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Il Priorato di Sion (in
francese
Prieuré
de Sion),
è il misterioso protagonista di diverse opere di
fantasia e non. Anche se è stato rappresentato
in modi tra loro molto diversi, che vanno dalla
più potente tra le
società segrete
della storia occidentale ad una farsa dei
Rosacroce,
l'unico Priorato di Sion di cui si hanno notizie
storiche certe è stato fondato il 7 maggio 1956
ad
Annemasse
da
Pierre Plantard.
La presunta antica istituzione, è, secondo la
storiografia ufficiale, solo una elaborata
invenzione da parte di questa più recente
associazione. Una «Abbazia di Nostra Signora del
Monte Sion» è stata effettivamente fondata nel
1099 a Gerusalemme da
Goffredo di Buglione,
ovviamente non ha nulla a che vedere con il
moderno "priorato" di
Pierre Plantard.


Se
per far luce sui misteri celati dietro la fine dell’Ordine del
Tempio si è dovuto attendere fino ai tempi di Napoleone
Bonaparte, che agli albori del 1800 aveva imposto al Vaticano la
consegna degli archivi segreti, per chiarire taluni aspetti
ancora oscuri sulle sue origini bisognava pazientare fino al
termine della seconda guerra mondiale. Infatti improvvisamente,
poco più di quattro decenni orsono, spuntavano sulla scena
letteraria, soprattutto francese, una miriade di pubblicazioni
su questo argomento. Si trattava prevalentemente di opere
raffazzonate, tanto fantasiose da risultare di ben scarsa
credibilità, tutte comunque riferite a documentazioni
provenienti da certi archivi segreti rinvenuti in Orleans. Era
solo allora che veniva alla luce l’Ordine di Sion, rimasto fino
a quel momento pressoché sconosciuto. Molti episodi collegati
all’origine dei Templari erano rimasti avvolti nelle tenebre,
mai chiariti dai cronisti del tempo e dagli storici. Restava
ignota l’effettiva influenza esercitata dalle carismatiche
predicazioni di Pietro l’Eremita, mentre sopravvivevano i
sospetti connessi alla apparente immediatezza e spontaneità con
cui nel 1118 Baldovino II, Re di Gerusalemme, aveva riconosciuto
l’Ordo Templi e messo a loro disposizione quell’ampia ala
del suo stesso palazzo residenziale. Risultava decisamente arduo
districarsi nella marea di quei prodotti letterari ed anche di
quelle documentazioni, diffuse specie a partire dal 1956. Alcuni
appassionati decisamente seri riuscivano, attraverso un’immensa
ed encomiabile attività di ricerca, a gettare finalmente luce
sulla maggior parte dei retroscena di quello storico evento.
Occorre premettere che dall’imponente mole di informazione resa
disponibile nell’ultimo dopo guerra, emergono taluni punti
chiave (poco opportunamente presentati come fatti
incontestabili) che è ora opportuno riassumere, dato che
rappresentano comunque un valido punto di partenza per tentare
di scoprire la verità: ¨ esisteva un Ordine segreto che aveva
creato i Templari, onde servirsene poi come braccio armato ed
amministrativo; quest’Ordine, che aveva agito sotto diverse
denominazioni, è spesso identificato come Priorato di Sion; ¨ il
Priorato di Sion è stato diretto da una sequenza di Gran
Maestri, i cui nomi sono tra i più illustri della storia e della
cultura occidentale; ¨ anche se i Templari venivano annientati e
disciolti tra il 1307 ed il 1314, il Priorato di Sion non
sarebbe stato toccato, uscendo assolutamente indenne da quella
bufera; pur essendo stato dilaniato da lotte faziose ed
intestine, ha continuato e continua ad essere perfettamente
operativo ed influente e, agendo per lo più nell’ombra, avrebbe
orchestrato alcuni tra gli eventi più decisivi nella storia
dell’occidente, intervenendo anche nelle vicende interne di vari
paesi europei; ¨ in misura decisamente significativa dirige
direttamente la diffusione della massa di informazioni, specie
negli ultimi 50 anni; ¨ suo scopo dichiarato resta la
restaurazione della dinastia merovingia, non solo sul trono di
Francia ma anche su quelli di altre nazioni europee;
restaurazione giustificabile sia moralmente che legalmente,
poiché sebbene deposta nel lontano VIII secolo, dopo Dagoberto
II e suo figlio Sigisberto IV, la stirpe non si è affatto
estinta. Il gruppo di ricercatori già menzionati non poteva che
sfruttare il materiale disponibile, compreso quanto aveva
consentito la precedente elencazione riassuntiva, per avviare
uno scrupoloso esame critico teso a suffragarne la validità od a
smentirla. L’attività di ricerca veniva intrapresa con cinico
scetticismo, quasi irridente, poiché si era convinti che quelle
stravaganti pretese sarebbero state sgretolate già da una
semplice indagine superficiale. Ma molte grandi sorprese erano
in agguato per loro. Mentre i documenti editi nel corso del
corrente secolo ignorano in assoluto un ordine identificato dal
nome di Sion, René Grousset, una delle massime autorità del
nostro secolo nella storia delle Crociate, ha pubblicato varie
pagine dei citati archivi segreti. In una di queste appare una
interessante citazione, già edita negli anni 30 e riferita al Re
Baldovino I. "Nell’anno 1100, alla morte di Goffredo di
Buglione, suo fratello maggiore, egli accettava la corona che
gli veniva offerta proprio dall’Ordine di Sion, diventando così
il primo Re di Gerusalemme. A quel tempo esisteva una Tradizione
reale fondata sulla pietra di Sion, di valore identico a quella
riservata alle grandi dinastie regnanti in Europa. Baldovino I
ed i suoi discendenti erano ovviamente Re elettivi, non sovrani
per diritto di sangue". Lo stesso Grousset non ci offre
chiarimenti sulle motivazioni che rendevano questa Tradizione
reale simile, se non identica, alle tradizioni dinastiche. Ma
citava l’Ordine di Sion, che sostiene ne avesse la gestione
esclusiva. Evidente l’importanza rivestita da indagini per
accertare l’esistenza di quest’Ordine, ignorato da cronisti e
storici, ma apparentemente molto importante, visto che aveva
avuto il potere di assegnare almeno un regno. Ed era proprio
quanto i nostri solerti ricercatori si apprestavano a fare.
Occorreva frugare tra enormi fascicoli di antichi documenti,
alla ricerca non solo delle prove della sua esistenza, ma anche
della sua influenza e delle sue attività. Su un colle denominato
Monte Sion, posto a sud di Gerusalemme, nel 1099 (conquista
dell’Outremer) c’erano le rovine di una chiesa bizantina
del IV secolo, denominata la Madre di tutte le Chiese. Per
ordine di Goffredo proprio su quelle rovine veniva edificata
un’Abbazia. Un edificio imponente progettato per una comunità
autosufficiente. Un cronista del 1172 riferisce che essa era
saldamente fortificata, munita di mura, torri e bastioni di
difesa. Veniva chiamata Abbazia di Nostra Signora del Monte
Sion. Era certo occupata da qualcuno: poteva forse trattarsi di
un Ordine che prendeva il nome dall’Abbazia? Non era una
possibilità irragionevole, ma restava pur sempre una semplice
ipotesi. Dalle documentazioni esaminate emergeva un fatto nuovo:
i Cavalieri ed i monaci che occupavano la chiesa del Santo
Sepolcro, instaurata dall’attivo Goffredo, costituivano un
Ordine ufficialmente riconosciuto, detto appunto del Santo
Sepolcro. Lo stesso principio poteva essere applicato agli
inquilini dell’Abbazia del Monte Sion, ed i documenti
dimostravano che questa doveva essere la realtà. La comunità
assumeva infatti il duplice nome di Santa Maria del Monte Sion e
del Santo Sepolcro. Già nel 1698 uno storico riferiva
testualmente: "Vi erano in Gerusalemme, durante le Crociate,
Cavalieri legati all’Abbazia di Nostra Signora di Sion".
Venivano portati alla luce gli originali di documenti
dell’epoca, che portavano il sigillo e la firma di vari priori
di "Nostra Signora di Sion". Ad esempio uno di questi, datato 19
luglio 1116, è firmato da un priore Arnaldus, mentre in un
altro, del 2 maggio 1125, il nome di Arnaldus è abbinato a
quello di Hugues de Payns, primo Gran Maestro del Tempio. Era
stato quindi accertato che l’Ordine esisteva fin dal tempo della
prima Crociata. Ma quando, e da chi era stato fondato? Si sa che
nel 1070 un gruppo di monaci provenienti dalla Calabria aveva
raggiunto la foresta delle Ardenne, proprietà di Goffredo di
Buglione. Erano capeggiati da un certo Ursus, un nome che nei
documenti del Priorato è spesso associato alla stirpe merovingia.
Quei monaci ottenevano subito la protezione di Matilde, Duchessa
di Toscana e madre adottiva di Goffredo, che donava loro un
vasto appezzamento di terreno in Orval, nei pressi di Stenay, il
luogo in cui era stato assassinato Dagoberto II, l’ultimo dei
merovingi. Vi veniva subito costruita un’abbazia, in cui i
monaci trovavano sistemazione. Non vi restavano molto però,
poiché pochi anni dopo, nel 1108, erano tutti misteriosamente
scomparsi verso un’ignota destinazione. Nel 1131 l’abbazia di
Orval veniva poi definitivamente assegnata a San Bernardo. Lo
storico de Sède sostiene che tra quei monaci ci fosse
stato Pietro l’Eremita che abbiamo conosciuto prima, il
carismatico ispiratore delle Crociate. Abbiamo anche visto che
egli era in Gerusalemme almeno fin dal 1099, con Goffredo di
Buglione. Logico quindi dedurre che forse esisteva un
collegamento tra i monaci di Orval, Pietro l’Eremita e l’Ordine
di Sion. Ecco identificato un altro importante obiettivo per la
ricerca. Quei monaci si erano distinti dai soliti (all’epoca)
itineranti, dato che i loro movimenti, dalla Calabria alle
Ardenne, e poi la loro scomparsa misteriosa, evidenziavano una
coesione ed una organizzazione, forse anche una precisa sede
ubicata però altrove. Se veramente Pietro era in quel gruppo, è
evidente che la sua appassionata predicazione a favore della
Crociata non poteva essere considerata come semplice
manifestazione di fanatismo religioso, ma di ben calcolate
finalità politiche. Infine, essendo egli istitutore di Goffredo,
doveva essere stato facile per lui convincere l’allievo a
conquistare la Terrasanta. Inoltre i monaci spariti da Orval non
erano mai ritornati in Calabria, ma si erano stabiliti a
Gerusalemme, molto probabilmente proprio nell’abbazia di Nostra
Signora di Sion. Nuovamente semplici ipotesi, che le ulteriori
accurate indagini dovevano però presto confermare. Quei monaci
di Orval si erano trasferiti in Terrasanta per organizzarvi un
congresso segreto e, diretti da "un vescovo venuto dalla
Calabria", forti dell’autorità di cui era investito l’Ordine
di Sion, nonostante l’opposizione di nobili potenti come
il Conte di Tolosa, avevano proceduto all’elezione del re di
Gerusalemme. Il trono veniva dapprima offerto a Goffredo di
Buglione che lo rifiutava, accettando invece il più modesto
titolo di "Difensore del Santo Sepolcro". Alla sua morte,
un solo anno dopo (1100), suo fratello Baldovino non esitava
invece ad accettare il titolo regale offertagli. Dagli archivi
segreti del Priorato di Sion emerge il fatto che nel marzo 1117
Baldovino I, che doveva il suo trono all’Ordine di Sion, fosse
costretto a negoziare la costituzione dell’Ordine del
Tempio. Ulteriore dimostrazione della potenza e dell’influenza
dell’Ordine. Poteva conferire titoli sovrani e costringere un Re
all’obbedienza. Risulta inoltre che l’Ordo Templi
esistesse già, almeno in forma embrionale, quattro anni prima
della sua costituzione ufficiale. Quindi i cavalieri Templari
erano attivi ancor prima del 1118, molto probabilmente in
qualità di braccio armato ed amministrativo dell’Ordine di Sion,
che restava quindi mascherato ed al sicuro, arroccato nella sua
abbazia fortificata. I ricercatori scoprivano così le evidenti
tracce di un immenso disegno, molto ambizioso, che potrebbe
essere riassunto come segue: ¨ verso la fine dell’XI secolo un
misterioso gruppo di monaci calabresi appariva nelle Ardenne,
ove riceveva un’eccellente accoglienza, protezione ed un vasto
terreno in Orval, ove costruivano un’abbazia; ¨ un membro di
questo gruppo sarebbe stato l’istitutore di Goffredo di Buglione,
il personaggio che aveva ispirato e promosso la prima Crociata;
¨ poco prima della fine del secolo XI quei monaci abbandonavano
l’abbazia di Orval per scomparire nel nulla; ¨ benché non vi sia
traccia della loro destinazione, è molto probabile che questa
fosse stata Gerusalemme; ¨ è certo che Pietro l’Eremita si fosse
imbarcato per la Terrasanta: quale membro della comunità di
Orval, è molto probabile che fosse stato ben presto raggiunto
dai suoi confratelli; ¨ nel 1099 cadeva Gerusalemme, ed il trono
veniva offerto a Goffredo da un consesso anonimo; ¨ uno dei capi
della comunità di Orval era sicuramente di origine calabrese; ¨
per volontà di Goffredo veniva costruita sul Monte Sion
un’abbazia fortificata che assumeva il nome del luogo, e che
veniva assegnata ai personaggi che gli avevano offerto il trono;
¨ nel 1114 i Cavalieri Templari erano già attivi come braccio
armato dell’Ordine di Sion, ma la loro costituzione veniva
esaminata solo nel 1117, per essere poi approvata nel 1118 su
istanza di Hughes de Payns ed Andrea di Montbard, lo zio di san
Bernardo; ¨ nel 1115 San Bernardo di Chiaravalle dirigeva un
Ordine prossimo al tracollo finanziario, mentre si imponeva come
principale portavoce della cristianità; era allora che una
svolta improvvisa cambiava i destini dei cisterciensi, che dalla
miseria cui erano ridotti si ritrovavano ad essere una delle
istituzioni religiose eminenti, ricche ed influenti d’Europa; ¨
nel 1131 San Bernardo riceveva in dono l’abbazia di Orval, già
abbandonata da quei monaci venuti dalla Calabria; ¨ San Bernardo
diventava appassionato sostenitore dei Templari, contribuiva al
loro riconoscimento ufficiale e ne redigeva la Regola; ¨ tra il
1115 ed il 1140 i cisterciensi ed i Templari prosperano,
acquisendo ingenti somme di denaro e vastissime proprietà
territoriali. Legittimo chiedersi se tale complesso intreccio di
legami rappresentasse una serie di coincidenze, o non fosse
piuttosto il frutto di un piano ben congegnato. Ci si trovava
confrontati con una serie di personaggi, eventi e fenomeni
sostanzialmente slegati tra loro, che casualmente e
saltuariamente si incrociavano tra loro. Emergeva e si imponeva
la necessità di valutare la presenza influente di un Ordine
ignoto che avesse tenuto le fila di quel complesso gioco, visto
che cisterciensi e Templari sembrava avessero agito secondo una
strategia politica abilmente pianificata. Dai documenti segreti
del Priorato di Sion non emerge alcun riferimento al periodo
intercorso tra il 1118 ed il 1152. Resta peraltro accertato che
l’Ordine avesse mantenuto la propria base in Terrasanta. Al
ritorno dalla II Crociata il re Luigi VII di Francia era
accompagnato da 95 membri dell’Ordine di Sion. Non è chiaro il
motivo di quel viaggio, come rimane oscura la ragione di tanta
benevolenza regale. Ma se l’Ordine era veramente la potenza che
si celava dietro i Templari, la spiegazione va cercata nel fatto
che quel Re era forte debitore dei Templari stessi, da cui aveva
ricevuto denaro ed aiuti militari. Quindi l’Ordine di Sion,
nella circostanza, poteva agire sia da garante che da esattore.
Nel 1152 ritroviamo l’Ordine di Sion nuovamente attestato in
Francia. Ben 62 dei suoi monaci venivano installati nel Gran
Priorato di Saint Samson, in Orleans, offerto da Re Luigi,
mentre 26 entravano a far parte del piccolo Priorato di Saint
Jean le Blanc. Solo 7 di loro raggiungevano le fila dei
Templari. Sono tuttora esistenti gli atti con cui Luigi VII
insediava in Orleans il Gran Priorato di Sion. Esiste anche una
Bolla del 1178 emessa da Alessandro III, che confermava tutti i
possedimenti dell’Ordine, attestando le loro proprietà in
Francia, in Piccardia, in Lombardia, in Sicilia, in Spagna ed in
Calabria, oltre a varie località della Terrasanta. Nel 1187
Gerusalemme veniva rioccupata dai saraceni, grazie
all’inettitudine ed alla impetuosità incontrollata di Gerard de
Ridefort, Gran Maestro del Tempio, citato dai cronisti del tempo
come traditore. Tutti i monaci di Sion, persa l’abbazia del
Monte Sion, ritornavano ovviamente in Francia, raggiungendo le
sicure basi là costituite. Con la caduta di Gerusalemme erano
sorti disastrosi dissidi tra gli Ordini di Sion e del Tempio.
Nel 1188 avveniva poi la netta separazione ufficiale tra i due
Ordini: il padre rinnegava ufficialmente il figlio. Tale rottura
veniva commemorata con una cerimonia rituale, denominata
"taglio dell’olmo di Gisors", tenuta nel Campo Sacro, un
luogo che i cronisti medioevali consideravano consacrato fin dai
tempi precristiani. Il luogo era stato teatro, nel corso del XII
secolo, di vari incontri tra i Re di Francia e d’Inghilterra. Al
centro di quel campo sorgeva un olmo enorme, vecchio di 800
anni, il cui tronco poteva essere abbracciato solo con
l'intervento di ben nove uomini. A quello storico episodio,
rimasto solo malamente chiarito, partecipava anche Riccardo Cuor
di Leone, figlio maggiore ed erede al trono di Enrico II
d’Inghilterra. Quindi è certo che dal 1188 l’Ordo Templi
era diventato completamente autonomo. Fino a quel tempo i due
Ordini avevano addirittura avuto lo stesso Gran Maestro. Il Gran
Maestro del Priorato di Sion eletto dopo il taglio dell’olmo non
avrebbe avuto più alcun rapporto con il gran Maestro del Tempio.
Come una sorta di sottotitolo, il Priorato di Sion avrebbe
presto adottato Ormus, usato poi fino al 1306, un anno
prima dell’arresto dei Templari francesi. L’emblema di Ormus
è una specie di anagramma, formato da un certo numero di parole
chiave e di simboli. La "M" centrale era in realtà c , e veniva
usato come cornice dell’emblema. Ma era anche il simbolo
zodiacale della vergine, che nel linguaggio iconografico
medievale significava Notre Dame. Inoltre orme in
francese significa olmo. Le prime due lettere, "OR",
significano "Oro", mentre le ultime due, "US",
sono una contrazione di Ours, il francese Orso ed
il latino Ursus, emblema di Dagoberto II. Secondo la
Tradizione massonica Ormus era il nome di un saggio e
mistico egizio, un adepto gnostico di Alessandria, vissuto nei
primi anni dell’era cristiana. Nel 46 d.C. Ormus e sei
suoi seguaci venivano convertiti al cristianesimo da Marco,
discepolo del Cristo. Dalla conversione nasceva una nuova setta
che fondeva il credo cristiano con insegnamenti di altre scuole
misteriche ancora più antiche. Da notare che a quel tempo
Alessandria era una vera fucina di attività mistiche, una specie
di crogiolo, in cui le dottrine giudaiche, mitraiche,
zoroastriane, pitagoriche, ermetiche e neoplatoniche aleggiavano
nell’aria fondendosi con innumerevoli altre. I Maestri
abbondavano, e non è strano che uno di essi avesse adottato un
nome come Ormus, ispirato al principio della Luce. Sempre
secondo la Tradizione massonica Ormus avrebbe adottato
per i suoi seguaci iniziati un simbolo di identificazione: una
croce rossa. La stessa portata sul petto dai Cavalieri Templari.
Ma dai documenti del Priorato di Sion appare un chiaro
riferimento ai Rosacroce, avendo nel 1188 adottato, oltre all’Ormus,
anche un secondo sottotitolo, ovvero il nome di "Ordre de la
Rose-Croix Veritas". Il Priorato di Sion di Orleans comunque
esiste tuttora, e vi sono chiari ed inequivocabili indicazioni
che sia ancora pienamente operativo, enumerando tra i suoi Gran
Maestri personaggi indiscutibilmente celebri, quali Sandro
Filipepi (noto come Botticelli), Leonardo da Vinci, Isaac
Newton, Victor Hugo, Claude Debussy e Jean Cocteau. Considerato
che non è affatto cosa di poco conto, pare evidente che ci sia
perlomeno motivo di profonda riflessione. Specie per coloro, e
non sono certo pochi, che si cullano nella beata illusione che
le sorti dell’intera umanità, e di tutte le sue istituzioni,
giacciano unicamente nella mani della stessa.
Motto
Criptico
I "Pastori in Arcadia" di Poussin
Et in Arcadia ego...
è il presunto motto della famiglia Plantard e
del Priorato di Sion, secondo una rivendicazione
apparsa per la prima volta nel
1964.
Et in Arcadia ego
è una frase latina nota perché appare come
iscrizione tombale sul dipinto classico, I
pastori di Arcadia (ca.
1640),
del pittore francese
Nicolas Poussin.
La frase significa letteralmente, "E io nell'Arcadia".
Comunque, l'aggiunta dell'ellissi
(non presente nel dipinto di Poussin),
suggerisce una parola mancante. Anche se non
richesta dalla grammatica latina, sum è
una delle parole suggerite per completare la
frase, che diventa: "Ed io nell'Arcadia sono".
Inoltre, è stato teorizzato da Richard Andrews e
Paul Schellenberger che la frase completa Et
in Arcadia ego sum sia un
anagramma
di Arcam Dei Tango Iesu, che significa
"Io tocco la tomba di Dio – Gesù".
L'implicazione è che la tomba contenga l'ossario
di
Gesù,
figura centrale nella
teologia
cristiana, o che la scritta incompleta "Et
in Arcadia Ego"
sia l'anagramma di un'altra frase: "I Tego
Arcana Dei", "Vattene! Io celo i misteri di Dio"
. Indipendentemente dall'accuratezza di questa
straordinaria pretesa, essa non è considerata
parte della storia ufficale del dipinto di
Poussin che contiene la frase, che è ben
documentata.
I Gran Maestri del
Priorato di Sion
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