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di addentrarci nel problema, pare opportuno ricostruire i dettami religiosi
presenti nei paesi di tradizione romanica quali l’Austria, la Germania e
l’Italia nel XVIII secolo.
La musica era legata ad un aspetto funzionale e cioè legata alla celebrazione
liturgica; non esistendo una musica sacra destinata al concerto.
Ciò detto si può dedurre che la musica doveva rifarsi innanzitutto alle regole
create dall’autorità ecclesiastica, la quale concepiva l’esecuzione liturgica
come uno degli elementi fondanti per dialogare con Dio.
Da queste scelte nacque l’esigenza di chiamare importanti compositori ed
esecutori in grado di creare opere d’arte sublimi, degne di poter sostenere la
funzione liturgica in tutte le sue parti vitali.
L’enciclica “Annus qui” di Benedetto XIV (1749) annunciava come elemento vitale
lo stile concertante con solisti, cori e orchestra. Vi era in più, nello scorcio
finale del XVIII secolo, il cosidetto “stile misto” che consisteva nella fusione
della musica polifonica antica con le nuove regole della melodia armonizzata.
Mozart, quindi, si trovò a lavorare in un clima di “permissività” stilistica
avendo, egli, dimostrato un grande interesse a questo tipo di composizioni fin
dalla giovanissima età, quando si esercitava sulle opere di altri musicisti
alfine di studiarne lo stile.
Per quanto riguarda la
Massoneria, troviamo che il 14 Dicembre 1784
egli si affiliò alla Loggia della “ Beneficenza” ( Zur Wohltatigkeit), in un
periodo nel quale stava componendo la Messa in Do minore e l’arrangiamento di
una parte dell’opera
“ David penitente” decidendo di non scrivere più musica religiosa fino alla
vigilia della morte.
Mozart è stato sempre ritenuto credente e cattolico, creando delle difficoltà di
comprensione da parte della musicologia, poichè la
Massoneria
era, a quel tempo, condannata dalla Chiesa romana.
Una
prima risposta riguardante questa scelta si può finalizzare al fatto che Mozart
si sentiva libero di comporre, senza seguire i dettami della musica destinata
alla chiesa.
La Massoneria
era stata veramente condannata dalla Chiesa romana? Giuridicamente la bolla di
Clemente XII la condannava e sanzionava i cattolici che si fossero affiliati (
23 aprile 1738 ) ma detta bolla non era stata promulgata da Maria Teresa, il cui
marito era massone, nè da Giuseppe II. Da ciò deriva il fatto che Mozart era nel
suo pieno diritto di appartenere a dette logge. Del resto i massoni viennesi
della sua epoca non erano antireligiosi: forse un pò contro le istituzioni, ma
niente di più.
Nel volume scritto da Carl De Nys “ La musica religiosa di Mozart” edito nel
1987 dalle Edizioni Scientifiche Italiane, troviamo scritto:
“Numerosi sacerdoti ed anche dignitari della Chiesa, erano iscritti alle varie
logge; esistono addirittura libri di preghiera destinati alle logge viennesi del
tempo e da queste editi....”.
Inoltre non possiamo dubitare del ruolo di buon cristiano del “giovin musicista”
dato che esistono molte lettere autografe nelle quali sono presenti frasi
chiaramente di rispetto nei confronti dei dettami della religione, quali: “È
falso che io mi sia vantato di mangiare la carne anche nei giorni di magro: ho
detto che non me ne preoccupavo, che secondo me il digiuno consiste nell’assogettarsi
a qualche privazione, nel mangiare, meno di prima. Io ascolto la messa tutte le
domeniche e, se possibile, anche nei giorni feriali..” Si tratta di uno stralcio
di lettera inviata al padre Leopold il 13 giugno 1781.
Un’altra testimonianza, che val la pena di riprodurre e che fa parte di una
conversazione con il cantore Doles a Lipsia, riesce a fondere perfettamente due
modi di intendere la religione, uniti entrambi dalla musica da chiesa: “Voi non
sentite quello che vuol dire Agnus Dei qui tollis peccata mundi dona nobis pacem.Ma
quando fin dall’infanzia si è stati introdotti, come a me è capitato, nel
santuario mistico della nostra religione; quando ho assistito col cuore
trepidante ai sacri uffici, senza sapere esattamente cosa si volesse, quando ci
si è allontanati poi più leggeri, come interiormente sollevati; quando si è
proclamato felice colui che si è inginocchiato durante l’ Agnus Dei e aveva
ricevuto la comunione mentre la musica sembrava dire, con dolce gioia, dal
profondo del cuore di colui che era inginocchiato: Benedictus qui venit,....allora
è diverso” (1)
Vediamo di indagare in modo più approfondito i legami del compositore con i
massoni. Si è potuto verificare che il musicista, tramite la propria famiglia,
fu spesse volte in contatto con persone che appartenevano alle Logge degli
“Illuminati”: quindi per il piccolo Mozart era naturale frequentare questi
circoli salisburghesi.
Nella sua produzione troviamo un primo documento nel 1767 attraverso un Lied K
53 Freude,Konigin der Wien, attraverso il quale si avvicina in modo più
tangibile a questa cultura che diventerà più evidente nel 1772 con un altro Lied
scritto appositamente per un Loggia “giovannea” e precisamente il brano K 148 O
heileges Band.
Di anno in anno egli strinse maggiormente i contatti con i massoni,
prevalentemente a Mannheim nel 1777/1778 con un personaggio molto influente, von
Gemmingen, il quale gli commissionerà la musica di Semiramis.
Perchè Mozart si identificò con la
Massoneria o meglio entrò in contatto con
questo tipo di cultura. Le risposte possono essere infinite, ma l’unica
attendibile e legata all’analisi della sua tribolata vita riguarda l’aspetto
finanziario. Probabilmente egli aveva intravisto la possibilità di entrare a far
parte di una schiera potente ed altamente selezionata trovando protezione e quel
che più conta lavoro e libertà nel lavoro.
È ormai risaputo che Mozart non seguiva schemi precostituiti ma ne inventava di
nuovi a getto continuo, trovando grosse difficoltà in una società vincolata ad
una eccessiva reazionarietà.
Egli aveva bisogno di sperimentare senza sentire il fiato sul collo del problema
finanziario. Ma, ahimè, non fu così!
Non dimentichiamoci che nel 1783 egli compose la cantata K 429, che anticipava
elementi tematici presenti nell’opera Il Flauto magico.
Sempre nel libro di De Nys troviamo scritto un passaggio molto importante che
testimonia l’importanza ed il potere della
Massoneria
non solo per Mozart, ma anche per un modus operandi del tempo: “D’altra parte,
man mano che si esamina l’opera di Mozart e quella dei suoi contemporanei più
importanti da questo specifico punto di vista, ci si accorge del ruolo
fondamentale giocato dalla semantica musicale e dal simbolismo massonico in
tutta la musica - a parte, naturalmente la musica per chiesa. Ci si renderà
conto che molti aspetti del
linguaggio
musicale di Mozart non sono affatto suoi personali, che si tratta di una lingua
musicale massonica perfettamente conosciuta da tutti, ma che lui esplicita in
maniera geniale ed irriducibile ad altri”.(2) Ma quali possono essere i
riferimenti massonici? Principalmente nell’uso dei Cori che riflettevano la
Comunità non svincolandola dagli intenti religiosi.
Il 14 Aprile 1785 fu eseguita una sua Cantata massonica Die Maurerfreude che il
padre Leopold potè ascoltare durante il soggiorno a Vienna. La composizione vide
la luce in occasione di una festa in onore di Born, che aveva ricevuto un
importante riconoscimento dall’Imperatore per aver scoperto un nuovo metodo di
amalgazione. La partitura fu pubblicata in un secondo tempo a beneficio dei
poveri .
Una seconda Piccola cantata massonica ( K.V. 623, serie IV,3), con il testo
dell’amico Schikaneder, fu scritta il 15 novembre 1791 ed eseguita alcuni giorni
dopo per la consacrazione di un nuovo tempio massonico. Si tratta dell’ultimo
lavoro portato a termine da Mozart.
Non possiamo trascurare di citare il più importante documento musicale massonico
riguardante la Musica funebre massonica, scritta per la morte dei fratelli
Meklenburg e Esterhazy, composta nel Luglio 1785, per orchestra.
È proprio da questa composizione che inizierà il percorso stilistico del
compositore che giungerà al già citato Flauto magico.
In sintesi ci si può porre la domanda riguardante i motivi che spinsero Mozart
ad avvicinarsi al mondo della
Massoneria. A tal riguardo si può citare come
risposta convincente uno scritto Hermann Abert presente in un bellissimo studio
sul compositore: “...abbiamo già visto in lui il bisogno di amicizia e l’ideale
di umanità erano parte integrante della sua spiritualità. Dall’immobilismo
piccolo-borghese di Salisburgo i grandi viaggi lo avevano trasportato come in
volo attraverso quasi tutto il mondo civile, e faticosamente la sua personalità
era riuscita ad assimilare e rielaborare le innumerevoli e diversissime
impressioni. Ora Mozart si era stabilito a Vienna ed era divenuto pienamente
cosciente dell’enorme ricchezza racchiusa in lui.
Al rapporto con Dio seguiva immediatamente il rapporto con il prossimo, con il “
fratello”. Anche questo venne liberato dai legami della tradizione e incentrato
interamente sul sentimento individuale. Tutti questi fini però venivano
perseguiti nella Vienna di allora in prima linea dai massoni. Mozart vi ritrovò
la maggior parte degli uomini di cultura che incontrava ad ogni passo in
società. Gli parve quindi auspicabile unirsi ad essi per risolvere i più alti
problemi, praticare la beneficenza e soddisfare il suo bisogno d’amicizia” (3)
In ultima analisi fa sempre impressione indicare Mozart come massone, ma non
dobbiamo dimenticare che il musicista fu un attento analizzatore della società
dell’epoca e quindi il tentativo di avvicinarsi a questo nucleo così importante
di persone altolocate poteva servire da stimolo alla sua curiosità ed alla sua
conoscenza delle cose.
Non dobbiamo soltanto vedere un guadagno personale o un tentativo di risolvere i
propri problemi, ma al contrario bisogna sforzarsi di analizzare questa scelta
come un ulteriore arricchimento della sua complessa personalità.
Del resto la
Massoneria è sempre vissuta attraverso la presenza di grandi uomini
diventati fondamentali artefici delle umane cose e quindi anche Mozart volle
capire queste umane cose. |