appena
cinque ore di tempo per prepararsi. Trascorso questo tempo, chiunque la potrà
uccidere impunemente. Vada dunque, via, subito, ne va della sua vita!!
3° Capitolo
Interrogatorio di Ario da parte del vescovo siriaco Sanitis davanti al Concilio
di Nicea, presente l’Imperatore Costantino.
L’accusa ad Ario, filosofo e sacerdote alessandrino del IV secolo dopo Cristo,
era molto pesante e foriera di gravi presagi: si mormorava che quest’uomo dalla
tempra d’acciaio aveva osato pensare e propalare ai quattro venti che c’è una
grande differenza tra Dio, essere ingenerato ed eterno, e Cristo, creatura
generata e creata dal Padre molto tempo dopo l’inizio della creazione
dell’universo. Era un’accusa che gli poteva costare non solo la perdita della
carriera ecclesiastica, ma finanche gli poteva insidiare persino l’incolumità
fisica. Già si parlava di sicari in incognito sulle sue tracce con l’ordine di
ucciderlo. Per questo Ario usciva sempre di nascosto e sempre accompagnato da
energumeni pronti a difenderlo da tranelli e imboscate. Certo, la sua fama era
così estesa e capillare che prima di ucciderlo dovevano pensarci mille volte. Lo
stesso Imperatore Costantino, si diceva, anche se pubblicamente lo biasimava per
le sue idee, in privato si dimostrava molto più accomodante, anche perché la sua
tesi principale, che cioè Dio fosse un essere di gran lunga superiore al preteso
Figlio, lo intrigava non poco, nel senso che anche lui riteneva che un uomo, pur
ispirato e illuminato dall’alto, non potesse minimamente aspirare alla carica
seppure secondaria di vice-Dio o cose del genere. Ma la Chiesa ufficiale, ormai,
lo aveva in suo potere e del resto l’impero ormai allo sfascio non gli
permetteva di andare allo scontro con una istituzione, quella cristiana, sempre
più agguerrita e temeraria. E questa Chiesa chiedeva ormai apertamente la testa
di Ario quale avversario numero uno da abbattere prima che ne mettesse in
pericolo la rispettabilità, l’onorabilità e l’autorità.
A tal fine, proprio in occasione del Concilio di Nicea, allestito in tutta
fretta e furia per dare scacco alle tesi di Ario, fu dato mandato al Vescovo
cattolico-siriaco Sanitis di interrogarlo severamente, in presenza dello stesso
Costantino, che in verità, come detto, non era poi tanto sicuro della blasfemia
delle teorie professate dal filosofo e sacerdote alessandrino.
Ario aveva fiutato il pericolo, ma tuttavia non poteva esimersi dal presentarsi
davanti ad un Concilio che, almeno ufficialmente, era stato indetto
personalmente dall’Imperatore.
Quando entrò nell’ampia sala delle udienze del Concilio, fu alquanto scosso
dall’enorme presenza di vescovi e presbiteri della Chiesa di Roma e di varie
altre Chiese del vicino oriente.
L’imperatore, seduto sul suo trono dorato e agghindato con vesti sfarzose di
mille colori che ne ingrossavano a dismisura la figura, lo guardò incedere nella
sala con occhi fissi e pietrificati, non sapendo davvero che pesci pigliare ora
che la Chiesa aveva chiesto ufficialmente la sua punizione. Gli altri presenti,
non appena videro Ario, si segnarono col segno distintivo della croce, quasi
fossero in presenza del Diavolo in persona.
Prese subito la parola Sanitis, che sedeva proprio accanto all’imperatore, e
subito domandò ad Ario come intendeva difendersi dalle imputazioni filosofiche a
suo carico.
Ario rispose sicuro di sé: “Carissimi ascoltatori e colleghi, incomincio col
dire che io non considero affatto imputazioni quelle che mi sembrano più che
altro semplici interpretazioni della figura di Cristo. Se uno non può più
riflettere e pensare con la propria testa, allora mi chiedo dove sono andati a
finire tutti quei precetti di carità e fratellanza di cui parlava Cristo. Io ho
solo detto e pensato che Dio, essendo per natura onnipotente ed eterno, non
potrebbe mai, dico mai, mostrarsi nelle vesti di un semplice uomo seppure
ispirato da questo stesso Dio.” “Qui sta il punto” rispose stizzito Sanitis “in
questo modo lei nega tutto il piano di salvazione e redenzione per il quale il
Nazareno si è incarnato ed è apparso dinanzi a noi. Come potrebbe svolgere
tuttora questo compito, se lei si ostina a dichiarare che Cristo non solo non è
il Figlio di Dio ma che addirittura sarebbe un semplice uomo, come tutti noi che
nasciamo e moriamo senza lasciare traccia alcuna della nostra esistenza? Mi
sembra lapalissiano che in questo modo lei ne squalifica per sempre la figura e
la missione. Come risponde a questo terribile addebito?” “Io vorrei rivelarvi,
cari signori, ma non so se ci riuscirò” rispose Ario con aria accigliata mentre
volgeva lo sguardo penetrante all’altrettanto accigliato Costantino, silenzioso
e attento come non mai “io vorrei convincervi che io non nego affatto che Gesù
sia Figlio di Dio, come si vuole far credere anche al presente Augusto
Imperatore qui astante. Io penso soltanto che tra Padre e Figlio non c’è un
rapporto diretto di figliolanza, nel senso che il secondo non preesisteva come
il primo prima della creazione, ma nacque e fu creato da Dio come tutte le sue
creature umane ed angeliche e certamente lo fu comunque prima della comparsa
della creazione stessa. Vedete dunque che io non nego che egli sia una creatura
superiore a tutte le altre, materiali e spirituali, nego soltanto che egli si
possa equiparare seppure lontanamente a Dio, perché questi è qualcosa di
talmente grande e misterioso che non può neppure vagamente essere albergato in
toto in un essere umano seppure dotato di prerogative divine. Qui non è in gioco
la divinità di Cristo (che, sia detto per inciso, potrebbe essere stato
innalzato al rango divino anche per una semplice adozione da parte di Dio in
segno di premiazione per le sue alte doti spirituali), qui si deve discutere del
rapporto oscuro esistente tra la prima e la seconda persona della santissima
trinità.” “Non riesco a seguirla” lo interruppe un po’ burbero Sanitis “mi pare
che lei si stia contraddicendo. L’accusa a lei rivolta è che lei ritiene Gesù un
essere nettamente inferiore al Padre, mentre adesso, di fronte a questo santo
consesso, forse anche per paura di eventuali scomuniche, lei sembra abiurare la
sua consueta ipotesi contraddicendosi con l’affermazione che non contesta la
divinità di Cristo, sebbene un suo ambiguo rapporto diretto con Dio. Cosa
intende davvero dire quando parla di un preteso rapporto oscuro Dio-Figlio?”
“Non è facile spiegarlo di fronte a tante autorevoli persone. In privato ci
riuscirei meglio. Ma poiché sono stato chiamato a difendermi ufficialmente da
tutta questa montagna di diffamazioni filosofiche e teologiche, allora preciso
meglio il tiro delle mie teorie. In sostanza” continuò il sacerdote imputato di
eresia mentre si toccava la fronte quasi nell’atto di ricordare un discorso
imparato a memoria “in sostanza io sono giunto alla convinzione che tra Dio e
Cristo non esiste un rapporto diretto di figliolanza in quanto il primo appare
assai lontano da quanto ha insegnato il povero falegname di Nazareth.” “Come,
come?” gridò Sanitis alzandosi di scatto dalla sedia seguito in questo dallo
stesso Costantino anch’egli colpito da questa inaspettata rivelazione di Ario,
che forse neppure lui conosceva così di prima mano, sebbene ne avesse sentito
degli accenni in alcuni incontri privati con i numerosi sostenitori del
filosofo.
A questo punto Ario si fece molto più grave nel volto e affermò tra gli
improvvisi mormorii della sala quanto segue: “Signori, sto per confidarvi un
segreto che non ho mai confidato a nessuno, per questo vi chiedo un po’ di
silenzio, se me ne darete il consenso. Quando in sostanza io parlo di una
differenza radicale tra Dio e Gesù non sto affermando assolutamente che Gesù sia
inferiore al Padre, sto solo dicendo che le caratteristiche e le qualità di
questo Dio non si confanno minimamente al messaggio del nazareno. Mi spiego
meglio. Io mi prendo la responsabilità di affermare che Gesù sia un uomo in
carne e ossa come tutti noi, ma con questo io non ne contesto affatto la
divinità, dico soltanto che egli è venuto a rivelarci l’esistenza di un Padre
Sommo che non ha alcunché a che fare con questo Dio di cui stiamo discutendo.
Gesù potrebbe essere anche il Figlio di Dio, ma dobbiamo metterci d’accordo su
quel che riteniamo sia davvero questo Dio. Finchè non forniremo una risposta
accettabile a questo grande quesito credo che questa riunione non possa decidere
alcunché in merito alle pretese imputazioni mossemi.”
A queste dichiarazioni insolite la sala fu riempita da brusii sempre più forti
di disappunto, qualcuno si coprì spaventato il viso con le mani, qualche altro
uscì dalla sala in segno di profonda contrarietà e inquietudine, qualcun altro
puntò il dito contro il filosofo accusandolo di stare vaneggiando e allora
Sanitis, ordinando l’immediato silenzio per una vantaggiosa prosecuzione
dell’interrogatorio, chiese scuro in volto ad Ario: “Come le viene un’idea del
genere? Ma lei si rende conto di quello che sta affermando? Non capisce che in
questo modo sarebbe messa in pericolo l’onnipotenza di Dio, insinuando
l’esistenza di un altro Dio che ne inficerebbe la qualità primaria e
filosoficamente indispensabile? Dio è uno e uno solo e uno solo è il Figlio. Dio
è il Padre Onnipotente, creatore del cielo e della terra e di tutte le cose
visibili e invisibili. Gesù è l’unico Signore, della stessa sostanza del Padre.
Dio da Dio, Luce da Luce, Dio vero da Dio vero. Non ci può essere un’altra
credenza, in questa maniera l’intera esistenza universale diventerebbe una
bolgia e un inferno senza leggi, né regole. E l’Imperatore qui presente è molto
sensibile alle Leggi. Cosa succederebbe all’Impero se si ammettesse che esiste
un’altra divinità spiritualmente superiore al nostro Dio? Semplice:
crollerebbero tutte le nostre convinzioni, crollerebbe la divinità di Gesù e
perfino di Dio stesso, si correrebbe il rischio di far apparire questo Dio non
come Padre Giusto e Santo, sebbene come semplice artefice di un mondo in balia
del male e della morte!!” “Attenzione” ribattè calmo Ario “se si definisce Dio
appicicandogli l’etichetta di Padre Onnipotente e creatore di tutte le cose
visibili e invisibili, non si corre forse il rischio di attribuirgli anche la
paternità del Male? E voi volete questo? Volete che a questo Dio venga
addebitata una creazione che sprizza sangue da tutti i pori? Volete caricarlo
della responsabilità di tutte le sofferenze, delle malattie, delle guerre, delle
ingiustizie, dei terremoti e maremoti che si abbattono spietatamente sull’uomo
distruggendolo e oltraggiandolo quasi fosse una semplice formica da pestare?
Mettiamola dunque così: io ammetto che Gesù sia il Figlio di Dio, ma non del Dio
in cui voi credete. Io penso che il Padre di Gesù non sia Dio, sebbene un Essere
spirituale che l’umanità ha bisogno di conoscere, altrimenti condanneremo il
genere umano all’ignoranza perpetua. E voi volete questo? Volete che l’umanità
si culli in questa effimera convinzione che il Padre di questa creazione sia un
essere buono e caritatevole che provvede ai bisogni dei suoi figli? E allora
perché non ne impedisce la morte? Perché permette che cada in tentazione? Perché
permette che soffra di continuo le malattie, la fame e le guerre? Questo Dio in
cui fino ad ora abbiamo creduto, dunque, per me non è il vero Dio, è una sorta
di divinità pagana importata dalla Giudea ebraica, alla quale, forzando la mano
e la mente degli uomini più evoluti, si è voluta per forza affibbiare la
figliolanza di Gesù. Ma che tra le due persone della Trinità vi sia un abisso
incolmabile dovrebbe apparire ormai evidente.” “Va bene, va bene” disse Sanitis
improvvisamente rabbonito “lasciamo per adesso il discorso di Dio e passiamo a
Gesù. Dunque, se non erro, per lei Cristo era un uomo, un semplice uomo, seppure
dotato di caratteristiche divine. E’ così?” “Che sia un uomo non c’è bisogno che
lo dica io, esistono testimonianze dirette ed inequivocabili le quali
chiariscono in maniera inconfutabile che tale è stato l’uomo che a torto si è
voluto qualificare come Figlio di Dio. Ma il punto non è questo. Che Gesù sia
uomo o Dio non ha molta importanza, quello che conta è analizzare a fondo quello
che egli ci ha voluto dire veramente nei suoi discorsi e nelle sue gesta
leggendarie. Egli era un uomo che ha lottato a fondo contro le ingiustizie di
questo mondo, aveva capito che l’intero universo giace sotto gli artigli del
Male, per questo è andato volontariamente alla morte lasciandosi crocifiggere
come un semplice malfattore, appunto per dimostrare a tutti col suo sacrificio
che questa esistenza è radicalmente votata alla menzogna e all’inganno e quindi
da cambiare in toto. E l’inganno cui mi riferisco è che questo mondo per lui non
è stato il parto di un Dio Buono come siamo sempre stati portati a credere,
sebbene di un essere con poteri creazionali del tutto distante dalla sua
predicazione. Egli si è scontrato profondamente con i capisaldi della fede
ebraica in Jahvè, aveva compreso che questo Dio non era un Dio universale, ma
qualcosa di assai regionale. Egli mirava alla universalità del suo messaggio,
mirava a far risvegliare la mente degli uomini verso orizzonti spirituali mai
prima d’allora sperimentati, anche se anch’egli, in virtù del fatto che era
stato partorito in maniera naturale come tutte le persone, è stato soggetto al
peccato e alla morte. Tuttavia, pur profondamente umano, tant’è vero che si
sposò con la Maddalena avendone anche dei figli, egli, per primo, aveva scoperto
l’esistenza dell’altro Dio Sconosciuto, di cui, annunciandone con potenza la
Realtà incontestabile, si fece autonomamente Figlio, venendo appunto per questo
crocifisso, perché i notabili del Sinedrio mai e poi mai avrebbero accettato che
Jahvè fosse scalzato dal suo trono pagano in favore di qualcosa di cui i Giudei
non ne avevano neppure l’idea. Era un annuncio rivoluzionario in grado di
sconvolgere la vita sociale degli ebrei e di tutto il mondo romano, in un tempo
in cui la vita materiale aveva una sua predominanza assoluta che mal poteva
conciliarsi con questo concetto disceso quasi da un’altra dimensione della
mente.”
Qui l’assemblea cadde in una specie di silenzio tombale, Costantino si alzò dal
suo trono, andò incontro ad Ario, gli lisciò stranamente una guancia e gli
sorrise; quindi, rivolgendosi ai vescovi, disse con aria molto grave: “Avete
sentito? Il nostro Ario non nega che Gesù abbia in sé qualcosa di divino. Pur
ammettendone il carattere profondamente umano, egli ne dà una spiegazione che
siamo tenuti ad ascoltare e interpretare nella giusta maniera. Ma noi, carissimo
Ario, anche per ragioni di politica interna e di ordine pubblico, non possiamo
lasciare il nostro Dio senza un Figlio caritatevole, altrimenti questo Dio
rimarrebbe nudo ed esposto a tutte le critiche possibili e immaginabili. Appunto
per questo, io propongo un patto tra Ario e questa Santa Assemblea. Sia scritto
dunque che Gesù è allo stesso tempo uomo e Dio, uomo in quanto ha vissuto ed è
morto come muoiono tutti in questa vita e Dio in quanto annunciatore delle
qualità superiori del Padre, ovviamente da non confondersi con Jahvè, questo lo
abbiamo capito tutti. Sia dunque cancellato dai Vangeli per sempre il nome di
Jahvè e sostituito col termine di Padre. In questo modo faremo giustizia di
tutte le eresie che potranno sorgere nei secoli venturi. Da un lato dunque si
dica che Dio è un Essere Spirituale Buono e Sommamente Giusto, come dice il
nostro Ario, e dall’altro si dica parimenti che è il creatore del cielo e della
terra e di tutte le cose visibili e invisibili. Non possiamo permetterci due
divinità, non possiamo lasciare questo mondo in balia di una divinità malefica.
D’altro canto, spostando la questione sulla figura di Gesù, dobbiamo convenire
parimenti che egli era un uomo rivoluzionario che intendeva cambiare anche con
la forza il corso degli eventi storici, cosa vera ma comunque pericolosa anche
ai nostri giorni, e appunto per non sottolineare più del dovuto questa parte pur
delicata e cruciale del suo messaggio, è d’obbligo affiancare ai vangeli ‘umani’
un altro Vangelo che lo definisca spirito sommamente evoluto ed elevato che
aveva avuto il coraggio di sanare le contraddizioni della creazione,
assumendosene le responsabilità in qualità quanto meno di inviato divino. In
questo modo, salveremo le sue credenziali di Redentore e Salvatore del genere
umano, salveremo il concetto di Dio come Creatore di tutto ciò che esiste e nel
contempo attribuiremo a questo Dio anche le caratteristiche care ad Ario, che
cioè egli sia lontano mille miglia dal mondo da lui stesso creato e per spiegare
questa apparente dicotomia diremo che egli ci ha dato il Libero Arbitrio per
scegliere liberamente se optare per il bene o per il male. Mi sembra un accordo
tutto sommato credibile e rispondente anche al messaggio più intimo di Cristo.
Che ne pensa, eminenza?” domandò a questo punto Costantino rivolto a Sanitis.
“Per me va bene” rispose a malincuore il severo Vescovo siriaco “ma desidero che
questa dichiarazione sia sottoscritta anche dal qui presente Ario, per colpa del
quale è nato tutto questo putiferio.”
“Accetto anch’io questo accordo proposto dall’Augusto Imperatore, tuttavia mi
sia concesso di non partecipare alla stesura del verbale finale e del Credo che
ne risulterà, potremmo scontrarci ancora ed io sono molto stanco di questa
situazione. Lasciatemi dunque andare a casa a riposare.”
“Carissimo Ario” disse a questo punto Costantino “so che non le piacerà questa
mia decisione, ma insieme a Sanitis abbiamo deciso che per il suo stesso bene
lei vada a vivere in esilio per qualche tempo in maniera che si spenga molto
presto tutto questo trambusto provocato dalle sue teorie filosofiche. Ritornerà
non appena se ne presenterà l’occasione. Arrivederci a presto!!” concluse
l’Imperatore ed Ario si avviò mestamente all’uscita tra il silenzio della folla
ecclesiastica.
4° Capitolo
Soliloquio e morte di Sant’Agostino
Narra un famoso racconto fantastico che un giorno, sul letto di morte, il grande
filosofo di Tagaste, Sant’Agostino, non riuscendo a risolvere il rompicapo del
problema filosofico del Male, sul quale si era arrovellato per tutta una vita,
si lasciò andare ad un soliloquio disperato, tanto che la vicina perpetua, che
armeggiava in una stanza vicina, lo sentì quasi gridare per la foga immessa in
questa quasi ultima manifestazione del suo spirito a quanto sembra piegato dallo
sconforto per non essere riuscito nell’intento di dare una qualche spiegazione
al suo unico tormento. A questo punto, aprì pian piano la porta e vide il
filosofo contorcersi sul letto come in preda ad un attacco apoplettico, mentre
nel contempo alcune lacrime rigavano chiaramente il suo volto ormai segnato
dalle sofferenze della vetusta età. Chiuse pertanto la porta e si mise ad
origliare.
Sant’Agostino. “Si Deus est, quia malum? Se Dio esiste, perché esiste parimenti
anche il Male? Se Dio esiste, perché la morte? Se Dio esiste, perché le
sofferenze, le malattie e la dura e terribile vecchiaia? Se Dio esiste, perché
le guerre? Se Dio esiste, perché i terremoti, i maremoti, le violenze cieche
della natura che nulla guarda quando deve sfogare sull’uomo la sua terribile
forza distruttrice? Se Dio esiste, perché l’ignoranza, l’invidia, l’odio, i
soprusi, le vergognose ingiustizie, la fame, la povertà, le privazioni,
l’omicidio, il sangue degli innocenti, le persecuzioni, le flagellazioni, le
crocifissioni, le carcerazioni, in sostanza tutto il Male che si possa
immaginare? Se Dio esiste, perché la sessualità bestiale? Se Dio esiste, perché
i dolori del parto e spesso anche la morte della genitrice e del nascituro? Se
Dio esiste, perché ha creato il mondo? Se Dio esiste ed era autosufficiente e
non gli mancava nulla, perché gli è venuta voglia di farlo? Se Dio esiste,
perché ha permesso che l’uomo peccasse nelle sembianze di Adamo ed Eva,
coinvolgendo in questo modo l’intero genere umano incolpevole? Se Dio esiste,
perché ha piantato nell’Eden l’albero del Bene e del Male? Se Dio esiste, perché
ha permesso che il Serpente entrasse nel Paradiso senza chiedergli il permesso?
Se Dio esiste, perché non lo ha impedito? Se Dio esiste, perché permette che
tutte queste sventure accadano? Se Dio esiste, perché ha dato all’uomo il Libero
Arbitrio? Se Dio esiste, non doveva sapere che simile Libertà si sarebbe
tramutata in tragedia, essendo l’uomo incapace di optare per il Bene? Se Dio
esiste, perché ha creato Lucifero? Se Dio esiste, perché Lucifero si è
trasformato in Satana? Se Dio esiste, perché ha mandato il suo unico Figlio a
redimere i peccati del mondo, quando in definitiva era Lui in persona l’artefice
di questi stessi peccati? Se Dio esiste, perché non scendeva lui personalmente
sulla Terra? Se Dio esiste, perché ha voluto sacrificare così sanguinosamente il
Figlio? Se Dio esiste, perché ci tormenta con tutti questi dubbi? Se Dio esiste,
perché non si fa comprendere? Se Dio esiste, perché ha bisogno della nostra fede
cieca, che in definitiva non ci dà alcuna speranza che lui esista realmente? Se
Dio esiste………” qui Sant’Agostino ebbe un momento di angoscia sconfinata e restò
come pietrificato dall’orrore e in un mormorio appena percettibile dalla
perpetua, che continuava a origliare con discrezione, continuò: “No, non può
essere il mio Dio, questo Dio che si diverte a distruggere le sue creature nelle
sofferenze e nella morte. Non può essere il mio Dio, questo Dio che non fa nulla
per alleviare le tante ingiustizie di questo mondo. Non può essere il mio Dio,
questo Dio che mi chiede solo la fede per credergli senza ragionare. Non può
essere il mio Dio, questo Dio che desidera solo l’accettazione aprioristica
della sua creazione. Non può essere il mio Dio, questo Dio che ha creato il
peggiore dei mondi possibili. Non può essere il mio Dio, questo Dio che ha posto
in essere una massa di dannati senza via di scampo. Non può essere il mio Dio,
questo Dio che ci fa peccare quotidianamente quasi col suo stesso assenso,
affinchè poi ci possa costringere a chiedergli perdono e misericordia. Non può
essere il mio Dio, questo Dio che fa vivere l’uomo nel timore della morte e del
suo inappellabile e spietato giudizio. Come ci ha detto il Salvatore Gesù
Cristo, Dio è Amore, Bene Sovrano, Bontà Assoluta, Spirito Santo e Spirito di
Verità, Padre Giusto ma di una Giustizia incomparabilmente Superiore a qualsiasi
definizione che se ne costruisce l’uomo. E allora? E’ la Grazia il dono più alto
e non la fede? E’ la Grazia che ci fa comprendere tutto ciò cui la nostra
ragione non può accedere? Ma che cos’è la Grazia? E’ l’intervento divino per
eccellenza quando la fede non basta più perché sommersa dall’oceano dei dubbi e
dei tormenti? E che tipo di Grazia è? Ha a che fare con questo Dio creatore di
tutti questi mali e di tutte queste ingiustizie? O non si tratta di un
intervento soprannaturale proveniente da un’altra dimensione di un’altra
divinità sconosciuta? La materia e lo spirito sono stati creati da un unico
creatore? O vanno ricondotti a due diverse divinità antagoniste? Del resto, se
Dio per definizione è Spirito, perché avrebbe dovuto squalificarsi ponendo in
essere una materia mortale soggetta all’annientamento e alla putrefazione?
Esiste dunque un altro Dio che la Chiesa ufficiale ci ha tenuto segreto e
nascosto? Perché a qualunque costo si è voluto mescolare con un artificio
filosofico assurdo e illogico il Dio dell’Antico con quello del nuovo
Testamento, quando persino un bambino si rende conto che si tratta di due libri
totalmente agli antipodi? I manichei avevano dunque ragione? E perché io stesso
li ho combattuti per tutta la vita? Non ho peccato contro quella stessa Grazia
proveniente dal Puro Spirito dell’altro Dio Sconosciuto alle masse? Dio Lontano
e Forestiero, perdonami; almeno in questo estremo momento in cui la morte la
sento più vicina che mai, ho capito che tu esisti e che fai di tutto per
ricondurci nelle tue sacrosante dimore, quelle dimore che non sono nel mondo e
nell’universo creati da chissà quale Artefice, sebbene nei più alti cieli
dell’intelletto completamente refrattari alla nostra precaria e compassionevole
esistenza.”
Qui la perpetua, anch’ella sconvolta da quanto aveva udito, riaprì pian piano la
porta e, avvedendosi che il Santo si era quasi addormentato dalla fatica, gli si
avvicinò con cautela per non farsi udire, gli allungò sul corpo esile quasi
cadaverico le coperte sgualcite, sciupate e umidicce e proprio allora si accorse
stralunando gli occhi che il vecchio filosofo era…….morto e con lui moriva
definitivamente tutta la sua sofferenza intellettuale.
5° Capitolo
Colloquio di un Cataro radicale, tale Miletus, con l’Inquisitore domenicano
Valpin, avvenuto nel Castello di Montsegur poco tempo prima dell’assalto finale
delle armate crociate.
L’eresia catara imperversava con potenza inaudita in tutte le terre del
mezzogiorno francese, segnatamente a Beziers, Albi, Carcassona, Tolosa e
dintorni. La Chiesa non sapeva più come fare per arginare simile insolita
agguerrita credenza. Gli animi erano scossi fin nel profondo e molti, da
cattolici che erano, erano stati talmente influenzati dalla predicazione catara
da abiurare la loro fede passando nelle file dei temibili eterodossi. Papa
Innocenzo III era ormai arrivato alla decisione di stroncare nel sangue tale
pericolosa eresia, anche a costo di organizzare una anomala crociata in
territorio europeo, una sorta di guerra civile tra cristiani che non si era mai
verificata.
Il fatto era che i catari professavano idee ritenute assai minacciose per la
cristianità: affermavano che Gesù era un uomo seppure ispirato, che si era
sposato con la Maddalena avendone anche una discendenza diretta tuttora in quel
tempo viva e vegeta pronta a detronizzare le autorità ecclesiastiche vaticane,
credevano nell’esistenza di due divinità antagoniste di cui una, il Rex Mundi,
individuavano nell’antico Jahvè, ritenuto una divinità pagana responsabile di
tutto il male possibile e immaginabile, contestavano che Gesù fosse il Figlio di
un tale Dio vindice e spietato, accusavano la Chiesa di aver tradito il
messaggio originario di Gesù, vivendo nell’opulenza e nella dabbenaggine e
fregandosene altamente della Povertà e della Giustizia divulgate dal nazareno,
osavano addirittura invogliare i loro adepti a lasciarsi morire d’inedia nel
cosiddetto rito blasfemo dell’Endura……in sostanza, della religione cristiana,
negavano tutto o quasi tutto, reputandola per giunta di origine diabolica ed
usurpatrice del messaggio di Cristo, accuse terribili che non potevano essere
lasciate senza risposta.
Per questo, il Papa aveva dato mandato ad alcuni famosi cavalieri crociati di
allestire in breve un forte esercito per distruggere dalle fondamenta questa
sinistra congrega.
Il tentativo sembrò in un primo momento riuscire pur in mezzo a sanguinarie ed
inaudite atrocità di cui si macchiarono i crociati, che passarono al filo della
spada, a parte i roghi che vennero allestiti in ogni dove, qualcosa come
quarantamila persone, tra cui molti vecchi, donne e bambini innocenti. Tra
tutte, la strage di Beziers fu quella che più frastornò il mondo cristiano. La
città fu praticamente rasa al suolo, bruciata e cancellata letteralmente dalla
carta geografica e i quasi diecimila abitanti vi morirono praticamente tutti in
mezzo a massacri inusitati. Ma la circostanza che più scioccò gli animi fu
l’irruzione nella Chiesa di Santa Maria Maddalena di Beziers proprio nel giorno
in cui si festeggia questa donna secondo i catari moglie di Cristo, precisamente
il 22 Luglio del 1209, quando un drappello di crociati, incuranti della
sacralità del luogo, dopo avere sfondato il pesante portone, vi penetrarono come
assatanati e con disumana ferocia scannarono quanti vi si erano nascosti fidando
nella sua inviolabità. Il pavimento del luogo santo fu bagnato del sangue di
almeno duecentoquaranta persone e alcune leggende si spingono ad affermare che
ivi fu ucciso anche l’inviato vaticano Savoldelli che inutilmente aveva cercato
di calmare la furia degli invasori ed altrettanto inutilmente aveva fatto
presente le sue credenziali di rappresentante legale della Chiesa di Roma.
Dopo anni e anni di guerra feroce, alla fine una piccola schiera di catari,
appoggiati da ricchi tenutari e nobili del sud-francese, avevano trovato un
riparo apparentemente sicuro nella rocca di Montsegur, sulla cui cima sorgeva un
vetusto Castello praticamente imprendibile da qualsiasi esercito pur dotato
delle più moderne tecniche di guerra.
I capi crociati fremevano dalla collera. Si era nel fatale 1244 e dopo
tantissimi anni di guerra si cercava la spallata finale per porre fine a quella
tremenda carneficina senza precedenti nella storia europea.
Furono inviati diversi messaggeri per firmare un accordo onorevole per tutti, ma
puntualmente gli arroccati negavano ogni soluzione. Furono attuati diversi
attacchi di sorpresa, ma furono tutti respinti dai difensori di Montsegur.
Fu deciso alfine di prendere i ribelli per fame e così furono chiuse tutte le
vie di accesso e di fuga degli occupanti del Castello, decisione che mise in
evidente difficoltà gli estremisti eretici, che furono costretti a più miti
consigli.
Fu allora che il Vaticano dispose l’invio nella rocca del famoso predicatore
domenicano Valpin per convincere i pochi catari rimasti vivi ad arrendersi in
cambio della vita.
Gli eretici accettarono e così Valpin giunse incolume nel sinistro Mastio
accompagnato da alcuni fidati collaboratori.
Poco dopo l’arrivo, il predicatore ebbe un colloquio con un certo Miletus, il
cataro più radicale fino ad allora conosciuto, un uomo inquietante per la sua
spaventosa cultura, che rispose alle domande del predicatore con una sicumera
tanto incredibile da metterne alla berlina le pur ferrate e stringenti
argomentazioni.
Valpin. Perché siete così testardi e non accettate di arrendervi?
Miletus. Perché dovremmo arrenderci alle atrocità e alla disumana ferocia di cui
la sua Chiesa o presunta tale si è macchiata?
Valpin. Ma voi professate idee e concetti religiosi ai limiti della pazzia!!
Come potete pensare che li si accetti senza colpo ferire?
Miletus. Cosa la preoccupa di più delle nostre credenze?
Valpin. Tutto. Ma più di ogni altra credenza ci preoccupa questa vostra
cocciutaggine a pensare e divulgare l’idea che oltre al nostro Dio ne esista un
altro di gran lunga più Giusto e Santo, colui che voi chiamate il Padre della
Bontà.
Miletus. E voi pensate davvero che questa sia un’idea eretica? E se le dicessi
che Cristo in persona professava anch’egli una simile per voi paurosa credenza,
che direbbe, allora?
A questo punto Miletus chiese a Valpin di seguirlo all’interno del Tempio del
Castello.
Giunsero in breve in un’ampio salone con al centro una specie di sarcofago
dorato. Valpin ne fu scosso fin nel profondo e restò pietrificato dallo sgomento
allorché lesse sulla copertura i seguenti caratteri intarsiati: Questa è la
Santa dimora di Cristo e qui dentro giacciono i resti mummificati di Gesù, colui
che a torto venne ritenuto il Figlio di Dio, mentre era ed è l’araldo
dell’esistenza del Dio Sconosciuto temuto come la peste dalla Chiesa ufficiale
di Roma.
Miletus. Ecco perché non ci arrendiamo. Siamo in possesso della salma di Gesù e
dentro il sarcofago si trova un rotolo di papiro a quanto pare scritto dalla
mano stessa del Salvatore. Vuole leggerlo? Forse è questo scritto insieme alla
salma di Cristo che interessa alla Chiesa, per questo ha scatenato contro di noi
la furia dei crociati. Ma non avranno mai queste fonti storiche, perché noi
disponiamo di collaboratori occulti che ci proteggono di nascosto, sto parlando
dei cavalieri Templari che ci hanno portato di loro spontanea volontà questi
reperti, dopo averli cercati e trovati scavando nell’antico e dirupato tempio di
Salomone a Gerusalemme. E questi cavalieri si trovano in incognito perfino tra
le fila dei crociati, per questo motivo sono sicuro che vi sarà per sempre
impedito di mettere le mani su queste prove della vera identità del nazareno.
A questo punto Miletus chiamò due suoi fidati adepti e ordinò loro di togliere
il pesante coperchio del sarcofago. Subito apparve la sagoma di un corpo
mummificato con nelle scheletriche mani il papiro di cui aveva parlato il
temibile cataro.
Il papiro fu tolto da Miletus con molta attenzione dalle presunte mani di Cristo
e l’eretico cominciò a leggere, traducendo simultaneamente la scrittura aramaica
con la quale era stato redatto il prezioso documento.
Io sono Gesù il Cristo, l’alfa e l’omega, il Principio e la Fine, il Messaggero
del Dio Sconosciuto, l’annunciatore del Padre Celeste non implicato in questa
sanguinosa creazione. Chiunque crede in me, è tenuto a credere anche a Colui che
mi ha inviato, altrimenti non sarà mai liberato dalla prigione di questo mondo,
dalle grinfie dell’Artefice maligno di questa Natura matrigna. Io sono venuto a
portare la spada e il fuoco attraverso cui distruggere dalle fondamenta questo
mondo impastato di lutti e sofferenze senza fine. Sono venuto a portare la
Giustizia laddove regna il sopruso dell’ignoranza e dell’odio. Sono venuto a
portare la luce laddove regna la tenebra assoluta. Sono venuto a sacrificarmi
per dimostrare all’umanità che un uomo, se vuole davvero salvare l’anima, deve
comportarsi come mi sono comportato io, sfidando tutte le potestà di questo
mondo fino al martirio e non tenendo in nessun conto il valore della propria
vita. Solo se l’uomo si dimostra coraggioso fino alla sua propria distruzione,
solo se raggiunge l’illuminazione attraverso esercizi e pratiche spirituali
intense e continue, solo allora un uomo può dirsi degno di appartenere ai figli
della Luce. Solo così può permettersi di sbeffeggiare un Creatore che ha creato
quello che ha creato solo allo scopo di perdere per sempre le sue creature. Il
mio Dio non è di questo mondo, come anch’io non sono di questo mondo. Sono
disceso dai più alti cieli dello Spirito e seppure all’apparenza uomo a tutti
gli effetti, tanto che mi sono sposato ed ho avuto dei figli, ho capito che non
serve a nulla sposarsi ed avere una discendenza. Ma poiché ho raggiunto la piena
illuminazione, sono stato costretto a farlo per far sì che il mio elevato Sapere
potesse essere trasmesso ai miei consanguinei. Non potevo lasciare l’umanità in
balia del male.
O voi che leggete questo documento sconquassante, sappiate che il mio Dio non ha
creato alcunché di materiale, Egli non poteva farlo perché intrinsecamente
incapace di agire in questa barbara maniera. Lo Spirito di Mio Padre è solo ed
unicamente Spirito e mai e poi mai è entrato in un qualsivoglia contatto con la
materia bestiale e putrescente. Egli è entrato nel mondo per un atto di Puro
Amore, perché spinto dalla pietà nel vedere soffrire tante creature in balia
delle sofferenze e della morte. Egli fa di tutto per ricondurre le nostre anime
a Lui e per questo si serve di tanto in tanto di persone illuminate
convincendole a sacrificarsi nell’annuncio della sua esistenza.
Miletus. Non le basta, o devo continuare?
Valpin. Come potrete mai provarmi che questo corpo mummificato e questo
documento appartengono al corpo e alla mente del Salvatore?
Miletus. Glielo posso provare seduta stante. Guardi il mio anello e lo confronti
con quello che Gesù tiene ancora nel suo anulare. L’anello che io ho addosso è
lo stesso di quello che Gesù si scambiò nel suo matrimonio con Maria Maddalena,
che dopo la sua morte lo trasmise ai suoi diretti consanguinei che a loro volta
lo tramandarono alle seguenti generazioni di secolo in secolo. Io sono in
sostanza un lontano discendente del sangue di Cristo e della Maddalena, come
osate solo pensare che io possa tradire il mio lontano e così elevato lignaggio?
Valpin. Ma un anello, da solo, non mi può confermare che lei dica il vero.
Miletus. E che ne pensa allora di questa lettera di circa settant’anni or sono?
E’ stata scritta da un templare di nome Vissoux.
Detto questo, Miletus sfilò dalla tasca un vecchio documento pergamenaceo e
cominciò a leggere: “Dopo tanti sforzi passati a scavare nel sottosuolo di
quello che fu il tempio di Salomone, abbiamo scoperto un piccolo e leggero
sarcofago con dentro il corpo mummificato di Gesù, che nell’anulare teneva
infilato un anello intarsiato con disegni e figure celesti di origine criptica.
Sul coperchio stava scritto quanto segue: ‘Questa è la Santa dimora di Cristo e
qui dentro giacciono i resti mummificati di Gesù, colui che a torto venne
ritenuto il Figlio di Dio, mentre era ed è l’araldo dell’esistenza del Dio
Sconosciuto temuto come la peste dalla Chiesa ufficiale di Roma.’
Non potendo ovviamente credere di aver trovato quanto stavamo cercando con tanta
pazienza e tenacia, l’indomani mattina scatenammo a Gerusalemme e dintorni i
nostri più fidati esperti Templari, assai ferrati nello spionaggio e nella
decrittazione di reperti storici, interrogando decine, centinaia e migliaia di
abitanti del luogo, venendo infine a conoscenza del fatto che quello era davvero
il corpo di Gesù e che l’anello che egli teneva nell’anulare era lo stesso che
il nazareno si scambiò tanti secoli prima con la Maddalena al momento del
matrimonio.
Dopo diversi altri tentativi, venemmo a sapere che la moglie di Gesù era
scappata nel sud della Francia per sfuggire alle persecuzioni romane e così ci
spostammo nei dintorni di Marsiglia e proprio nei pressi di questa città
trovammo l’ultima dimora della Santa, nella quale abbiamo rintracciato uno
scritto su un foglio di rame laminato che parlava chiaramente di un anello che
la Santa avrebbe trasmesso ai suoi figli. L’anello era descritto nei minimi
particolari e risulta facilmente identificabile perché di una fattura unica nel
suo genere. Sarebbe abbastanza corposo e all’esterno presenterebbe una serie di
precisi intarsi che descrivono il movimento degli astri, mentre nella parte
aderente alla pelle del dito vi sono scritte alcune lettere aramaiche abbastanza
traducibili in quanto alludono chiaramente all’esistenza di un Dio Nascosto e
Segreto, perno della predicazione del povero falegname di Nazareth.”
Miletus. Dubita ancora?
Valpin. Adesso, effettivamente, sarebbe sciocco negare un qualche fondamento
alla sua terribile rivelazione. Ma a noi la Chiesa non ci ha mai parlato
dell’esistenza di questi reperti. Ora capisco perché ce l’hanno tanto con voi
catari.
Miletus. Per forza, come avrebbero potuto? Perderebbero tutto il loro vuoto
potere, perché in questo modo verrebbe messo a nudo l’inganno perpetrato da più
di dodici secoli. Cristo non era la persona che si è voluto far credere ai
poveri ignoranti della Verità. Affermare l’umanità di Cristo equivarrebbe a
negare tutto il piano della redenzione per la quale si è deciso al Concilio di
Nicea di innalzarlo al rango divino e del resto questa era una mossa obbligata,
altrimenti il Creatore di questo mondo e di questa Natura sarebbe stato lasciato
da solo a sopportare tutte le critiche possibili e immaginabili alla sua indegna
opera di semplice Artefice e Demiurgo Falsario. Affiancandogli la figura di
Cristo quale Figlio e attribuendogli le qualità di cui parlava il nazareno
quando lo definiva Padre, si è voluto in questo modo salvaguardare le sue
prerogative di Buono e Giusto Creatore. Così facendo, però, gli imbroglioni di
Nicea non hanno potuto coprire l’orrore di simile operazione vergognosa, perché
appare evidente persino ad uno sprovveduto in materia teologica che vi è una
distanza abissale tra il concetto di Padre e il concetto di Dio inteso quale
creatore di un mondo impresentabile e sanguinario. Ma evidentemente si era al
bivio; o si definiva il Creatore come Padre di un Figlio Buono e Mansueto quale
fu effettivamente il Cristo, oppure si correva il rischio di creare uno iato
insanabile tra Dio e Gesù, correndo anche il pericolo di dare manforte a quanti
calcavano la mano sul carattere politico-rivoluzionario dell’opera del secondo,
dettaglio da non trascurare specie se ci mettiamo nella parte giocata da
Costantino che era molto attento a salvaguardare una parvenza di Legge al suo
impero devastato da ribellioni, guerre e ingiustizie a mai finire. Gesù fu
dunque fatto Figlio di Dio pur nell’assenza assoluta di qualsiasi definizione
apodittica delle vere qualità del preteso Creatore-Padre di questo Universo. Ma
poiché Gesù parlava spesso di Dio indicandolo col nuovo termine di Padre, un
termine ovviamente gnostico e praticamente sconosciuto ai giudei che credevano
ancora nella divinità pagana di Jahvè, si dovette allora pervenire ad un accordo
e per stilarlo fu scritto a quattro mani il cosiddetto Vangelo di Giovanni, che
in quest’ottica è da intendersi come un tentativo mal riuscito di amalgamare
tratti distintivi della figura di Gesù che poco o nulla si confacevano con
quanto affermato negli altri Vangeli allora circolanti. Capisce cosa voglio dire
realmente? Non è in sostanza importante credere o meno nella divinità di Gesù,
alla Chiesa preme soltanto conservare al Dio creatore le prerogative di Padre
annunciate dal primo. Solo così essa può riuscire a mantenere il suo potere.
Come si potrebbe convincere altrimenti i fedeli a credere ad un Dio che fosse
squalificato in partenza dalla sua stessa creazione? E poi, se si venisse a
sapere che Gesù è morto come un semplice uomo, cosa ne conseguirebbe? Non
crollerebbe tutto come in un castello di carta? In ogni caso, per noi catari
questo è il dettaglio meno importante: misconoscere la natura divina di Cristo
non significa delegittimarlo come messaggero dell’esistenza del Dio Nascosto e
Segreto, anzi proprio questa mortalità ne rappresenta la più alta dimostrazione,
in quanto dalla sua morte ne scaturisce la linfa più vitale, visto che ad
ucciderlo sono stati proprio coloro che sono stati presi dall’angoscia più
inquietante al pensiero che un uomo possa essersi elevato così in alto fino a
scontrarsi con quel Dio pagano Creatore di cui tanto si vantavano gli ebrei.”
Valpin. Lasciamo da parte comunque questi dettagli pur delicati. Sono stato
mandato qui per tentare un accordo con voi catari. Mi è stato dato l’incarico di
promettervi salva la vita in cambio della vostra resa senza condizioni.
Miletus. Purtroppo una condizione debbo chiederla: i reperti che le ho mostrato
non possono essere dati in mano a nessuno, men che meno agli efferati crociati
dalle mani lordate di sangue innocente.
Valpin. E se attaccassero ora stesso il Castello, come pensate di nascondere
questi reperti?
Miletus. Questo non è affar suo. Non riusciranno mai a trovarli.
Qui finì il colloquio di Valpin con Miletus e il primo si avviò all’uscita del
Castello, ma aveva fatto appena due passi fuori dalle mura che un cataro di
guardia alla roccaforte prese la mira e lo colpì con una freccia avvelenata alla
gola, lasciandolo esanime sul terreno. La morte avvenne dopo pochi minuti di
dolorosi contorcimenti. Quelli che lo seguivano fecero un tentativo di reazione
ma furono tutti ammazzati senza pietà a colpi di mazza sulla testa.
Quando, dopo tre giorni, i crociati ai piedi del monte vennero a conoscenza di
questo scempio, organizzarono subito l’assalto finale e pur tra numerose
difficoltà e innumerevoli morti riuscirono alfine a penetrare dentro il
Castello, dove trovarono un centinaio di persone intente a pregare.
Il comandante del drappello li guardò tutti in faccia e gridò loro, dopo avere
estratto una specie di foglio con degli appunti, chi era e dov’era Miletus e
altri tre catari, quattro individui evidentemente ritenuti i più pericolosi
dalla Chiesa. Non potendoli individuare, perché i quattro indiziati erano
scappati nottetempo dalla rocca attraverso un tunnel segreto portandosi con loro
i reperti di cui abbiamo parlato, il capitano dette ordine di bruciare la
roccaforte e di condurre a valle gli inquilini di Montsegur.
Fu quindi allestito un catafalco e tutti e cento i catari presi prigionieri
furono dati alle fiamme tra grida di dolore che riecheggiarono per lunghissimi
minuti in tutto il territorio circostante.
6° Capitolo
Rivelazione e Interrogatorio di un Templare, tale Bercquel, da parte
dell’Inquisitore vaticano Luldol.
Il processo ai Templari era in pieno svolgimento a Parigi e dintorni e Filippo
IV, Re dei francesi, insieme a Papa Clemente V, avevano dato mandato agli
inquisitori di mostrarsi duri e spietati quanto mai, in quanto l’eresia templare
stava mettendo a repentaglio l’onorabilità della Chiesa di Roma, forse assai più
di quella catara, sterminata nel sangue pochi decenni prima ma ancora in qualche
caso sopravvivente seppure clandestinamente.
Si vociferava che questi cavalieri erano entrati in possesso del tesoro cataro
sfuggito rocambolescamente ai crociati durante l’assedio di Montsegur del 1244,
dettaglio non trascurabile e molto inquietante in quanto secondo molti
informatori si sarebbe trattato di reperti storici particolarmente minacciosi,
in grado, se rivelati pubblicamente, di distruggere alla radice la religione
cristiana. Inoltre, per giunta, correva voce che questi misteriosi
monaci-guerrieri, durante i loro conciliaboli notturni nei territori d’Oltremare
ma anche ultimamente a Parigi prima dell’ordine d’arresto generalizzato,
avrebbero praticato terribili e blasfemi rituali facendo ricorso a particolari
tecniche di magia nera, apprese dai popoli dell’oriente con i quali erano
entrati in una qualche sinergia, riuscendo ad evocare gli spiriti del Male per
utilizzarli contro la Chiesa ufficiale allo scopo di annientarla. Si diceva
ancora che rinnegassero e sputassero sul Crocifisso e che adorassero una sorta
di idolo a forma di Testa plurifacciale definita col termine simbolico e astruso
di Baphomet, tutte accuse ovviamente da provare ma che in definitiva facevano
balenare palesemente un pericolo assai insidioso delle prerogative della Chiesa
di Roma.
Furono intrapresi interregotari su interrogatori ricorrendo anche alla tortura e
in molti casi diverse decine e centinaia di Templari vi persero la vita in mezzo
a spaventosi ed atroci spasimi.
Ci furono molte rimostranze per tale trattamento contro un’associazione che
appena qualche decennio prima era incensata e adulata da diverse Istituzioni
italiane ed Europee, non esclusa naturalmente la Chiesa, ma a quanto pare la
spietata decisione di Filippo IV di procedere al loro sterminio dovette pesare
notevolmente sui tanti protettori occulti di cui godevano ancora i Templari.
Dopo mesi e anni di indagini accurate e penetranti, alla fine l’inquisitore
vaticano Luldol, nel tentativo di salvare il salvabile, fu inviato da Roma a
Parigi per interloquire con uno dei più conturbanti templari, un uomo di nome
Bercquel sul quale si mormorava fosse l’ultimo depositario dei segreti più
inaccessibili di questa inquietante e misteriosa confraternita.
L’incontro avvenne in una stanza sotterranea illuminata appena da alcune
fiaccole e non appena vide il templare, l’inquisitore romano rimase molto scosso
osservando il suo prossimo interlocutore vestito solo di indumenti intimi e
legato con catene ai polsi fissate alla bassa copertura, in una posizione quanto
mai scomoda da farlo soffrire tremendamente.
Accanto presenziava paurosa una grossa bacinella di carbone ardente con infilato
una sorta di pugnale dall’impugnatura dorata, un attrezzo chiaramente di tortura
a quanto pare già usato (viste le enormi chiazze di escoriazioni sulle gambe e
sul volto del recluso) per bruciargli la pelle non appena se ne fosse presentata
la necessità.
Luldol. In nome di Dio, rivelatemi i vostri segreti, altrimenti morirete entro
poche ore!
Bercquel. Di quali segreti parlate?
Luldol. E’ vero che avete rinnegato e sputato sul crocifisso?
Bercquel. E’ vero, ma si trattava di un rituale esoterico, non era affatto un
comportamento da prendere alla lettera.
Luldol. Che intendete dire?
Bercquel. Intendo dire che noi rinnegavamo non la figura di Gesù, sebbene
l’interpretazione per noi errata che la Chiesa e i popoli cristiani ne danno e
ne davano, a nostro parere lontana mille miglia dalla vera predicazione del
nazareno.
Luldol. E quale sarebbe questa giusta interpretazione? Crede davvero che la
Chiesa a cui appartengo si sia macchiata di un così grave e imperdonabile
abbaglio?
Bercquel. Lo credo, altrimenti non ci sottoporremmo quasi volontariamente e
oserei dire felicemente a questa sorta di martirio. La Chiesa di Roma non sa
neppure chi è e chi era il Cristo, se lo sapesse si opporrebbe alla nostra
tortura perché questi non proclamava la violenza sebbene la pace e la
fratellanza tra gli uomini. E voi rappresentereste i veri prosecutori del
messaggio di Gesù!? Dovreste vergognarvi al solo pensarlo!
Luldol. Non avete risposto alla mia domanda. Ripeto: qual è la giusta
interpretazione che date della figura del Cristo?
Bercquel. Si tratta di un’esegesi che le farà rizzare i capelli! Vuole davvero
che glielo dica?
Luldol. Lo voglio, altrimenti non sarei qui.
Bercquel. Allora stia attento.
Quando, nel lontano 1118, i nostri predecessori vennero mandati a Gerusalemme
allo scopo di proteggere i pellegrini che si recavano a visitare il sito del
Santo Sepolcro di Nostro Signore Gesù Cristo, non sapevano in realtà di stare
compiendo un’impresa temeraria ai limiti della follia.
Si trattava perlopiù di cavalieri francesi a digiuno di conoscenze esoteriche,
quindi facilmente turlupinabili, scelti ad uno ad uno per la loro fedeltà
indiscussa alla Chiesa di Roma e alla sua autorità.
Dissero loro di partire per difendere la vita dei pellegrini insidiati
costantemente da bande di predoni e fuorilegge musulmani che mal sopportavano la
presenza dei per loro cosiddetti infedeli.
Quando però i loro mandatari e mallevadori si accorsero che potevano contare
sulla loro obbedienza e sul loro silenzio, fu mandato loro per indottrinarli un
inviato vaticano in incognito con l’ordine di invogliarli a ricercare, trovare e
portare al sicuro a Roma documenti e reperti storici segretissimi di cui la
Chiesa aveva avuto sentore anche in seguito alla nascente predicazione
bogomilo-catara, i cui propugnatori avevano imprudentemente accennato
all’esistenza di allusivi e inquietanti reperti materiali e scritturali sui
quali basavano le loro focose predicazioni.
Disse loro che era un compito di assoluta delicatezza e che da questa impresa
dipendeva addirittura il futuro stesso della società umana, minacciata dalle
nascenti eresie che potevano condurre l’umanità sulla soglia della pazzia e del
suicidio.
I primi Templari, assai religiosi e anche superstiziosi, ascoltarono in assoluto
silenzio queste rivelazioni da parte dell’inviato vaticano e giurarono seduta
stante che avrebbero combattuto anche fino al martirio per impedire questo fosco
presagio balenato dal messaggero con cotanta forza persuasiva.
Ricevuta dunque questa specie di autorizzazione, cominciarono di nascosto degli
scavi sotto il sito del diroccato Tempio di Gerusalemme e dopo anni e anni di
ricerche pervennero finalmente alla scoperta di qualcosa di assai sorprendente,
la dimostrazione lampante dell’umanità e mortalità di Cristo.
Ovviamente, si guardarono bene dal confidare la loro scoperta a chi di dovere,
anzi si chiusero in un rigido e religioso silenzio e infine fondarono l’Ordine
dei Templari.
Ai loro garanti vaticani, dissero che ancora non avevano scoperto alcunché ma
che avrebbero continuato nella ricerca con sempre maggiore impegno.
Nel frattempo, però, provvidero a mettere al sicuro le loro scoperte dandole in
custodia ad alcuni e influenti amici catari che le trasportarono
clandestinamente in Francia e precisamente in un sito segreto della Linguadoca,
dove, proprio in concomitanza con l’arrivo di questi reperti, si sviluppò
improvvisamente la famosa e non ancora spenta eresia dualistica di origine
manichea.
Dopo aver eseguito in incognito questo compito segreto, all’oscuro delle
autorità vaticane, i Templari ingrossarono via via le loro fila fino a diventare
un Ordine temuto e anche osannato dalla cristianità ortodossa.
Al fine di non far conoscere le loro scoperte, intrapresero varie campagne
militari contro i musulmani e il loro nome si fece sempre più onorato e
temibile.
Ma come accade sempre in queste circostanze, non tutti i Templari erano stati
informati del tenore del favoloso ritrovamento, che riguardava addirittura le
spoglie di Gesù insieme ad alcuni documenti sconquassanti e segretissimi,
cosicché solo un ristretto gruppo di iniziati dirigevano le operazioni coperti
dall’anonimato.
Furono creati all’interno dell’Ordine varie gerarchie a tenuta stagna e solo
quelli che stavano all’apice di questa piramide comandavano realmente la nostra
associazione.
Piano piano, questi adepti addentro al segreto ritrovato fondarono un altro
ordine all’interno dei Templari, il cosiddetto Priorato di Sion, che in ultima
istanza ne rappresentava la direzione intellettuale e operativa.
Questi presero contatto con il mondo islamico e intrapresero vari tentativi di
porre fine alle continue guerre tra cristiani e musulmani e infine ci
riuscirono, scambiandosi poi diverse informazioni su quel che entrambe le
religioni sapevano a proposito di Cristo e di Dio.
Vennero così a conoscenza che Cristo, in realtà, era stato uno dei più focosi
rivoluzionari del suo tempo, che aveva combattuto armi alla mano il potere
romano, che si era sposato con la Maddalena avendone anche dei figli e che
infine aveva trovato la morte combattendo contro una legione scelta di soldati
romani mandati a distruggere la roccaforte di Masada dove Gesù e i suoi numerosi
discepoli avevano trovato riparo.
Venuti a sapere della discendenza del sangue di Gesù, i romani, non contenti di
avere sterminato quella pericolosa congrega di primi cristiani, si diedero ad
una ricerca minuziosa della prole del nazareno, ma oramai era troppo tardi, Gesù
stesso, presentendo la minaccia al suo casato, aveva dato alla consorte
Maddalena l’ordine di abbandonare immediatamente la Palestina insieme ai suoi
figli a bordo di una nave mercantile di proprietà di Giuseppe di Arimatea, che
secondo alcuni documenti approdò in seguito sulle coste francesi del sud vicino
l’odierna Marsiglia.
Qui sarebbero vissuti in incognito per alcuni secoli, allorché alcuni
discendenti di sangue di Gesù si sposarono con alcuni nobili francesi dando
origine al casato dei Merovingi.
La Chiesa di Roma fu messa al corrente di questa situazione pericolosa per la
sua sussistenza e diede ordine di uccidere tutti i regnanti merovingi che già
cominciavano a dare fastidio per la loro politica contraria alla Chiesa.
Ci riuscì fino ad un certo punto perché almeno uno o due discendenti scamparono
alla trappola e si rifugiarono in Inghilterra dove fondarono associazioni
segrete protette da personaggi molto potenti in incognito.
Quando i Templari trovarono i reperti di cui abbiamo parlato presero contatto
con questi discendenti viventi in terra inglese e a loro rivelarono la loro vera
origine, in verità un’informazione inutile perché gli interessati lo sapevano
già molto prima della fondazione dell’Ordine dei Templari.
Il Priorato di Sion, comunque, vigilava attentamente su questi discendenti ed
intraprese azioni segrete affinché il lignaggio di Gesù potesse ricevere la sua
giusta collocazione all’interno della cristianità, ma si scontrò in maniera
furibonda con le autorità ecclesiastiche che minacciarono una guerra di
sterminio contro queste pretese, talchè furono costretti a più miti consigli.
Decisero pertanto di rivelare col contagocce quanto avevano appreso durante la
loro permanenza nei regni d’Oltremare e anche in seguito ai colloqui avuti con i
discendenti di Gesù, anch’essi al corrente del vero messaggio di Cristo.
A tale scopo, siccome i nascenti catari erano anch’essi in possesso dei reperti
scoperti dai Templari che come detto avevano loro affidato gran parte dei loro
ritrovamenti, il Priorato di Sion strinse un patto di sangue con questi pretesi
eretici, aiutandoli nelle loro predicazioni e fornendo loro l’armamentario
ideologico e documentale di cui si servirono per lungo tempo per cercare di
abbattere la Chiesa di Roma.
Questa aveva dunque contro ben tre ordini: i semplici cavalieri Templari, che
rappresentavano le guardie scelte pronte a combattere e morire al fine di
salvaguardare le loro sempre più notevoli prerogative, il Priorato di Sion che
li guidava in segreto e infine i Catari che rappresentavano la longa manus dei
Templari e del Priorato, in sostanza l’apparenza esteriore dei primi due Ordini.
Lo scopo che queste tre organizzazioni praticamente amalgamate si prefiggevano
era quello di abbattere e distruggere la Chiesa di Roma, in quanto ritenuta
usurpatrice del Sangue di Gesù e anche del suo vero messaggio rivoluzionario
fondato sul combattimento anche militare contro tutte le potestà di questo
mondo.
Quando a noi Templari veniva detto di rinnegare il crocefisso, in sostanza, non
lo facevamo perché credevamo davvero a questo rituale, il fatto era che ci
avevano spiegato che ci dovevamo comportare in questo modo perché il Cristo
adorato dalla Chiesa era un Cristo falso, che questi era venuto sulla Terra non
per salvare l’uomo dalle grinfie del peccato ed altre scemenze indegne persino
di essere prese in considerazione, sebbene per rivelare ai figli della luce la
necessità di lottare fino al martirio contro tutti i soprusi e le ingiustizie di
questo mondo, perché in definitiva, secondo gli stessi documenti di cui abbiamo
parlato, il cristiano vero si distingue dalla massa dei creduloni appunto per
questa attitudine a rifiutare in blocco qualsivoglia atteggiamento di
prevaricazione e di discriminazione.
Peraltro, esaminando quegli stessi documenti, ci siamo resi conto che il Dio di
cui parlava Gesù non era affatto il Dio-Creatore di origine ebraica, sebbene un
essere spirituale del tutto sganciato da questa esistenza, il cui unico scopo
era quello di annientare alla radice questo mondo creato da una sorta di
Artefice-Demiurgo maligno che non aveva alcunché a che fare con suo Padre.
Secondo Gesù, in sostanza, che è da considerarsi un uomo e uno gnostico a tutti
gli effetti, similmente a Maometto, il cui Corano era stato letto e imparato a
memoria da tanti Templari, il compito dell’uomo deve essere quello di rivelare a
tutti senza paura l’esistenza di quest’altro Dio Sconosciuto, di far sì che gli
uomini gli tributino gli onori che merita, altrimenti la semplice credenza nel
Creatore risulterebbe quanto mai esiziale per il destino dell’uomo, che nasce e
muore senza rendersi conto di stare eseguendo dettami e direttive malefiche
provenienti dalle Leggi di questa sorta di sgangherato Architetto e Plasmatore
di una Materia blasfema e putrida.
Rivoltarsi contro queste Leggi blasfeme sarebbe per Gesù la discriminante
essenziale per far sì che un cristiano possa definirsi tale.
A un certo punto venne introdotto entro le nostre file un idolo donatoci dai
musulmani, il cosiddetto Baphomet, che era l’emblema di conoscenze
gnostico-esoteriche di origine iranica, una sorta di simbolo e intermediario tra
le potenze del male incarnate dal Creatore e quelle del Bene rappresentate dal
Padre di Gesù, il Dio Santo e Giusto di cui parlavano i Catari.
A questo idolo si attribuivano poteri magici perché la concentrazione su di esso
poteva aprire alla mente dei Templari conoscenze spirituali in grado di
trasportarli in una specie di stato catatonico quasi da trance nel quale
riuscivano a mettersi in rapporto direttamente con gli angeli dell’altro Dio
Sconosciuto.
Ma purtroppo poteva essere usato anche per altri scopi, in quanto le altre facce
rappresentavano in definitiva anche le diverse istanze della seconda divinità
malefica e così molti Templari, perduta la fede nel Padre e nel suo Figlio e
ritenendoli non influenti e non in grado di poter cambiare in meglio un mondo in
balia e sotto la sferzante direzione del Maligno, comprendendo in sostanza che
si potevano ottenere favori di un certo tipo da questo idolo simbolicamente
interpretabile anche da un punto di vista eterodosso, si vendettero alla magia
nera e si lasciarono andare ai più turpi misfatti.
Capisce adesso dove voglio andare a parare?
Luldol. Dunque, voi credete che Gesù si sia sposato ed ebbe dei figli dalla
Maddalena e era un combattente vero e proprio armato di spada che si scontrò più
volte con le armate romane fino a perderci la vita. Era altresì uno gnostico che
credeva nell’esistenza di un altro Dio, ripudiando il concetto creazionistico
falsamente e artificiosamente attribuito a Dio e credendo solo nell’ipotesi
teologica di Padre da far risalire ad un altro Dio che secondo voi noi della
Chiesa di Roma terremmo nascosto in maniera fraudolenta per paura di chissà chè.
E’ così? Purtroppo per lei, però, esiste il famoso Vangelo di Giovanni dove
questi due concetti apparentemente divergenti di Creatore e di Padre sono
riuniti in una sola divinità. Come la mettiamo?
Bercquel. E’ inutile che mi dica questo. Si tratta di una menzogna assoluta e di
una costruzione arbitraria architettata da Costantino nel Concilio di Nicea per
dirimere la credenza ariana secondo la quale tra Dio e il Figlio vi è un abisso
incolmabile, nel senso che un Gesù combattente che proclama l’esigenza di una
lotta ad oltranza contro le potenze di questo mondo a favore della vittoria
dell’altro Dio dello Spirito non poteva essere mai accettata da un Imperatore
che si proponeva di dare una Legge stabile al suo regno in balia di guerre e
ribellioni senza fine. Si decise allora che Creatore e Padre erano e sono una
stessa cosa e che Gesù era da considerarsi sia Figlio del Creatore e sia il
Figlio del Padre, un accordo che scontentò tutti.
Luldol. Basta con queste scemenze. Abiura o no questa sua fede blasfema? Glielo
chiedo per l’ultima volta prima di darla in mano ai suoi carnefici.
Bercquel. Mai e poi mai. Morirò, morirà il mio corpo, ma il mio Spirito
continuerà a vivere in eterno nelle dimore immacolate del Puro Spirito del vero
Dio, quello stesso che la religione cristiana ha fatto di tutto per nascondere e
rendere inaccessibile alle masse.
Luldol chiamò a questo punto il carnefice e gli diede ordine di torturare il
templare fino alla morte.
“Non c’è altro modo di farlo recedere dalla sua pazzia!” disse sprezzante al
bieco individuo subito sopraggiunto e quindi si allontanò di corsa da quella
stanza oscura e maleodorante.
E così Bercquel andò incontro volontariamente alla morte tra le terribili
sofferenze della tortura inquisitoriale.
7° Capitolo
Invocazione all’Altro Dio Sconosciuto e Forestiero
O Immenso Dio della Verità e dello Splendore, Tu che vivi lontano e
irraggiungibile nei più alti cieli dell’intelletto e dello spirito puro della
santità, perdona la nostra ignoranza e la nostra pigrizia mentale.
Noi uomini ci siamo macchiati del peccato più grande che si possa immaginare,
abbiamo nascosto e tenuto segreto il tuo nome, abbiamo invocato e pregato un
altro Dio, il Creatore di questo mondo pieno di male e di morte, ma la tua
esistenza non può restare per sempre nell’ombra, è venuto il momento di rivelare
la tua maestà immacolata, è venuto il tempo di dichiarare ai quattro venti che
tu sei il vero Dio a cui rivolgere le nostre preghiere, se vogliamo entrare
nella tua santa dimora, se vogliamo scrollarci di dosso tutto il lordume di
questa esistenza malefica, se vogliamo evadere dalla prigione di un mondo
lugubre e intriso di sofferenze e ingiustizie, se vogliamo sottrarci alle
lusinghe di una vita apparentemente felice e gioiosa che ci illude solo per
propinarci all’improvviso il piatto amaro e devastante della morte.
O Dio Sconosciuto e Forestiero, tu che ci guardi da lontano camminare su questo
pianeta di fango, tu che non dormi al pensiero di come conduciamo questa nostra
vuota e inutile esistenza, tu che piangi di continuo non riuscendo nello scopo
di farti conoscere, fà che gli uomini abbiano almeno il coraggio di proclamare
la tua esistenza, fà che il tuo nome venga pronunciato senza alcuna paura, fà
che ti si costruisca almeno nella nostra coscienza un altare in cui innalzare a
te le nostre lamentazioni per una vita insignificante e piena di insidie.
O Sommo Dio Straniero, tu che non ricevi preghiere e suppliche da nessuno perché
gli uomini invocano un altro Dio, mostrati con potenza al genere umano,
sconvolgi con la tua abbagliante luminosità spirituale quanti giacciono nelle
tenebre eterne, sostituisciti a questo Dio in cui abbiamo creduto per venti
secoli, perché così non può andare, perché la nostra esistenza e la nostra
credenza in questo Creatore non ci ha portato alcunché di buono, perché
nonostante le nostre lamentazioni e la nostra fede, questo Artefice della Natura
se ne infischia altamente dei dolori dell’uomo e prosegue indisturbato nella sua
opera di distruzione e morte.
O Dio indenne da qualsiasi creazione che non sia solo spirito invisibile e
intangibile, fà che al più presto il genere umano possa costruirti una Chiesa,
la vera Chiesa della Santità, e che al posto del Dio che conosciamo possa essere
adorato solo tu, l’unico vero Dio e l’unica salvezza della nostra anima e del
nostro spirito precipitati in questo teatro dell’orrore che è la vita.
Maestoso Dio della Giustizia, il mondo non ti ha conosciuto, ma il tuo
messaggero, Gesù il Cristo, ha fatto di tutto per farci comprendere la tua
solitudine di Padre Celeste abbandonato e misconosciuto. Egli si è fatto
crocifiggere per dimostrare col suo sacrificio che tu esisti e che non disdegni
di mostrarti di tanto in tanto nella storia attraverso i tuoi santi ambasciatori
per indicarci il cammino da seguire per uscire da questo carcere senza porte né
finestre.
O Grandissimo Simbolo Vivente di Purezza Infinita, il mondo ti odia perché non
fai parte del mondo né l’hai creato, ma tu non demordere, continua nella tua
opera di indottrinazione delle folle innocenti e ignare della tua presenza,
perché solo così ci possiamo salvare, solo così possiamo legarci a te nei secoli
dei secoli, perché solo così il nostro spirito, una volta trapassato nella
morte, potrà raggiungere la tua inaccessibile dimora.
O Dio della Misericordia, salvaci dalle grinfie di questa vita spietata,
contrasta con tenacia il Creatore Malefico dell’Universo, liberaci per sempre
dal male, dalle tentazioni, dalle paure, dalle sofferenze, dalla guerra, dalle
carestie, dalla fame, dalle ingiustizie, dai soprusi, dall’invidia e dall’odio,
salvaci in sostanza da tutte queste manifestazioni blasfeme di una natura non
voluta da te sebbene dall’artefice maligno dell’esistenza.
Vincenzo Poma
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